A sole 48 ore di distanza dall’incontro con il Presidente Usa Barack Obama – durante il quale aveva dichiarato di essere pronto “a fare molto per la pace” – il premier israeliano Netanyahu, di fronte all’assemblea amica dell’Aipac, ha subito chiarito quale sarà la prima cosa da fare, e cioè
riprendere a costruire nelle colonie in Cisgiordania non appena sarà scaduta l’attuale moratoria (il 27 settembre, per l’esattezza). Moratoria che, peraltro, non ricomprendeva Gerusalemme est, dove si è continuato a costruire allegramente in quartieri come Ras Al Amud, Sheikh Jarrah, Silwan ed altri ancora.
Molti fingono di dimenticarlo, ma il primo – e forse nemmeno il maggiore – ostacolo verso la pace tra Israeliani e Palestinesi sono i quasi 500.000 coloni che attualmente (e illegalmente) vivono al di là della cd.
green line, la linea di confine che secondo il diritto internazionale dovrebbe dividere Israele dai territori palestinesi Provvede opportunamente a ricordarlo un recente
rapporto dell’ong israeliana B’tselem, secondo cui
301.200 settlers vivono in 121 colonie e circa un centinaio di avamposti, che controllano il 42% dell’intera superficie della Cisgiordania, mentre
altri 184.700 coloni (il dato è del 2007) risiedono in 12 quartieri che le autorità israeliane hanno istituito su terreni annessi nel tempo alla municipalità di
Gerusalemme (e che costituiscono parimenti degli insediamenti colonici).
L’iniziativa di colonizzazione della West Bank è stata caratterizzata, sin dall’inizio, da un approccio strumentale, cinico e persino criminale al diritto internazionale, alla legislazione locale, agli ordini militari e alla legge israeliana, che ha consentito la continua sottrazione di terre ai Palestinesi in Cisgiordania.
Il principale strumento che Israele ha utilizzato a questo scopo è stata la dichiarazione di “terra statale” un meccanismo che ha portato all’occupazione di oltre 900.000 dunam di terra (90.000 ettari, ovvero il 16% della Cisgiordania), con la maggior parte delle dichiarazioni che sono state effettuate nel periodo 1979-1992. L’interpretazione che l’Ufficio della Procura di Stato ha dato del concetto di “terra statale” contenuto nella Legge sulla terra del periodo ottomano contraddiceva esplicite disposizioni di legge e le sentenze della Suprema Corte del Mandato. Senza questa interpretazione distorta, Israele non avrebbe potuto destinare agli insediamenti colonici tali ampie zone di terreno.
Gli insediamenti, inoltre, hanno preso il controllo di terreni privati palestinesi. Attraverso un controllo incrociato dei dati dell’Amministrazione Civile, dell’area sotto la giurisdizione delle colonie, e delle fotografie aeree degli insediamenti scattate nel 2009, B’tselem ha scoperto che il 21% della superficie edificata degli insediamenti colonici è costituita da terreni che Israele riconosce come proprietà privata, proprietà dei Palestinesi.
Per incoraggiare gli Israeliani a trasferirsi negli insediamenti, Israele ha creato un meccanismo per fornire benefici ed incentivi alle colonie e ai coloni, a prescindere dalla loro condizione economica, che spesso era finanziariamente sicura. La maggior parte delle colonie nella West Bank ha lo status di Area di Priorità Nazionale A, che da diritto ad una serie di vantaggi: nell’edilizia abitativa, consentendo ai coloni di acquistare appartamenti di qualità a prezzi economici, con una concessione automatica di un mutuo agevolato; significativi vantaggi in materia di istruzione, quali l’istruzione gratuita dall’età di tre anni, giornate scolastiche prolungate, trasporto gratuito a scuola, e stipendi più elevati per gli insegnanti; per l’industria e l’agricoltura, attraverso sovvenzioni e sussidi, e l’indennizzo per le tasse imposte sui loro prodotti dall’Unione Europea; in materia fiscale, attraverso l’imposizione di tasse significativamente più basse rispetto alle comunità situate all’interno della green line, e offrendo maggiori stanziamenti di bilancio alle colonie, per aiutarle a coprire i deficit.
La costruzione delle colonie viola il diritto internazionale umanitario. Israele ha ignorato le più rilevanti regole del diritto, adottando una propria interpretazione che non viene accettata da pressoché tutti i più eminenti giuristi del mondo e dalla comunità internazionale. La colonizzazione ha causato una permanente e cumulativa violazione dei diritti umani dei Palestinesi, in particolare:
del diritto di proprietà, assumendo il controllo di ampie distese di terreno in Cisgiordania a favore delle colonie;
del diritto all’uguaglianza e al giusto processo, stabilendo sistemi giuridici differenti, in cui i diritti delle persone si fondano sulla loro nazione di origine, i coloni essendo soggetti alle leggi israeliane, basate sui diritti umani e su valori democratici, mentre i Palestinesi sono soggetti alle leggi militari, che sistematicamente li privano dei loro diritti;
del diritto ad un adeguato standard di vita, dal momento che gli insediamenti sono stati intenzionalmente costruiti in modo da impedire lo sviluppo urbano delle comunità palestinesi, e che il controllo israeliano delle fonti d’acqua impedisce lo sviluppo dell’agricoltura palestinese;
del diritto alla libertà di movimento, attraverso i posti di blocco e altri ostacoli alla mobilità dei Palestinesi nella West Bank, con lo scopo di proteggere gli insediamenti e le arterie di traffico dei coloni;
del diritto all’autodeterminazione, attraverso l’interruzione della contiguità territoriale palestinese e la creazione di decine di enclavi che impediscono la creazione di uno Stato palestinese indipendente ed autonomo.
Il manto di legalità che Israele ha cercato di dare al sistema della colonizzazione è volto a coprire il furto di terra che è in corso in Cisgiordania, eliminando in tal modo i valori fondamentali della legalità e della giustizia dal sistema israeliano di applicazione della legge nella West Bank. Il rapporto di B’tselem espone il sistema adottato da Israele come strumento per promuovere i propri obiettivi politici, consentendo la violazione sistematica dei diritti umani dei Palestinesi.
I rilevanti mutamenti geografici e territoriali che Israele ha determinato in Cisgiordania compromettono i negoziati che Israele ha condotto per 18 anni con i Palestinesi e violano i suoi obblighi internazionali. Il sistema delle colonie, essendo basato sulla discriminazione ai danni dei Palestinesi che vivono in Cisgiordania, indebolisce inoltre i pilastri dello Stato di Israele come paese democratico e sminuisce il suo status tra le nazioni del mondo.
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