Verso la pace: l'esercito israeliano uccide 4 Palestinesi.
In un recente incontro con il presidente egiziano Mubarak, Barack Obama ha avuto modo di affermare che Israele sta muovendo i giusti passi verso la pace.
Sarà anche vero, ma i fatti che avvengono sul campo non sembrano avvalorare le parole del presidente Usa.
Poco dopo le 15:00 del 24 agosto, le truppe israeliane attestate lungo il confine a nord-ovest di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, hanno sparato a due civili palestinesi che si erano avvicinati “troppo” al confine, uccidendoli.
I due, il 16enne Sa’id ‘Ata al-Hussumi e il 19enne Mas’oud Mohammed Tanboura, lavoravano in una fattoria situata nella cittadina di Beit Lahia, a circa 350 metri dal confine, e avevano cercato di avvicinarsi alla recinzione per recuperare fili metallici da rivendere. Entrambi erano disarmati.
Israele ha unilateralmente e illegalmente deciso di imporre una zona cuscinetto a nord e a est della Striscia di Gaza, che si estende in territorio palestinese per 300 metri, sparando a vista contro chiunque si avventuri nell’area. In tal modo, a numerosi agricoltori palestinesi viene di fatto impedito di coltivare i propri terreni se situati in questa zona cuscinetto, a pena della vita, e questo senza considerare che, in numerosi casi testimoniati, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro civili palestinesi che si trovavano a distanze ben maggiori di 300 metri dal confine.
A pagare il prezzo di questa ennesima illegalità israeliana sono, naturalmente, i più poveri e disperati tra gli abitanti di Gaza, peraltro in buon numero dato che, ad oggi, i tassi di disoccupazione e di povertà nella Striscia sfiorano, rispettivamente, il 60 e l’80% della popolazione.
Nelle prime ore della mattina del 25 agosto, un aereo israeliano ha sganciato una bomba contro un tunnel scavato a sud di Rafah, lungo il confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Come risultato, sono morti due palestinesi, il 20enne Na’el ‘Ali al-Batniji e il fratello 30enne Mansour, mentre un terzo fratello, Ibrahim, di 35 anni, risulta disperso; in aggiunta, almeno sei Palestinesi sono rimasti feriti.
I tunnel che passano al di sotto del confine con l’Egitto (stimati in 1.000 da alcuni e in numero di 600-800 secondo altre fonti) sono l’unico modo attraverso cui i Palestinesi di Gaza possono ricevere quei beni, rifornimenti, carburanti e quant’altro necessario al vivere civile, che il blocco imposto da Israele alla Striscia impedisce di ricevere per le normali vie commerciali.
Basti pensare che, nel mese di luglio, il numero di carichi ammessi da Israele nella Striscia di Gaza è stato pari a 2.231, con una diminuzione del 14% rispetto al mese di giugno, raggiungendo così il livello più basso dall’inizio dell’anno, circa il 18% di quanto entrava nella Striscia prima dell’imposizione del blocco da parte di Israele (cfr. OCHA, The Humanitarian Monitor – July 2009).
La necessità di usufruire di questi precari e pericolosissimi tunnel per rifornire la Striscia di Gaza comporta un altissimo prezzo in vite umane, senza necessità di aggiungervi i Palestinesi uccisi dai raid assassini di Israele. Dalla data di imposizione del blocco da parte di Israele, nel giugno del 2007, ben 85 Palestinesi sono rimasti vittime di crolli all’interno dei tunnel, 36 solo in quest’anno.
Sarà anche vero, ma i fatti che avvengono sul campo non sembrano avvalorare le parole del presidente Usa.
Poco dopo le 15:00 del 24 agosto, le truppe israeliane attestate lungo il confine a nord-ovest di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, hanno sparato a due civili palestinesi che si erano avvicinati “troppo” al confine, uccidendoli.
I due, il 16enne Sa’id ‘Ata al-Hussumi e il 19enne Mas’oud Mohammed Tanboura, lavoravano in una fattoria situata nella cittadina di Beit Lahia, a circa 350 metri dal confine, e avevano cercato di avvicinarsi alla recinzione per recuperare fili metallici da rivendere. Entrambi erano disarmati.
Israele ha unilateralmente e illegalmente deciso di imporre una zona cuscinetto a nord e a est della Striscia di Gaza, che si estende in territorio palestinese per 300 metri, sparando a vista contro chiunque si avventuri nell’area. In tal modo, a numerosi agricoltori palestinesi viene di fatto impedito di coltivare i propri terreni se situati in questa zona cuscinetto, a pena della vita, e questo senza considerare che, in numerosi casi testimoniati, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro civili palestinesi che si trovavano a distanze ben maggiori di 300 metri dal confine.
A pagare il prezzo di questa ennesima illegalità israeliana sono, naturalmente, i più poveri e disperati tra gli abitanti di Gaza, peraltro in buon numero dato che, ad oggi, i tassi di disoccupazione e di povertà nella Striscia sfiorano, rispettivamente, il 60 e l’80% della popolazione.
Nelle prime ore della mattina del 25 agosto, un aereo israeliano ha sganciato una bomba contro un tunnel scavato a sud di Rafah, lungo il confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Come risultato, sono morti due palestinesi, il 20enne Na’el ‘Ali al-Batniji e il fratello 30enne Mansour, mentre un terzo fratello, Ibrahim, di 35 anni, risulta disperso; in aggiunta, almeno sei Palestinesi sono rimasti feriti.
I tunnel che passano al di sotto del confine con l’Egitto (stimati in 1.000 da alcuni e in numero di 600-800 secondo altre fonti) sono l’unico modo attraverso cui i Palestinesi di Gaza possono ricevere quei beni, rifornimenti, carburanti e quant’altro necessario al vivere civile, che il blocco imposto da Israele alla Striscia impedisce di ricevere per le normali vie commerciali.
Basti pensare che, nel mese di luglio, il numero di carichi ammessi da Israele nella Striscia di Gaza è stato pari a 2.231, con una diminuzione del 14% rispetto al mese di giugno, raggiungendo così il livello più basso dall’inizio dell’anno, circa il 18% di quanto entrava nella Striscia prima dell’imposizione del blocco da parte di Israele (cfr. OCHA, The Humanitarian Monitor – July 2009).
La necessità di usufruire di questi precari e pericolosissimi tunnel per rifornire la Striscia di Gaza comporta un altissimo prezzo in vite umane, senza necessità di aggiungervi i Palestinesi uccisi dai raid assassini di Israele. Dalla data di imposizione del blocco da parte di Israele, nel giugno del 2007, ben 85 Palestinesi sono rimasti vittime di crolli all’interno dei tunnel, 36 solo in quest’anno.
Tutto questo mentre è passato sotto assoluto silenzio un recente rapporto dell’Onu – presentato intorno alla metà di agosto – in cui l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay ha accusato Israele di aver commesso gravi violazioni del diritto umanitario durante la recente operazione militare denominata “Piombo Fuso”.
E’ davvero incredibile, cosa altro deve accadere perché la comunità internazionale si attivi per costringere Israele a togliere l’assedio alla Striscia di Gaza e restituire un milione e mezzo di Palestinesi ad una vita civile e dignitosa, e soprattutto sicura?




