10 marzo 2010

La vera minaccia per la pace.


(Vignetta di Carlos Latuff)

I governanti di Israele - uno stato che possiede un rispettabile arsenale atomico fatto di due-trecento testate e che non aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare - strepitano come ossessi e denunciano la terribile minaccia costituita dall'Iran - uno stato che non possiede l'atomica, che dichiara di non volerla e che si sottopone alle ispezioni dell'Aiea.

Nel contempo, lontano dai riflettori, Israele continua a porre in essere atti provocatori e illegali, ordinando demolizioni in serie delle case palestinesi nel quartiere di Silwan e, soprattutto, autorizzando la costruzione di ben 1.600 (!) nuove abitazioni illegali a Gerusalemme est.

Alterando così in maniera tendenzialmente irreversibile lo status e la composizione demografica del territorio occupato di Gerusalemme e, altrettando irreversibilmente, compromettendo ogni speranza di pace con i Palestinesi.

E, d'altronde, un vero "campo della pace" in Israele non è mai nato e probabilmente, rebus sic stantibus, non nascerà mai.

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4 Commenti:

Alle 10 marzo 2010 23:23 , Anonymous Andrea ha detto...

Ecco la dimostrazione con i FATTI della pretestuosità della polemica su Silwan, proprio da un articolo di Ha’aretz (10.03.10) che riporto per intero:

Silwan è un quartiere violento e degradato. Chiunque vi capiti per errore (giacché difficilmente una persona assennata vi andrebbe di proposito) se ne accorge immediatamente, anche solo dagli sguardi a dir poco ostili di bande di residenti che evidentemente non hanno assimilato i loro famosi valori di ospitalità né il messaggio del nostro Patriarca Abramo. E si potrebbe lasciar correre, se fosse solo questo. Ma c’è dell’altro.
Infatti, se si considerano con attenzione le ottantotto case del quartiere intorno alle quali è scoppiata la polemica del Giardino del Re, non si trova una sola di esse che sia stata costruita con regolare licenza edilizia. Neanche una licenza retroattiva.
A un certo punto è arrivato il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat. Di tutti i sindaci che hanno declamato slogan esagerati, proprio l’imprenditore high-tech che pareva privo di un vero programma è stato quello che, senza cerimonie né fanfare, ha raccattato questa mina per e ha deciso di disinnescarla. In base al suo piano (che prevede la creazione di un nuovo parco nazionale archeologico attrezzato), sessantasei case del quartiere attraverseranno un iter che culminerà nel rilascio di una licenza edilizia a titolo di condono. Potranno così avvantaggiarsi dello sviluppo commerciale dell’intera area, della costruzione di nuove infrastrutture e di edifici pubblici, del miglioramento di strade e sistema fognario: tutte cose che non avevano mai ricevuto sotto le precedenti amministrazioni. Inoltre l’impresa turistica che verrà lanciata nell’area migliorerà lo standard di vita generale. Così tre quarti degli abitanti del quartiere riceveranno una ricompensa a cui non avevano titolo. Se si dovesse semplicemente applicare la legge, la sorte di tutte queste case dovrebbe essere la stessa degli edifici costruiti, per esempio, negli avamposti illegali in Cisgiordania: le demolizione.
Un quarto delle case del quartiere, in numero di ventidue, saranno effettivamente demolite. Ma gli abitanti riceveranno l’autorizzazione a costruire nuove abitazioni su altri lotti di terreno a poca distanza. Di nuovo, una ricompensa a cui non avevano titolo. Certo, dovranno pagare per le nuove costruzioni. Ma bisogna tenere presente due fatti. Primo, il valore delle nuove case sarà significativamente più alto di quello di case illegali su cui pende un ordine di demolizione. Secondo, questa gente ha violato la legge: per legge queste case dovrebbero essere demolite, punto e basta.
(...segue...)

 
Alle 10 marzo 2010 23:24 , Anonymous Andrea ha detto...

Molti abitanti del quartiere hanno accolto con soddisfazione il piano, anche se non lo dicono pubblicamente, perché comporta per loro parecchi vantaggi, soprattutto economici. Ma subiscono pesanti pressioni da parte del Movimento Islamico, il cui interesse è quello di sabotare qualunque progresso positivo in tutta la parte est di Gerusalemme, giacché è suo interesse dimostrare mancanza di autorità di Israele e l’irrimediabile “divisione” della città. Così, ad esempio, quando la municipalità aveva cercato tempo fa di sviluppare un parcheggio nel quartiere in coordinamento con gli abitanti, i lavori si sono bloccati dopo che il Movimento Islamico ha affittato e recintato il terreno.
E così, quando finalmente è arrivato un sindaco coraggioso, uno che agisce a vantaggio di tutti e che non cerca di occultare le cose come i suoi predecessori, che demolivano pochi edifici ai margini del quartiere ma chiudevano gli occhi su decine di migliaia di case costruite senza licenza, ecco che improvvisamente tutti i critici di Israele sono saltati in piedi a si sono messi a strillare. Perché? Perché qualche “portavoce” palestinese che bazzica per le strade di Silwan ha detto che il piano è cattivo. E così, anziché indagare e riflettere e capire che si tratta di un progetto positivo e coraggioso, un vero piano di recupero e rilancio di un quartiere degradato che apporterebbe vantaggi anche agli abitati arabi, è molto più semplice fare il copia-e-incolla delle accuse: sempre e solo il copia-e-incolla.

(Da: Ha’aretz, 10.3.10)

 
Alle 11 marzo 2010 01:51 , Blogger vichi ha detto...

Vedo che sorvoli allegramente sulla questione del nucleare israeliano e sulla accusa davvero paradossale all'Iran di costituire uma minaccia per la pace.

Così come sorvoli sulle 1.600 nuove costruzioni illegalmente autorizzate a Gerusalemme est, il cui annuncio viene dato proprio mentre il vice presidente Usa Biden si trova nella regione per cercare di promuovere la pace.

Così come sorvoli, ancora, sulle 112 abitazioni autorizzate nella colonia illegale di Beitar Illit: Israele non riesce nemmeno a mantenere ciò che promette!

Preferisci rispondere su un aspetto solamente di quello che ho scritto, e cioè le demolizioni delle case palestinesi.

Sul punto, Gerusalemme est è territorio occupato e le autorità israeliane non hanno alcun titolo per ordinare demolizioni che mirano unicamente ad una strisciante pulizia etnica tesa a rendere irreversibile la giudaizzazione dei quartieri arabi.

Licenze edilizie, peraltro, assai di rado e con estrema difficoltà vengono concesse agli arabi, al contrario di ciò che avviene per i cari coloni.

Ma restando all'articolo di Karni Eldad di cui hai postato la traduzione, credo che la migliore risposta sia stata quella dell'amica Esther di Tel Aviv:
"Settlers have made Silwan into wild & violent village ... it was a peaceful place until the settlers began coveting and planning how they could take it over... Barkat has been hoodwinked into acting as `settler protector'".

 
Alle 11 marzo 2010 10:56 , Blogger Carla ha detto...

André, ma ti leggi quando scrivi?
Ora addirittura gli israeliani sarebbero i benefattori del popolo palestinese e tra i loro interessi ci sarebbe anche quello di rendere migliore il livello di vita dei poveri trogloditi. Wow! Forti questi israeliani! Quasi quasi mi ci alleo.
Siamo seri… il motivo per cui i palestinesi hanno costruito senza una licenza (quando non gli è stata estorta, pur avendola, con l’inganno, per poi espropriarli della loro casa), è perché a loro viene negata appellandosi al fatto che non c’è ancora un piano regolatore dopo quarant’anni, ma, guarda il caso, quando la licenza la chiedono gli ebrei il piano regolatore c’è ed è compatibile con la richiesta, che viene concessa all’istante dissolvendo tutti gli ostacoli urbanistici e burocratici.
È sempre per benevolenza che vogliono dare una rinascita al quartiere di Silwan, mica perché il re David risiedeva proprio lì (riguarda il caso).
La verità è che ‘sti palestinesi danno proprio fastidio ed è meglio far finta che non esistano, prova ne è il fatto che i paesi e villaggi arabi non sono citati sui cartelli stradali, neanche quando bisogna per forza attraversarli per arrivare ad un villaggio ebraico.
Il progetto del popolo sionista è forse il più virulento e distruttivo di tutti i tempi, e l’orrore di questa triste e infinita vicenda sta nel voler mascherare con il bieco vittimismo ciò che realmente lo caratterizza e cioè il razzismo, il dispotismo, le mire espansionistiche dettate da un’esaltazione mistica. E la legittimazione di soprusi in virtù di una persecuzione subita in passato mi sembra pretestuoso e disonesto (oltreché psichicamente patologico).
Ah, fatti controllare il pc, mi sa che hai un difetto di visualizzazione dei post di Vichi, ché i commenti che fai riguardano sempre la decima parte di ciò che scrive…comunque tanto per chiarire le prime sei righe sono illuminanti per capire la politica deviante di Israele su questioni inesistenti o gonfiate e la negazione o minimizzazione delle proprie malefatte o la loro giustificazione a “scopo benevolo”.

 

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