15 ottobre 2009

Continua il silenzio Usa sul nucleare israeliano.

Come abbiamo già avuto modo di rilevare, il segreto peggio conservato al mondo è probabilmente costituito dal fatto che Israele possiede la bomba atomica.

Ufficialmente, gli Stati Uniti hanno sempre adottato una politica di ambiguità riguardo all’arsenale atomico detenuto da Israele, non riconoscendo mai esplicitamente – ma neppure negando – che lo Stato ebraico sia in possesso di svariate testate nucleari, stimate dai diversi analisti del settore in un numero compreso tra le duecento e le quattrocento testate.

Secondo indiscrezioni riportate dal Washington Times nell’articolo che segue, proposto nella traduzione del sito
Medarabnews, di recente il Presidente americano Barack Obama avrebbe accettato di riconfermare la tacita intesa stipulata fra gli Stati Uniti ed Israele ai tempi di Nixon, in base alla quale Washington si impegna a non esercitare pressioni su Tel Aviv in merito al programma nucleare di Israele.

Questo fatto, come è ovvio, stride maledettamente con la politica volta al disarmo, alla pace e alla non proliferazione nucleare che costituisce uno dei cardini programmatici della presidenza Obama e che, secondo molti, ha costituito uno dei motivi principali per cui allo stesso Obama è stato conferito il premio Nobel per la pace.

In questo periodo in cui molti paventano come catastrofica l’ipotesi che l’Iran si doti dell’arma atomica, sarebbe utile puntare i riflettori anche sull’arsenale atomico detenuto da Israele e pronto ad essere usato alla bisogna senza alcuna remora.

E’ utile qui ricordare come, già nel 1991, il reporter investigativo Seymour Hersh avesse pubblicato un libro intitolato “
The Samson Option” (curiosamente uno dei pochi non tradotti in italiano…), in cui si rivelava nel dettaglio la strategia israeliana di un massiccio attacco nucleare contro i Paesi arabi nel caso in cui l’esistenza stessa di Israele fosse stata messa a repentaglio. Il libro tra l’altro rivelava che, già nel 1973, al terzo giorno della guerra dello Yom Kippur, Israele aveva minacciato di usare la bomba atomica, ricattando l’allora Presidente Usa Nixon e inducendolo ad autorizzare ulteriori aiuti militari.

Ancora una volta, dunque, il principale ostacolo lungo il percorso di pace prefigurato da Obama è costituito proprio dal suo principale “alleato” in Medio Oriente, Israele. Per ricordare quanto sostenuto di recente dal Direttore dell’AIEA Mohamed El Baradei, il regime di non proliferazione nucleare rischia di perdere ogni credibilità e ogni legittimità di fronte alla pubblica opinione nel mondo arabo (ma non solo), poiché non viene a costituire altro che l’ennesimo esempio di doppio standard a favore dello Stato ebraico, l’unico paese della regione al di fuori del Trattato di non proliferazione e di cui è noto che possiede armi nucleari.

E ciò, oggi, e ancor più grave a seguito della presentazione del rapporto Goldstone, che ha mostrato al mondo come Israele non abbia avuto alcuna remora nel dispiegare a Gaza tutta la terrificante potenza del proprio arsenale bellico, massacrando un’intera popolazione civile inerme con i suoi missili, le granate al fosforo bianco, i proiettili all’uranio impoverito, le granate a flechettes.

E se un giorno, anziché la Striscia di Gaza, Israele decidesse di attaccare l’Iran, quali armi sarebbe disposto ad usare?

Il presidente Obama ha recentemente riconfermato una quarantennale intesa segreta che ha permesso a Israele di mantenere un arsenale nucleare senza aprirsi alle ispezioni internazionali. Lo hanno affermato tre funzionari che hanno avuto a che fare con questo accordo.

I funzionari, che hanno parlato in condizione di anonimato, hanno dichiarato che Obama aveva promesso di confermare l’accordo quando ha ospitato per la prima volta il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, lo scorso maggio.

In base all’intesa, gli Stati Uniti non hanno esercitato pressioni su Israele perché divulgasse le proprie armi nucleari o firmasse il Trattato di Non Proliferazione (NPT), il quale potrebbe richiedere che Israele rinunci alle diverse centinaia di bombe nucleari che si stima siano in suo possesso.

Israele ha avuto il timore che Obama non avrebbe confermato l’intesa del 1969 a causa del suo forte impegno a favore della non proliferazione e della priorità di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. Gli Stati Uniti ed altre cinque potenze mondiali hanno compiuto progressi durante i colloqui con l’Iran, giovedì 1° ottobre a Ginevra,quando Teheran ha accettato in linea di principio di trasferire fuori dal paese il combustibile potenzialmente utile alla costruzione di armi nucleari, e di aprire alle ispezioni internazionali un impianto scoperto di recente.

Netanyahu si è lasciato sfuggire la notizia del confermato accordo USA-Israele alla fine di settembre, nel corso di un’osservazione che ha attirato poca attenzione. Gli era stato chiesto dal Canale 2 di Israele se era preoccupato della possibilità che il recente discorso di Obama all’Assemblea Generale dell’ONU, che invocava un mondo senza armi nucleari, si applicasse anche ad Israele.

“Era assolutamente chiaro dal contesto del discorso che egli stava parlando della Corea del Nord e dell’Iran”, ha risposto il leader israeliano. “Ma vi voglio anche ricordare che nel corso del mio primo incontro con il presidente Obama a Washington ho ricevuto da lui, ed ho chiesto di ricevere da lui, una lista dettagliata delle intese strategiche che esistono da molti anni fra Israele e gli Stati Uniti su questo tema. Non è per niente che ho richiesto [quel documento], e non è per niente che l’ho ricevuto”.

L’importante intesa nucleare fu raggiunta in occasione di un vertice fra il presidente Nixon ed il primo ministro israeliano Golda Meir che ebbe inizio il 25 settembre 1969. Avner Cohen – autore di “Israel and the Bomb”, oltre che la principale autorità, eccetto il governo israeliano, sulla storia del programma nucleare israeliano – ha affermato che l’accordo consiste nel fatto che “gli Stati Uniti accettino passivamente la situazione delle armi nucleari israeliane fino a quando Israele non rivelerà pubblicamente le sue capacità, o non testerà apertamente un’arma”.

Non vi è una registrazione formale dell’accordo, né i governi israeliani ed americani lo hanno mai pubblicamente riconosciuto. Nel 2007, tuttavia, la biblioteca Nixon declassificò un promemoria del consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger che praticamente spiega la politica USA sull’argomento. Il promemoria afferma: “Sebbene idealmente potrebbe piacerci fermare l’effettivo possesso [di armi nucleari] da parte israeliana, ciò che realmente vogliamo come misura minima potrebbe essere semplicemente evitare che il possesso israeliano diventi un fatto stabilito a livello internazionale”.

Avner Cohen ha affermato che la politica che ne è risultata equivaleva alla formula “non chiedere, non dire”.

Il governo Netanyahu ha cercato di riaffermare l’intesa anche a causa della preoccupazione che l’Iran, nei negoziati con gli Stati Uniti e con le altre potenze mondiali, avrebbe cercato di ottenere la divulgazione, da parte di Tel Aviv, del programma nucleare israeliano. L’Iran ha frequentemente accusato gli Stati Uniti di usare due pesi e due misure non opponendosi all’arsenale israeliano.

Cohen ha detto che la riconferma dell’intesa, ed il fatto che Netanyahu abbia chiesto e ricevuto una registrazione scritta dell’accordo, suggeriscono che “non soltanto non vi era un’intesa condivisa su ciò che era stato concordato nel settembre del 1969, ma è anche evidente che perfino le note dei due leader potrebbero non esistere più. Ciò significa che Netanyahu ha voluto avere qualcosa di scritto che implicasse quell’intesa. Ciò conferma anche l’opinione che gli Stati Uniti siano in effetti un partner della politica di ‘opacità’ nucleare portata avanti da Israele”.

Jonathan Peled, un portavoce dell’ambasciata israeliana a Washington, ha rifiutato di commentare, così come ha fatto il National Security Council della Casa Bianca.

L’intesa segreta potrebbe compromettere l’obiettivo dell’amministrazione Obama di un mondo senza armi nucleari. In particolare, potrebbe scontrarsi con gli sforzi americani di far applicare il Trattato sul bando complessivo dei test (Comprehensive Test-Ban Treaty – CTBT) e il Trattato sul taglio del materiale fissile (Fissile Material Cut-off Treaty – FMCT), due accordi che secondo alcune amministrazioni americane del passato avrebbero dovuto essere applicati anche ad Israele. Questi trattati mettono al bando i test nucleari e la produzione di materiale fissile a scopi bellici.

Un membro dello staff del Senato che ha dimestichezza con la riconferma dell’intesa avvenuta lo scorso maggio – il quale ha chiesto di non essere nominato a causa della delicatezza della questione – ha affermato che “ciò che questo significa è che riguardo al programma nucleare israeliano il presidente si è impegnato su cose rispetto a cui non poteva fare altrimenti. Tuttavia, in linea di principio, ciò mette in questione tutti gli aspetti dell’agenda presidenziale di non proliferazione. Il presidente ha dato ad Israele un’esenzione gratuita dall’NPT”.

Daryl Kimball, direttore esecutivo dell’organizzazione Arms Control, ha affermato che questo passo non è così nocivo per la politica USA.

“Credo che sia corretto che i due nuovi leader degli Stati Uniti e di Israele abbiano voluto chiarire le precedenti intese fra i loro governi sulla questione”, ha detto.

Tuttavia Kimball ha aggiunto: “Con tutto il rispetto non sono d’accordo con Netanyahu. Il discorso del presidente Obama e la risoluzione 1887 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU si applicano a tutti i paesi a prescindere dalle intese segrete fra gli Stati Uniti ed Israele. Un mondo senza armi nucleari è in armonia con l’obiettivo dichiarato di Israele di giungere a un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa. Il messaggio di Obama è che le stesse responsabilità in materia di disarmo e non proliferazione dovrebbero essere applicate a tutti gli stati, e non solo ad alcuni”.

La dottrina nucleare israeliana è nota come “il lungo corridoio”. In base ad essa, Israele comincerebbe a considerare il disarmo nucleare solo dopo che tutti i paesi ufficialmente in guerra con lo stato ebraico avranno firmato un trattato di pace, e dopo che tutti i paesi vicini avranno abbandonato non solo i programmi nucleari ma avranno anche rinunciato agli arsenali chimici e biologici. Israele considera le armi nucleari come una garanzia esistenziale in un ambiente ostile.

David Albright, presidente dell’Institute for Science and International Security, ha detto di sperare che l’amministrazione Obama non conceda troppo a Israele.

“Si spera che il prezzo di simili concessioni sia l’accettazione da parte di Israele dei trattati CTBT e FMCT, oltre che dell’obiettivo a lungo termine di un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa”, ha dichiarato. “Altrimenti l’amministrazione Obama ha pagato un prezzo troppo alto, considerato il suo impegno per un mondo libero dalle armi nucleari”.

Eli Lake

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3 Commenti:

Alle 19 ottobre 2009 10:24 , Anonymous Andrea ha detto...

Il nucleare israeliano, quello ad uso civile, non è un segreto: sono noti i due principali impianti di ricerca (Dimona e Sorek); la Commissione Israeliana per l’Energia Atomica, fondata nel 1953 da David Ben Gurion, ha un sito web in ebraico e inglese (www.iaec.gov.il); Israele collabora da sempre con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ed è firmatario di vari accordi internazionali come la “Convenzione sulla tempestiva notifica di incidente nucleare”, la “Convenzione per la protezione fisica dei materiali nucleari”, la “Convenzione sull’assistenza in caso di incidenti nucleari o di emergenza radiologica”.
Le cose stanno in modo assai diverso per quanto riguarda il nucleare militare. Israele, in quanto paese abitualmente minacciato di annientamento dai suoi vicini, è l’ultimo stato al mondo cui si dovrebbe chiedere di denuclearizzarsi. È chiaro che, sul lungo periodo, Israele sarebbe ben lieto di vivere in un Medio Oriente interamente e veramente denuclearizzato. Ma Israele potrà aderire a un programma per la denuclearizzazione del Medio Oriente solo quando vi sarà la pace: una pace piena con tutti i suoi vicini arabi e islamici, compreso l’Iran e relativi satelliti. In mancanza di questa fondamentale garanzia, lo spauracchio nucleare israeliano resta necessario per la sicurezza di Israele e utile alla regione come fattore di stabilità. Chi chiede a Israele di rinunciare al suo potenziale nucleare o – peggio – chiede alla comunità internazionale di accettare che altri nella regione, come l’Iran e i suoi alleati, se lo procurino perché “non è giusto che l’abbia solo Israele”, dovrebbe innanzitutto porsi questa domanda: chi ha da temere dalla bomba israeliana? La risposta è evidente: solo chi vorrebbe avere mano libera in una guerra totale contro Israele. Dunque, infrangere il (presunto) monopolio di Israele sulle armi atomiche in Medio Oriente significa operare attivamente a favore di chi ha interesse a far scoppiare nella regione guerre totali, dalle conseguenze difficilmente immaginabili.

 
Alle 19 ottobre 2009 11:39 , Blogger vichi ha detto...

Dunque il succo del discorso è: poichè noi (israeliani) siamo i buoni, e siamo circondati dai cattivi che vogliono annientarci, è giusto che restiamo gli unici ad avere la bomba atomica (rectius, alcune centinaia di testate nucleari), tanto se nessuno ci tocca anche noi resteremo buoni.

Il problema è che, ancora una volta, si applica un doppio standard a favore di Israele, e ancora una volta senza alcun motivo valido.

Non esiste, infatti, nessuna nazione in m.o. che abbia la capacità e l'intenzione di attaccare Israele, una delle più formidabili potenze militari del mondo intero e che, peraltro, godrebbe immediatamente del soccorso Usa.

E non è nemmeno pacifico che Israele non userà mai la bomba atomica, stante la dottrina israeliana - ancora valida - riassunta nella cd. "samson option".

Il problema non è che la bomba atomica, visto che c'è l'ha Israele, devono averla anche altri.

Il problema è che l'appello alla non proliferazione e l'obiettivo di un mondo senza armi nucleari appare del tutto vano e ipocrita a fronte dell'opacità che avvolge il potenziale nucleare militare israeliano.

Il vero è che Israele, che negli ultimi tempi si è dotato persino di sottomarini capaci di lanciare testate atomiche, è ancora una volta il più grande ostacolo verso la pace in m.o. e, probabilmente, nel mondo intero.

 
Alle 19 ottobre 2009 14:56 , Anonymous Andrea ha detto...

Per più di cinquant’anni Israele è stata la sola potenza nucleare in Medio Oriente, e mai ne ha fatto un uso militare.
Il completo disarmo per Israele rappresenterebbe un serio pericolo, mentre un Israele armato e´ sicuramente un deterrente per tutti i suoi infidi nemici, quali l'Iran che minaccia ossessivamente di
incenerire Israele per cancellarlo dalle carte geografiche. Israele si difende bene da un nemico che ancora non s´è accorto che Israele non alzerà le braccia in segno di resa, nè si farà prendere di sorpresa perchè è ben preparato e pronto. Come lo erano gli Israeliani che seppero difendersi eroicamente all´indomani della fondazione dello stato ebraico, quando Israele fu attaccato da tutte le parti dai paesi arabi ostili.

 

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