5 settembre 2011

La legge del contrappasso colpisce i viaggiatori israeliani

L’edizione on line del quotidiano Ha’aretz stamattina ha diffuso la notizia secondo cui una quarantina di passeggeri israeliani di un volo delle Turkish Airlines da Tel Aviv, al momento del loro arrivo ad Istanbul, sono stati separati dal resto dei passeggeri e interrogati a lungo dalla polizia turca, in un evento definito “grave” e “altamente inusuale” dal Ministero degli esteri israeliano, che di tutta evidenza si ricollega alla profonda crisi diplomatica in atto tra Israele e Turchia.

La polizia turca ha preso i passaporti degli israeliani all’arrivo e ha interrogato separatamente e a lungo ciascuno di essi; soltanto dopo gli è stato riconsegnato il documento e sono stati lasciati liberi di andare.

Anche numerosi passeggeri di un volo dalla Thailandia verso Israele con scalo in Turchia hanno dichiarato di essere stati trattati dalle autorità turche in maniera umiliante. “Mi hanno fatto spogliare fino alla biancheria intima. Lo ha fatto un ufficiale donna, ma non è stata particolarmente gentile. Mi ha ricordato i racconti che mia nonna mi faceva del suo passato”, ha raccontato Alina, una dei passeggeri del volo.

Come al solito, anche per uno spiacevole incidente come questo, prevale l’abitudine tutta israeliana di ricordare le discriminazioni razziali e le persecuzioni che gli ebrei hanno dovuto subire in passato.

Eppure Israele e gli israeliani sono i massimi esperti al mondo di fastidiosi ed umilianti interrogatori ed ispezioni di passeggeri sui loro voli. Con il contorno di incidenti diplomatici, di vergognose ritorsioni ai danni di funzionari Onu “sgraditi”, di persecuzione degli attivisti pro-Palestina, di una costante pratica – in palese violazione dei diritti umani degli arabi – del “racial profiling”.

Per una volta tanto, tocca ai bravi passeggeri israeliani assaggiare il trattamento riservato da Israele a coloro che ne minacciano la “sicurezza”.

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