10 febbraio 2010

Non in nostro nome!

La recente visita di tre giorni di Berlusconi in Israele, assolutamente irrilevante sul piano internazionale, verrà senz'altro ricordata per le sbalorditive affermazioni pronunciate dal nostro premier con sconcertante leggerezza.

Ieri centinaia di manifestanti hanno inscenato una protesta davanti all'ambasciata italiana a Teheran, al grido di "a morte l'Italia, a morte Berlusconi". Il nostro ministro degli esteri Franco Frattini ha vivacemente protestato, definendo l'accaduto "inaccettabile".

E' vero, ma è parimenti inaccettabile che un capo di governo paragoni il Presidente di uno Stato sovrano niente meno che ad Adolf Hitler, affermando nel contempo che è un dovere "sostenere ed aiutare l'opposizione" interna iraniana. Ciò rappresenta una chiara interferenza negli affari interni di questo Stato, e infatti l'Iran ha consegnato una nota di protesta ufficiale all'ambasciatore italiano.

Ma, soprattutto, è sbalorditivo e inaccettabile che il nostro premier abbia ritenuto di pronunciare un vero e proprio elogio dei crimini di guerra, definendo "giusta" l'operazione israeliana "Piombo Fuso", il massacro di oltre 1.400 Palestinesi, la devastazione insieme del diritto umanitario e della vita di un milione e mezzo di abitanti di Gaza.

Invito pertanto chi legge a sottoscrivere e diffondere l'appello di indignazione riportato qui sotto, pubblicato sul sito del Forum Palestina.

Non in nostro nome

Il governo italiano, con la recente visita del premier Berlusconi in Israele, ha reso il nostro paese complice dell’oppressione del popolo palestinese e delle possibili escalation di guerra israeliana in Medio Oriente.

L’Italia sta fornendo ufficialmente armamenti, investimenti economici, collaborazioni scientifiche al governo israeliano condannato dalle istituzioni internazionali per la costruzione del Muro di segregazione, per i crimini di guerra a Gaza e l’occupazione coloniale dei Territori Palestinesi.

Noi, in quanto cittadini italiani, non accettiamo di essere considerati complici di questa politica di oppressione e di guerra.

Per questi motivi

Chiediamo la revoca degli accordi militari, commerciali, scientifici, culturali tra le istituzioni italiane e quelle israeliane

Chiediamo la revoca della partecipazione italiana ed europea al vergognoso embargo contro la popolazione palestinese di Gaza ormai da quattro anni sotto assedio

Non c’è pace duratura senza giustizia.

Per le adesioni all’appello “Non in nostro nome” scrivete a: noninostronome@libero.it

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