15 luglio 2010

Nessuno lo dice, ma a Gaza gli assassini israeliani continuano ad uccidere impunemente.

In questi giorni molto si è parlato del fatto che Israele ha allentato il cappio che da oltre tre anni strangolava la Striscia di Gaza, consentendo un maggior afflusso di beni sia in termini quantitativi sia in termini di tipologia di prodotti di cui ora è ammessa l’importazione. Questa abile mossa propagandistica ha consentito ad Obama di accogliere il premier israeliano Netanyahu con grandi sorrisi e strette di mano, e ai vari servi europei di congratularsi caldamente con Israele per questo bel gesto umanitario.

In realtà, come abbiamo visto, ben poco è cambiato. Basta leggere i bollettini periodici dell’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (UN-OCHA) per accorgersi che l’importazione di molti beni come ad esempio fertilizzanti, fibre di vetro, perforatrici, disinfettanti per l’acqua ed altro ancora è tutt’ora vietata, mentre quella di altri prodotti, in specie il cemento e altri materiali per costruzioni, è ammessa solo in relazione a specifici progetti a supervisione Onu o di ong internazionali, non certo per ricostruire le migliaia di case distrutte durante il massacro di “Piombo Fuso”.

L’allentamento del blocco, inoltre, non riguarda in alcun modo né le esportazioni dalla Striscia né, soprattutto, il libero accesso da e per Gaza delle persone, neanche per motivi di studio o per cure mediche.

E, ancora, se le importazioni nella settimana compresa tra il 27 giugno e il 3 luglio sono in effetti significativamente aumentate rispetto a quelle registrate nelle settimane precedenti, esse in realtà rappresentano soltanto il 28% delle importazioni settimanali a Gaza registrate durante i primi cinque mesi del 2007, prima cioè dell’imposizione del blocco. Si tratta peraltro di beni esclusivamente destinati al consumo e che non hanno alcun impatto in termini di ripresa dell’attività produttiva nella Striscia di Gaza.

Di questo, nessuno parla, ma quello che soprattutto viene accuratamente taciuto, nelle cancellerie occidentali così come sui media è il fatto che, a Gaza, tsahal continua a condurre le sue incursioni di routine e gli assassini israeliani in divisa continuano a uccidere a proprio piacimento e nella più totale impunità.

Così succede che una bella sera di luglio – esattamente alle 20:45 di martedì 13 – un gruppo di donne stia tranquillamente seduto davanti alla propria casa nel villaggio di Al Boureij, nella parte centrale della Striscia, a circa 400 metri dal confine con Israele. All’improvviso, e assolutamente senza alcun motivo, i soldati israeliani posizionati sul confine sparano due colpi d’artiglieria in direzione del gruppo di donne, ferendo la 30enne Amira Jaber Abu Sa’id e sua cognata, la 26enne Sana’a Ahmed Abu Sa’id.

L’ambulanza della Mezzaluna Rossa (PRCS), accorsa sul posto dopo 15 minuti, non riesce tuttavia a soccorrere le due donne, a causa del fatto che le truppe israeliane non accennano a cessare il fuoco, ed è costretta a tornare indietro verso Deir al-Balah. A quel punto, la 33enne Ne’ma Yousef Abu Sa’id si rende conto che la propria figlia di soli 3 anni si trova ancora fuori di casa e corre a cercarla.

Si tratta dell’ultima decisione della sua vita, perché le schegge di una terza cannonata sparata dagli assassini la colpiscono alla testa e all’addome, uccidendola sul colpo, mentre anche il suocero 65enne resta a terra ferito. Dopo un’ora e mezza, finalmente, un’ambulanza della PRCS riuscirà a giungere sul posto dopo essersi coordinata con l’esercito israeliano, per trasferire i feriti e il corpo della povera donna all’ospedale Martiri di al-Aqsa di Deir al-Balah.

Dall’inizio dell’anno, i soldati israeliani hanno ucciso nella Striscia di Gaza ben 35 Palestinesi (di cui 12 civili inermi) e ne hanno feriti 133 (116 civili). Si tratta di gravi violazioni del diritto umanitario, crimini di guerra i cui responsabili la comunità internazionale avrebbe il dovere di perseguire.

Ma queste morti è come non fossero mai avvenute, questi crimini mai commessi, nessuno ne parla e Israele continua ad essere esaltato come un magnifico stato civile e progredito, l’unica democrazia in medio oriente. Una democrazia votata all’assassinio, al crimine, alla barbara ferocia.

Per ricordare la povera Ne’ma, corsa incontro alla morte per salvare la sua piccina di tre anni, basteranno poche righe del televideo rai.

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31 maggio 2010

La solita vignetta antisemita...


("Gaza Freedom Flotilla attacked" di Carlos Latuff)

La solita vignetta antisemita, postata da quell'antisemita viscerale che anima questo blog.

Ma, essendo pronto a ricredermi e a fare atto di contrizione, vorrei che qualcuno mi indicasse un termine di paragone che, meglio del nazismo, valga a descrivere l'orrore e il raccapriccio che in molti (me compreso) ha provocato un'operazione militare (rectius, un massacro) come quella denominata "Piombo Fuso", che ha visto la morte di oltre 1.400 Palestinesi, l'83% dei quali civili inermi, e - tra essi - quella di ben 352 bambini.

Davvero, vorrei che qualcuno mi spiegasse che è sbagliato paragonare il trattamento degli ebrei del ghetto di Varsavia a quello gentilmente offerto da Israele a un milione e mezzo di Palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza, privati di beni essenziali quali la carne fresca ma anche la cioccolata o i biscotti e financo i giocattoli, e mantenuti in vita sulla base di un documento segreto (Food Consumption in Gaza - Red Lines) che indica le esigenze minime nutrizionali della popolazione di Gaza, sulla base degli apporti calorici e dei grammi di cibo, il sesso e l'età dei residenti: come in un lager!

Vi prego, qualcuno mi aiuti a capire che la vignetta qui sopra è profondamente ingiusta e venata da pregiudizio antisemita, perchè non si può paragonare all'assalto di una bieca piovra con la svastica l'eroica azione della Marina israeliana, che ha impedito che nella Striscia di Gaza giungesse un carico di diecimila tonnellate di aiuti umanitari, medicinali, attrezzature mediche, carrozzelle elettriche, uccidendo a questo scopo dieci (o 19, ancora non si capisce bene) generosi attivisti, che hanno dato la vita per un gesto di eroica solidarietà umana.

Nell'attesa, mi tengo questa vignetta, che è sempre meglio del titolo a tutta pagina del Giornale che sarà in vendita tra poche ore nelle edicole di tutta Italia: ISRAELE HA FATTO BENE A SPARARE.

L'apologia del crimine e dell'assassinio più brutale e spietato ad opera di quel gran maestro del giornalismo che risponde al nome di Vittorio Feltri. Davvero, non ci sono parole.

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15 aprile 2010

Ma quanto sono sexy i soldati israeliani!


Sono in forma, abbronzati, sicuri, e trasudano una tale virilità israeliana che è difficile resistere. Queste qualità apparentemente rendono i soldati israeliani una delle attrazioni più richieste per i turisti gay.

Negli ultimi anni, sono stati fatti svariati tentativi per vendere l’immagine di Israele come di un paese accogliente per i turisti gay. Due società di New York in particolare, la Steele Travel e la Lucas Entertainment offrono pacchetti di viaggio in Israele espressamente dedicati alla comunità gay.

La Lucas Entertainment, una società di produzione di materiali porno, recentemente ha giocato una carta vincente nella battaglia per i portafogli turistici. In aggiunta ai siti popolari per i turisti gay che si recano in Israele, l’azienda Usa offre un’attrazione che molti turisti gay non vorrebbero mai perdere, la visita ad una base dell’esercito israeliano e una foto ricordo con un soldato sexy scattata da un fotografo professionista.

Mentre l’Idf soffre di un’immagine particolarmente negativa sui media di tutto il mondo, si scopre che per i soldati israeliani in sé è tutta un’altra storia. Almeno, questo è ciò che ritiene Michael Lucas, attore e produttore porno nonché proprietario della Lucas Entertainment.

“Il fotografo israeliano con cui lavoro conosce un sacco di soldati attraenti, e ne ha già fotografati alcuni. Così ne raduniamo un certo numero, e chiunque nel gruppo è interessato può scattare una foto con loro”, assicura.

Lucas, nato in Russia da una famiglia ebrea ed emigrato da bambino negli Stati Uniti, proclama spesso nelle interviste il suo amore per Israele. L’anno scorso, è persino venuto in Israele per girare un film porno dal titolo “Uomini di Israele”.

Adesso arriva la fase successiva. Lucas sta commercializzando un viaggio turistico organizzato di nove giorni in Israele, che partirà il prossimo 26 maggio. Per 2.800 dollari (escluso il viaggio aereo), i turisti gay potranno visitare i siti turistici israeliani così come incontrare i soldati. Fino ad ora, 18 persone si sono iscritte per il viaggio.

“Io faccio delle donazioni negli Usa agli Amici dell’Idf (un’accolita di filantropi che ai primi di marzo, presso il Waldorf Astoria di New York, ha raccolto ben 20 milioni di dollari in donazioni per i criminali di guerra israeliani, n.d.t.) , ed è più che accettabile che i donatori visitino le basi quando giungono in Israele”, spiega Lucas. “Ho presentato una richiesta, e stiamo lavorando per organizzare la visita. Voglio portare i turisti in una base militare, affinché vedano gli Israeliani come persone in cerca di pace che non desiderano la guerra, ma cercano soltanto di proteggere sé stessi”.

Gli Amici dell’Idf, in risposta, hanno detto che tutti i donatori vengono ricevuti nelle basi dell’esercito.

Nonostante il messaggio sionista, Lucas si accerta di presentare i soldati israeliani come una fantasia. Sul sito web che promuove il tour, sono raffigurati uomini muscolosi che indossano pantaloni militari. In un’altra foto, si vede Lucas che abbraccia un uomo ed entrambi indossano uniformi dell’esercito israeliano.

Lucas sostiene che non sta organizzando questi viaggi soltanto per scopi di lucro personale: “non vedo alcun problema se un gruppo di turisti gay visita una base dell’Idf. Sto facendo quello che lo Stato non è stato ancora abbastanza intelligente da fare – vendere al mondo il lato bello di Israele”.

Ma certo, una bella donazione come può non aprire ogni porta, persino quelle delle basi militari israeliane! E poi, cosa non si farebbe per migliorare l’immagine di Israele nel mondo, che, in effetti, ne ha davvero bisogno.

Chissà soltanto se qualcuno si prenderà la briga di raccontare agli amici gay americani, in visita nelle basi militari dell’Idf, che i soldati israeliani saranno pure abbronzati ed attraenti, ma sono, soprattutto, dei micidiali assassini di bambini.

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