20 dicembre 2007

La routine che uccide.


Si sente dire spesso che la routine quotidiana del lavoro uccide.
Questo è ancora più vero laddove si consideri lo sporco lavoro che sono costretti a fare i valorosi soldatini dell’esercito israeliano: una “routine” quotidiana che, però, uccide i Palestinesi.
Anche oggi, durante un’operazione militare tutt’ora in corso nel momento in cui scrivo, l’esercito israeliano è penetrato per circa due chilometri all’interno della Striscia di Gaza, nei pressi del campo profughi di Maghazi.
Il bilancio provvisorio, secondo Haaretz, parla di sei militanti palestinesi uccisi e di 5 soldati israeliani feriti, di cui uno in maniera grave, e tuttavia almeno uno dei Palestinesi uccisi, Abdelrazeq Nofal, era sicuramente un civile disarmato, colpito mentre stava facendo visita ad alcuni parenti nel campo profughi.
Numerosi altri civili, peraltro, sono stati feriti nel corso del raid, tra cui un bambino di sette anni, un tecnico del suono della Reuters Television e un reporter della tv palestinese al-Aqsa.
Anche in questo caso, un portavoce dell’Idf ha definito l’ennesima incursione nella Striscia come una “operazione di routine contro minacce terroristiche”.
Appena qualche giorno fa, tra il 17 e il 18 dicembre, una serie di raid aerei e di operazioni terrestri aveva lasciato sul terreno ben 13 Palestinesi; l’11 dicembre, l’ennesima operazione di routine era costata la vita ad altri otto militanti.
Da più parti, in Israele, si invoca una nuova massiccia operazione terrestre all’interno della Striscia di Gaza, anche se il Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, Gabi Ashkenazi, si è fino ad ora mostrato contrario.
In poco più di una settimana, come abbiamo visto, sono stati uccisi una trentina di Palestinesi; secondo le statistiche recentemente fornite dall’OCHA (cfr. The Humanitarian Monitor, n.19), dal 1° gennaio al 30 novembre di quest’anno, Tsahal ha ucciso nella sola Striscia di Gaza ben 253 Palestinesi (su un totale di 344) e ne ha feriti 579 (su un totale di 1.706).
Ci chiediamo davvero con sgomento che cosa mai potrà succedere quando Ashkenazi cambierà idea e deciderà di passare dalla banale “routine” ad una invasione vera e propria!

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