9 febbraio 2009

La pace irraggiungibile e gli scudi umani.




Segnalato dal blog di Mirumir, questo interessante reportage della Cbs evidenzia come meglio non si potrebbe le devastanti conseguenze della colonizzazione in Cisgiordania, che ogni giorno di più allontana ogni realistica prospettiva di pace tra Israeliani e Palestinesi basata sulla cd. soluzione a due stati.

Ed anzi, ogni realistica prospettiva di pace tout court.

Il reportage della Cbs è ben realizzato ed argomentato, e nulla vi è da aggiungere al riguardo; qui voglio sottolineare, tuttavia, l'aspetto riguardante la vicenda, narrata nel video, del sequestro dell'abitazione di Nablus e dei Palestinesi ivi residenti, per scopi militari, da parte dell'esercito israeliano.

Secondo Donatella Rovera, una investigatrice di Amnesty International, "è una prassi standard per i soldati israeliani entrare in una abitazione, rinchiudere la famiglia in una stanza a piano terra e usare il resto della casa come una installazione militare, o come una postazione per cecchini. Questo è un caso assolutamente da manuale di (utilizzo di) scudi umani".

La propaganda israeliana - al fine di giustificare gli orribili massacri di civili commessi dal proprio esercito a Gaza - ha sempre usato come scusante, e continua a farlo, il fatto che Hamas abbia utilizzato i civili palestinesi come scudi umani nel corso dell'operazione "Piombo Fuso", "costringendo" i soldati israeliani all'uccisione di Palestinesi inermi ed innocenti, derubricata in tal modo a "errore scusabile"; propaganda cinica e spregiudicata questa, peraltro rilanciata con entusiasmo dai media di regime e dai politici filosionisti di casa nostra (vero, ministro Frattini?).

Ma, anche laddove Hamas avesse effettivamente commesso crimini di guerra - perchè è tale l'utilizzo forzoso di civili per scopi militari - questo non assolve affatto Israele per l'uccisione in massa di civili inermi e gli svariati crimini di guerra commessi durante la recente aggressione alla Striscia di Gaza; l'uso di "scudi umani" da parte di Hamas, peraltro, non risulta affatto provato in alcun modo, ed anzi in varie occasioni osservatori indipendenti come i funzionari Onu o i ricercatori delle ong per la tutela dei diritti umani, come ad esempio B'tselem, hanno potuto smentire le asserzioni propagandistiche dell'esercito israeliano.

Quello che risulta provato senza ombra di dubbio, da numerose testimonianze e da filmati, è al contrario l'utilizzo di scudi umani da parte del valoroso esercito israeliano, prima, durante e - ora lo sappiamo - anche dopo l'attacco a Gaza.

Ma, naturalmente, tutto è consentito in nome della "sicurezza" di Israele, e così facciamo finta di non vedere all'opera questi spietati e biechi criminali.

Etichette: , , , , ,

Condividi

19 aprile 2007

Una prassi criminale.


Qualche tempo fa ho definito l’esercito israeliano per quello che è nella realtà, un esercito di vili ed assassini, e il mio articolo – ripreso in un gruppo di discussione su Yahoo – ha attirato le reprimende della famigerata banda di fanatici di informazionecorretta.com, secondo i quali gli episodi di utilizzo di civili palestinesi come scudi umani sarebbero “non provati o condannati” e, dunque, l’intero articolo costituirebbe una gratuita “diffamazione”.
Ora, chi abbia mai avuto a che fare con i cantori della propaganda sionista conosce la loro abilità nel tentare di sovvertire la realtà, nel manipolare i fatti storici, nel dare interpretazioni di comodo, assolutamente fantasiose, addirittura alle stesse risoluzioni Onu.
Ma anche per costoro costituisce una missione impossibile, ed in verità alquanto bizzarra, negare la veridicità di fatti che sono provati da foto e filmati talvolta messi in rete dagli stessi siti di informazione israeliani.
E così, dopo il filmato dell’Associated Press di cui ho già parlato – relativo all’utilizzo come scudi umani di due Palestinesi di 15 e di 24 anni avvenuto il 25 febbraio a Nablus – il 12 aprile scorso il sito web del quotidiano Yedioth Ahronoth ha rilanciato il video di un pacifista – già presente su you tube – in cui si vedono due ragazzini palestinesi costretti a restare immobili davanti ad un Hummer dell’esercito israeliano per prevenire eventuali attacchi contro i soldati a bordo del veicolo.
Il filmato è relativo ad un’operazione di arresto dell’esercito israeliano svoltasi l’11 aprile nel quartiere Sheikh Munis di Nablus, mirata all’arresto di Abed el-Qadr, un attivista delle Brigate al-Aqsa.
L’operazione si è poi chiusa con un nulla di fatto (el-Qadr, infatti, ha pensato bene di non farsi trovare…), ma i soldatini di Tsahal – per non restare con le mani in mano – hanno provveduto a demolirne la casa, e per evitare fastidiose sassaiole o, peggio, pericolosi agguati, hanno ritenuto di piazzare come scudo, davanti alla jeep, due ragazzini palestinesi (presumibilmente di 14-15 anni) che avevano avuto la sfortuna di passare da lì in quel momento.
Va ricordato, per l’ennesima volta, come il diritto internazionale umanitario proibisca esplicitamente che i civili – e ancor di più i minori di 15 anni – vengano costretti a prender parte o a svolgere compiti connessi a operazioni militari ovvero, come è accaduto in questo caso, che vengano utilizzati per rendere certe aree o certi punti immuni da attacchi (articolo 28 della IV Convenzione di Ginevra).
Ma, al di là delle considerazioni di carattere giuridico, rende davvero stupefatti e inorriditi come dei soldati di un esercito che si autodefinisce “morale” pensino di utilizzare dei ragazzini come scudi per proteggersi da eventuali attacchi del “nemico”, come se si trattasse di un comportamento assolutamente lecito e normale, magari persino “etico”.
O che dei soldati “valorosi” vadano in cerca di militanti palestinesi, casa per casa, facendosi precedere da una ragazzina palestinese di 11 anni, tremante e terrorizzata.
Va da sé che questa è la logica conseguenza del fatto che gli alti comandi dell’Idf, nonostante le prescrizioni del diritto umanitario e le ripetute pronunce dell’Alta Corte israeliana, continuino a tollerare pratiche abiette e immorali come quella in discussione, tanto che i soldati all’interno del veicolo blindato si sono lasciati tranquillamente filmare e addirittura intervistare dal pacifista autore del filmato, evidentemente consci dell’assoluta impunità garantita loro.
In realtà, a seguito della diffusione del video, il comandante della missione è stato sospeso da “ogni attività operativa”, secondo quanto risulta da un comunicato ufficiale dell’esercito israeliano, ma non pare trattarsi di una gran punizione a fronte di quello che le norme definiscono come un chiaro crimine di guerra.
Ma ciò che stupisce ancora di più è il totale silenzio e l’acquiescenza della pubblica opinione israeliana, che pure viene messa a conoscenza regolarmente di questo come degli altri crimini di guerra quotidianamente commessi da Tsahal nei Territori palestinesi.
Così come addolora e indigna che buona parte degli ebrei della diaspora arrivi addirittura a comprendere, e talvolta anche a giustificare, questi vili e crudeli comportamenti.
Mentre non stupisce ormai più di tanto l’atteggiamento della comunità internazionale, e in specie dei governi dell’occidente “civilizzato”, che già da tempo hanno abbandonato ogni minima parvenza di “honest brokers” nel conflitto israelo-palestinese, schierandosi completamente e acriticamente al fianco di Israele.
Certo, si potrà anche sostenere, e i sionisti lo fanno regolarmente, che appare ingiusto questo accanimento contro i poveri soldatini israeliani, quando gli eserciti di tutto il mondo commettono crimini e atrocità di ogni sorta, perché ognuno di noi non guarda in casa propria?
E questo, ahimé, è anche vero, considerato che ogni occupazione militare – anche se travestita da “missione di pace” – porta con sé inevitabilmente il suo carico di crimini, di abusi, di vittime innocenti, e noi italiani non siamo certamente immuni da ciò.
Ma i soldati della Nato, e i nostri soldati, quando vogliono proteggere i propri blindati dagli rpg del “nemico” o dai possibili agguati a base di mine disseminate lungo la strada sono usi utilizzare blindature aggiuntive, e non gli verrebbe certamente in mente di utilizzare a tale scopo dei civili, tanto meno dei bambini, e c’è una bella differenza!
Differenza di comportamento che rappresenta uno dei più chiari indici del degrado morale causato dalla pluridecennale occupazione di Gaza e della Cisgiordania, che può portare un Israeliano a considerare i giovani palestinesi alla stessa stregua di un sacchetto di sabbia o di una barriera di cemento, buono al massimo a garantire la propria preziosa incolumità.

Etichette: ,

Condividi