6 marzo 2010

I trucchi di Netanyahu si stanno esaurendo.

Israele in questi anni ha approfittato del largo (e ingiustificato) credito concesso dalla comunità internazionale per mantenere salda la presa sui Territori occupati e garantirsi un sicuro status quo, fingendo di voler condurre trattative di pace con i Palestinesi che, nella realtà, si sono sempre tradotte in defatiganti tattiche dilatorie e in continui mercanteggiamenti.

E, tuttavia, il tempo sembra che stia per scadere e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non potrà ancora a lungo continuare a rimandare i problemi reali.

Da una parte, infatti, il primo ministro palestinese Salam Fayyad si è messo alla testa di quella che è stata definita una “Intifada bianca”, che prevederebbe la costruzione di un’infrastruttura istituzionale per il futuro stato palestinese, accompagnata da una dichiarazione della fondazione dello stato palestinese e dalla richiesta del ritiro israeliano dalla Cisgiordania.

L’incapacità di soddisfare le richieste potrebbe essere tale da portare ad una campagna di sanzioni economiche contro Israele, in particolare da parte dell’Europa, e ad altre iniziative nella direzione del boicottaggio e dell’ostracismo. Israele si troverà quindi dinnanzi a due difficili alternative: cedere alle pressioni – il che significherebbe abbandonare la possibilità di avere il coltello dalla parte del manico nel processo di pace – o opporvisi, il che potrebbe esporla ad un maggiore isolamento internazionale.

Gli Usa e i Paesi europei, peraltro, cominciamo a manifestare segni di nervosismo a cagione del fatto che il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi non muove un solo passo in avanti, e non sembrano più disposti a lasciare inascoltate le proteste e le rivendicazioni del popolo palestinese.

Ma, dall’altro lato, il movimento dei coloni – in passato apertamente incoraggiati e foraggiati economicamente – continua a rafforzarsi ogni giorno di più, approfittando dell’irresolutezza dei governi israeliani, e non pare disposto nemmeno a discutere di ipotetici ritiri dalla West Bank, che gli accordi di pace con i Palestinesi chiaramente richiederebbero.

Come si comporterà Netanyahu preso in mezzo tra due fuochi, l’Intifada di Fayyad e quella dei coloni israeliani? Se lo chiede il giornalista di Ha’retz Aluf Benn nell’articolo che segue, tradotto da Medarabnews.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu è occupato giorno e notte per preparare Israele ad un confronto fatidico con l’Iran. Ma il suo vero problema potrebbe trovarsi altrove. Le tensioni nei Territori palestinesi stanno crescendo, e i palestinesi stanno intensificando le loro proteste contro gli insediamenti e la barriera di separazione israeliana. I coloni, nel frattempo, possono fiutare la debolezza di Netanyahu e stanno minando l’autorità dello Stato.

Due eventi dei giorni scorsi indicano il rischio di un’esplosione: la protesta a Bil’in, alla quale ha partecipato il primo ministro palestinese Salam Fayyad, dove alcuni dei 1.000 dimostranti hanno distrutto un piccolo pezzo della barriera di separazione; e l’invasione dell’antica sinagoga di Na’aran da parte di decine di attivisti di destra al grido di: “torneremo a Gerico e Nablus”. In entrambi gli incidenti, la violenza è stata contenuta e nessuno è rimasto ferito. Eppure la lotta per la Cisgiordania è entrata in una nuova fase.

Fayyad, l’ex beniamino dell’establishment israeliano, sta dimostrando di essere il rivale più problematico di Netanyahu. Quello che un tempo era un economista e un tecnocrate è diventato gradualmente un politico – godendo di buona visibilità, baciando bambini, mettendosi a capo della “Intifada Bianca”, come l’hanno soprannominata i ricercatori Shaul Mishal e Doron Matza nel loro articolo su ‘Haaretz’ di questa settimana. Lunedì scorso, il governo palestinese ha adottato un piano d’azione per una “opposizione non-violenta” contro gli insediamenti e la barriera di separazione.

L’“Intifada Bianca” di Fayyad è diversa dalle precedenti. Essa ha un chiaro scopo politico: dichiarare uno Stato palestinese all’interno dei confini del 1967 entro l’estate del 2011. Per quella data, Fayyad avrà completato la costituzione delle istituzioni nazionali palestinesi, e starà lavorando per ottenere il riconoscimento internazionale attraverso una manovra diplomatica a tenaglia nei confronti di Netanyahu. Egli sta ottenendo un consenso entusiastico dall’amministrazione degli Stati Uniti in qualità di manager di successo. Circa 2.600 poliziotti palestinesi si sono già formati al corso di addestramento gestito dal generale americano Keith Dayton in Giordania e sono quindi tornati nei Territori aspettandosi di lavorare per uno Stato indipendente, e non come agenti subordinati ad un’occupazione israeliana. I ministri degli esteri di Francia e Spagna, in un articolo firmato da entrambi e pubblicato martedì su “Le Monde”, hanno chiesto di accelerare la fondazione di uno Stato palestinese e di completare il suo riconoscimento entro l’ottobre 2011.

Le proteste contro la barriera di separazione e gli insediamenti, viste attraverso la lente dei media internazionali, hanno un forte impatto e pongono Israele in un difficile dilemma. La risposta israeliana iniziale era stata di “colpire il nemico a casa sua”: un’ondata di arresti nei confronti di coloro che avevano organizzato le proteste a Bil’in e a Na’alin, e incursioni delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a Ramallah per arrestare i membri dell’International Solidarity Movement. I funzionari della sicurezza israeliana hanno spiegato ai loro omologhi stranieri come questi attori “rappresentino una minaccia all’esistenza di Israele”. Tuttavia queste azioni sono fallite. I palestinesi non sono stati dissuasi e hanno continuato con le loro manifestazioni, sapendo che Israele non avrebbe osato fare del male a Fayyad e alla sua gente.

Il prossimo passo di Netanyahu sarà una massiccia campagna di pubbliche relazioni contro “l’istigazione (anti-israeliana (N.d.T.) ) all’interno dell’Autorità Nazionale Palestinese”. Ma Fayyad è pronto anche a questo: è in possesso di un rapporto in cui l’amministrazione americana attribuisce un’ottima valutazione agli sforzi di Fayyad per sbarazzarsi dei libri di scuola palestinesi con contenuti propagandistici anti-israeliani.

La posizione del primo ministro israeliano si sta aggravando anche per quanto riguarda i coloni, mentre si avvicina la fine del congelamento temporaneo degli insediamenti, prevista per settembre. Netanyahu ricomincerà a costruire a tutta velocità, come promesso, col rischio di creare una frattura col presidente americano Barack Obama? O prolungherà il congelamento degli insediamenti col rischio di una rivolta da parte dei coloni? Washington è preoccupata che Israele possa perdere il controllo sugli estremisti presenti negli insediamenti, così come teme una possibile spaccatura all’interno delle IDF, in cui soldati e ufficiali di orientamento religioso potrebbero rifiutarsi di obbedire agli ordini di evacuare o radere al suolo gli insediamenti.

I governi del “mondo” stanno perdendo la loro già scarsa pazienza con Netanyahu e il suo gabinetto, mentre in Europa si sono manifestate critiche per “l’assassinio” dell’importante esponente di Hamas, Mahmoud al-Mabhouh – anche da parte di amici compiacenti nei confronti di Israele come Nicolas Sarkozy. Il negoziato di pace resta bloccato, e la “pace economica” ha ormai esaurito le sue possibilità. La settimana scorsa la Croce Rossa ha comunicato che la vita dei palestinesi non è migliorata, e che “è pressoché impossibile avere una vita normale in Cisgiordania”.

Netanyahu è in seria difficoltà. Il suo repertorio di trucchi si sta esaurendo. I palestinesi e i coloni stanno sfruttando la sua debolezza. Il mondo non crede in lui e mette in dubbio il suo controllo sul territorio. A meno che non sorprenda tutti quanti con un’ardita iniziativa che ridia slancio al suo programma, il primo ministro dovrà affrontare una doppia intifada: quella di Fayyad e quella dei giovani coloni degli avamposti illegali.

Aluf Benn è corrispondente diplomatico del quotidiano israeliano ‘Haaretz’; segue la politica estera israeliana ed il processo di pace israelo-palestinese dal 1993

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8 Commenti:

Alle 8 marzo 2010 20:16 , Anonymous Ale ha detto...

ancora non capisco che cazzo si lamentano. Nell'Ue Hamas è tutt'ora un gruppo terroristico perciò se anche fosse stato il mossad dovrebbero solo ringraziare e sperare che non sia l'ultimo,ma solo il primo di una lunga lista

 
Alle 8 marzo 2010 23:21 , Anonymous Andrea ha detto...

Concordo, e aggiungo che non considerano neanche che l'angelico patriota palestinese Mahamud al Mabhout alloggiava per conto di Hamas all'hotel "Al Bustan Rotana"...in questo periodo una suite al Rotana costa la bellezza di 691 dollari e 64 centesimi a notte. Non male, vero? I poveri gazani non hanno di che mangiare, tant'è vero che i turisti dell'occupazione fanno sforzi immensi per portar loro qualche boccone di cibo (almeno così ci raccontano). Ma Mabhout spende 700 dollari a notte per dormire. Quanta gente si nutre per un giorno con 700 dollari in un paese povero come Gaza? Cento persone, duecento? E le armi che doveva comprare, chissà quanto costavano in proporzione: un milione di dollari? Dieci? Cento?

 
Alle 8 marzo 2010 23:37 , Blogger Carla ha detto...

Come al solito cogliete solo il punto che vi fa più comodo e lasciate il resto al vento.
L’articolo mette in evidenza soprattutto la progressiva perdita di credibilità di un personaggio e di un governo violento i cui crimini prima o poi non potranno essere più mascherati, neanche in virtù di interessi economici e militari comuni con gli USA, e grazie anche ai giusti passi che finora sta facendo il primo ministro Fayyad, c’è di nuovo un barlume di speranza di riscossa per il popolo palestinese.

 
Alle 9 marzo 2010 03:17 , Blogger vichi ha detto...

E' incredibile, lo scandalo è che un dirigente di Hamas fosse in un albergo di lusso, non che Israele abbia mandato i suoi tagliagole a compiere un assassinio a sangue freddo moralmente ripugnante, violando la sovranità di uno stato arabo moderato e usando passaporti europei! Vedi dove conduce il fanatismo e la propaganda!

Non che Berlusconi sia il massimo, ma preferisco mille volte il nostro premier a un primo ministro come Netanyahu, che benedice i suoi sicari dicendo "buona fortuna, e che Dio vi accompagni"!

Laddove, di tutta evidenza, il Dio ebraico è rimasto ancora quello biblico degli eserciti e della vendetta.

Non che l'Italia sia il miglior Paese al mondo, ma è sicuramente molto meglio di una nazione che esalta le sue varie forze speciali e applaude i suoi sicari che vanno a compiere assassinii in ogni dove.

E se fosse stato l'Iran a commissionare l'assassinio di un esponente dell'opposizione all'estero, utilizzando passaporti europei? Sicuramente avremmo avuto dichiarazioni di fuoco e richieste di sanzioni internazionali; per i criminali israeliani invece niente, solo un pavido comunicato di protesta della Ue in cui non si fa nemmeno cenno al nome di questo stato-canaglia.

Detto questo, gran bella operazione, quasi trenta uomini mandati a uccidere un uomo disarmato e senza scorta, facendosi persino riprendere dalle telecamere di sicurezza! Ma con trenta uomini e un minimo di budget persino io sarei capace di organizzare l'uccisione di un uomo disarmato...

E che Mahmoud al-Mabhouh fosse disarmato e senza scorta fa fortemente dubitare che fosse questo importantissimo dirigente di Hamas, come Israele sostiene.

E per uccidere il quale si è violata la sovranità di uno Stato, si è messa in pericolo l'incolumità di ignari cittadini a cui è stata "rubata" l'identità, si sono messi in difficoltà vari Paesi Ue che - nel mondo arabo - vengono addirittura tacciati di complicità con il Mossad (alcuni sicari pare siano partiti anche qui da Roma).

Secondo l'amministrazione Usa, tra i criteri distintivi per identificare i cd. "rogue state" vi sono la violazione dei diritti umani, il possesso di armi di distruzione di massa, l'effettuazione di omicidi all'estero. Appare chiaro, pertanto, che quando faccio riferimento a Israele come stato-canaglia, lo faccio a ragion veduta!

 
Alle 9 marzo 2010 15:23 , Anonymous Ale ha detto...

purtroppo per lei tutti gli argomenti che ha usato sono nulli. Ogni elemento di Hamas è terrorista in quanto coopera tentando di uccidere civili israeliani ogni giorno. Non vedo cosa ci sia di male nell'augurio di Netanyahu sinceramente,dovrebbe forse augurare loro l'insuccesso?
Qual'è questa divinità vendicativa di cui mi parla?
Non è forse in nome di Gesù,simbolo di amore e fratellanza,che i cristiani massacrano gli infedeli da 2000 anni?

 
Alle 10 marzo 2010 00:40 , Blogger vichi ha detto...

Mi pare che la storia sia andata un po' avanti, caro ale, forse dovresti aggiornarti!

Per il resto, un assassinio a sangue freddo è sempre un atto moralmente ripugnante, per te (e per molti in Israele) non è così e ne prendo atto.

E se Hamas decidesse a sua volta di cominciare ad assassinare esponenti politici o uomini d'affari ebrei in giro per il mondo, magari usando passaporti europei, che cosa ne penseresti?

I Palestinesi potrebbero argomentare, per converso, che ogni israeliano è un terrorista in quanto coopera attivamente per massacrare, ogni giorno, decine e decine di Palestinesi!

 
Alle 10 marzo 2010 14:10 , Anonymous Ale ha detto...

Sono sicuro che già ci provano ad uccidere ebrei all'estero,e purtroppo in passato qualche volta ci sono riusciti. Gli atleti di Monaco,il piccolo bimbo a Roma 1982 ecc.
Loro uccidevano decine e decine di palestinesi?è stato un atto ripugnante per te e per tutti gli altri pacifinti,per chiunque abbia buon senso è stata l'eliminazione giusta e mirata di un terrorista

 
Alle 24 marzo 2011 11:14 , Blogger uniroma.tv ha detto...

Alla Facoltà di Lettere di Roma Tre il documentario "Fuori legge" del Physician for Human Right racconta il conflitto arabo israeliano dai territori occupati palestinesi.
Al seguente link il nostro servizio: http://www.uniroma.tv/?id_video=18377


Ufficio Stampa uniroma.tv
stampa@uniroma.net
http://www.uniroma.tv

 

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