22 marzo 2012

L'unica vera sofferenza è quella degli ebrei


Già a caldo, mi avevano dato molto fastidio le reazioni e l’infuriata levata di scudi di numerose personalità israeliane ed ebraiche in tutto il mondo di fronte alle dichiarazioni di Catherine Ashton, rappresentante Ue per la politica estera, che si era limitata ad unire nel ricordo e nella commemorazione tutti i bambini e gli adolescenti vittime dell’odio e della cieca violenza, a Tolosa come un anno fa in Norvegia, in Siria come a Gaza.

Ma naturalmente tutto ciò risulta inaccettabile a quanti sostengono Israele e le sue politiche genocidarie con cieco fanatismo e senza alcun tentennamento, perché ai loro occhi non si può mettere sullo stesso piano l’assassinio di quattro innocenti, tre dei quali bambini, con i tragici “errori” saltuariamente commessi dall’esercito israeliano, che resta pur sempre l’esercito “più morale al mondo” e che compie “sforzi erculei” per evitare l’uccisione di civili durante i suoi raid quotidiani.

Analogo senso di fastidio e irritazione, credo, deve aver motivato Gilad Atzmon a scrivere l’articolo che segue, in cui si da conto delle reazioni alle affermazioni della Ashton, tutte improntate al criterio in base al quale la sofferenza degli ebrei è unica e insuperabile, e non può essere paragonata a nessun’altro dolore e sofferenza, tanto meno a quella dei palestinesi.

Ora, dispiace davvero dover fare queste considerazioni, soprattutto di fronte ad una tragedia come quella di Tolosa e alla morte di poveri innocenti, perché questo è il tempo in cui ci si dovrebbe raccogliere in un commosso silenzio e nella commemorazione di queste giovani vite che sono state spezzate dal gesto di un fanatico.

E, tuttavia, non si può tacere di fronte a certe dichiarazioni e a certi distinguo che mirano a delineare la superiorità morale di Israele quale paese che si limita a combattere il “terrorismo”, pur commettendo talvolta qualche piccolo errore scusabile.

A costoro vorrei ricordare, tra i tanti altri, il caso della piccola Iman al-Hams, la scolaretta tredicenne uccisa mentre andava a scuola con il suo zainetto da un gruppo di assassini della brigata Givati che avevano visto benissimo – come risulterà poi dalla registrazione delle conversazioni radio – che si trattava di una ragazzina impaurita e non di una terrorista. Una ragazzina che uscendo di casa non avrebbe mai potuto immaginare che sulla sua strada avrebbe incontrato un tagliagole, il Capitano R. (di questo infame nemmeno il nome abbiamo il diritto di conoscere…), che per “confermarne la morte” le avrebbe scaricato in corpo un intero caricatore.

Ma, a differenza di Tolosa, dove il folle assassino verrà assicurato alla giustizia e pagherà per il suo crimine, il Capitano R. non è mai stato condannato, nemmeno per uso illegale delle armi: come dire, licenza di uccidere, in fondo sono solo palestinesi!

E, ancora, pensando all’uccisione di Ayoub Asaliya, un ragazzino di soli 12 anni ucciso lo scorso 11 marzo da un raid aereo israeliano mentre era in campo aperto e si trovava in un’area sgombra da miliziani e da armati di alcun genere, che differenza c’è tra l’assassinio folle di una bambina uccisa da un colpo alla testa e quello asettico di un bambino da parte di un pilota che si limita a premere un bottone?

E dove risiede la ”superiorità morale” di chi ordina bombardamenti indiscriminati o autorizza l’uso del fosforo bianco e di altri armamenti proibiti in aree densamente popolate, con la certezza di causare numerose vittime civili, donne e bambini compresi? Al contrario, a fronte del gesto isolato di un fanatico ci troviamo di fronte a precise responsabilità della catena di comando politica e militare, ad un vero e proprio “terrorismo di stato”, a crimini contro l’umanità le cui vittime reclamano una giustizia che forse mai avranno.

Non sfugga, peraltro, che il vittimismo di cui gli israeliani sono formidabili maestri non è certo fine a sé stesso, ma punta ad ottenere ben precisi risultati politici. Non è un caso che comincino a circolare articoli come questo, in cui si accusa l’Europa di avere uno scarso senso morale e di essere cieca di fronte alla realtà mediorientale. Deplorando i pallidi tentativi della Ue di supportare i diritti del popolo palestinese e persino gli interventi in favore dei prigionieri in sciopero della fame, infatti, si cerca di mettere pressione sui rappresentanti istituzionali europei per convincerli ad adagiarsi comodamente sulle posizioni smaccatamente filo-israeliane dell’amministrazione Obama.

Bene ha fatto, dunque, il premier palestinese Salam Fayyad a intervenire con decisione, affermando che deve cessare l’uso strumentale della causa palestinese da parte di gruppi criminali di fanatici e che nulla può giustificare crimini orrendi come quello di Tolosa.

Ma non può certo essere consentito ad Israele di strumentalizzare le povere vittime di Tolosa per lavarsi le mani sporche del sangue di migliaia di palestinesi, vantando una superiorità morale (anche nei confronti di noi europei par di capire…) che non ha alcun fondamento nella realtà. Direi anzi che i fatti di ogni giorno mostrano proprio l’esatto contrario.

di Gilad Atzmon - 21 marzo 2012  
L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e le Politiche della Sicurezza ieri è stato criticato per aver messo a confronto l’uccisione a colpi d’arma da fuoco di tre bambini e di un rabbino in un attentato in Francia con la situazione di Gaza. 

Alla conferenza “I profughi palestinesi nel Medio Oriente che cambia”, a Bruxelles, la baronessa Ashton ha descritto gli omicidi di Tolosa come una “terribile tragedia”, ma poi ha aggiunto: “quando vediamo quel che accade a Gaza e in varie parti del mondo – ricordiamo i giovani e i bambini che perdono le loro vite”.

Apparentemente alcuni importanti leader ebrei e israeliani non potevano essere maggiormente in disaccordo. Per essi la sofferenza degli ebrei supera ogni altra sofferenza e in particolare quella dei palestinesi.

Il London Jewish Chronicle ha citato alcuni dei critici indignati. “Anche se lette nel loro contesto, le parole della Ashton sono più che inaccettabili”, ha detto Oliver Worth, il presidente dell’Unione Mondiale degli studenti ebrei in Gran Bretagna. Egli ha affermato che tali parole sono state “veramente scandalose e ripugnanti” e le ha chiesto di dimettersi avendo “perso ogni credibilità”. E tuttavia, il sig. Worth non spiega perché sia “scandaloso e ripugnante” mettere sullo stesso piano la sofferenza ebraica con quella palestinese. 

“I commenti della baronessa Ashton sono ad un tempo stupidi e del tutto inappropriati” ha detto il direttore generale del Comitato dei Rappresentanti, tuttavia anch’egli non ha fornito alcuna motivazione. 

“Non c’è assolutamente alcuna equivalenza tra la situazione di Gaza e lo spietato assassinio a sangue freddo del rabbino Jonathan Sandler e di tre bambini” ha detto Stefan Kerner, direttore per gli affari pubblici della Federazione Sionista. E io mi chiedo perché non vi sia alcuna “equivalenza”, è perché gli ebrei devono ancora ritirarsi da Tolosa? O forse il sig. Kerner si aspetta in realtà che siano i francesi a ritirarsi da Tolosa, lasciandola al rabbino Sandler e a pochi altri ebrei? Evidentemente trovo davvero difficile continuare a seguire la logica sionista.

Il rabbino ha aggiunto: “per una persona nella posizione della Baronessa Ashton è vergognoso perfino il giudicare i propri commenti come appropriati. Dovrebbe ritirare immediatamente le proprie dichiarazioni e scusarsi senza riserve per le offese che ha arrecato”. E io mi chiedo perché gli ebrei considerino offensivo che qualcuno equipari il loro dolore alle sofferenze dei Goyim. Davvero il rabbino ritiene che le sofferenze degli ebrei siano in qualche modo superiori?

Avigdor Lieberman, il ministro degli esteri israeliano, ha detto di considerare le sue osservazioni come “inappropriate”. Ha affermato che spera che la Ashton le riesamini e le ritiri”. E io mi chiedo quale tipo di ritrattazione farebbe piacere al governo israeliano. Davvero si aspettano che la baronessa Ashton accetti che la sofferenza degli ebrei sia la massima forma del dolore umano? 

Anche il criminale di guerra israeliano nonché leader dell’opposizione Tzipi Livni ha cercato di offrire qualche ragionamento. Ella ha descritto il commento della Ashton come “biasimevole, irritante e sbagliato” nel delineare un qualsiasi collegamento “tra l’assassinio dei bambini a Tolosa e il massacro che Assad sta conducendo in Siria e la situazione a Gaza”. La Livni tanto per cambiare può aver ragione, il crimine commesso a Gaza dallo stato ebraico in nome del popolo ebraico è infatti unico nella storia della brutalità. Anche il fatto che il 94% della popolazione ebraica israeliana appoggiasse le tattiche di genocidio dell’Idf al tempo dell’operazione Piombo Fuso è anch’esso davvero unico. E i crimini di guerra israeliani sono davvero di una crudeltà senza eguali e senza paragone. 

Ma la Livni non si è fermata  solo lì, ha cercato di qualificare le proprie affermazioni. “Un delitto dettato dall’odio o un leader che uccide il suo popolo non sono la stessa cosa di un paese che combatte il terrorismo, anche se i civili vengono colpiti”. Secondo la Livni, la baronessa non è riuscita a fare “l’appropriata distinzione morale”. Per cominciare non sappiamo ancora cosa abbia portato ai tragici eventi di Tolosa. Tuttavia, il fatto che Israele definisca i palestinesi come “terroristi” serve ancora a fornire allo stato ebraico una scusa morale per trucidare la popolazione indigena di quella terra e per prevaricare ogni diritto umano possibile. 

Credo che noi tutti stiamo diventando impermeabili alla logica politica ebraica. Ma può darsi che questo sia un altro sintomo della sionizzazione della nostra realtà. D’ora in poi ci si aspetta che noi obbediamo.

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