26 ottobre 2011

Il maggior sindacato degli insegnanti del Regno Unito chiede la scarcerazione dei minori palestinesi


Dal giorno in cui è avvenuto lo scambio di prigionieri che ha portato alla liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit, si moltiplicano gli appelli ad Israele e alla comunità internazionale affinché venga assicurata la liberazione anche dei 164 Palestinesi di età inferiore ai 18 anni attualmente detenuti nelle carceri israeliane.

In prima fila in questa battaglia per la riaffermazione dei diritti violati dei giovani palestinesi vi è senza dubbio una parte rilevante della politica e della società civile del Regno Unito.

Il 18 ottobre scorso, alcuni parlamentari della Camera dei Comuni hanno presentato una mozione di sostegno all'appello che l'Unicef ha rivolto al governo israeliano affinché liberi i minori palestinesi attualmente in regime di detenzione militare, ricordando come la Convenzione sui Diritti del Fanciullo preveda che "la detenzione dei minori dovrebbe essere utilizzata solo come misura di ultima istanza e per l’appropriato periodo di tempo più breve”. La mozione è stata sottoscritta ad oggi da ben 34 parlamentari, in gran parte militanti nelle fila del Labour.

Il 19 ottobre, la National Union of Teachers (NUT), il maggiore tra i sindacati degli insegnanti del Regno Unito con oltre 250.000 tesserati, ha rilanciato il medesimo appello per il rilascio di tutti i detenuti palestinesi di minore età attualmente rinchiusi nei centri di detenzione israeliani.

Alla data del 1° ottobre di quest'anno, nelle carceri israeliane si trovano 164 ragazzi palestinesi di età compresa tra i 12 e i 17 anni. La maggior parte di questi ragazzi sono accusati di lancio di pietre. Frequenti sono i rapporti che continuano ad essere ricevuti circa i maltrattamenti e le torture inflitti ai minori nel sistema giudiziario militare israeliano, così come riguardo alla negazione di diritti fondamentali, quali il rapido accesso all'assistenza di un avvocato, all'essere informati del diritto a rimanere in silenzio e di ottenere che un genitore sia presente durante l'interrogatorio. Christine Blower, Segretario Generale della NUT, ha accolto con favore la recente decisione delle autorità militari israeliane di elevare il limite della maggiore età nei tribunali militari da 16 a 18 anni, in linea con gli standard internazionali, ma ha osservato come nessun minore sia stato incluso nel recente rilascio di prigionieri del 18 ottobre 2011.

L'appello della NUT ai propri associati segue gli appelli similari lanciati dall'Unicef e da membri del Parlamento europeo e di quello del Regno Unito.

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18 ottobre 2011

Appello dell'Unicef per la liberazione dei minori palestinesi detenuti in Israele



Nei giorni in cui si viene a concretizzare la prima fase dello scambio di prigionieri tra Hamas ed Israele, che prevede la liberazione di Gilad Shalit e di 1.027 Palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, molti notano con rammarico come – quanto meno in questa prima fase – non sia previsto il rilascio di alcuno degli oltre 160 ragazzini palestinesi attualmente detenuti in Israele.

Sono esattamente 164, infatti, i Palestinesi minori di 18 anni rapiti (loro sì, altro che Shalit…) nel cuore della notte dai loro letti e dalle loro case e buttati a languire dentro le carceri israeliane, in violazione di svariate norme e convenzioni internazionali.

E ben 35 di loro hanno un’età compresa tra i 12 e i 15 anni…

Gerusalemme, 17 ottobre 2011. Oggi l’Unicef, a seguito dell’annuncio del rilascio di prigionieri palestinesi come parte di un accordo per uno scambio di prigionieri, ha lanciato un appello al governo israeliano affinché liberi tutti i giovani palestinesi attualmente in stato di detenzione militare da parte di Israele.

Alla data del 1° ottobre, erano 164 i Palestinesi di età inferiore a 18 anni detenuti dalle autorità israeliane, la maggior parte dei quali con l’accusa di aver lanciato pietre. Non è chiaro se la lista dei 1.027 prigionieri palestinesi che verranno rilasciati in due fasi includa dei minori.

“L’Unicef chiede al governo israeliano di rilasciare i giovani palestinesi detenuti in modo che possano riunirsi alle loro famiglie”, ha dichiarato Jean Gough, Rappresentante Speciale dell’Unicef nei Territori palestinesi occupati. “Come stabilito dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo, la detenzione dei minori dovrebbe essere utilizzata solo come misura di ultima istanza e per l’appropriato periodo di tempo più breve”.

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16 gennaio 2009

Con il consenso popolare.


"Ogni giorno sempre più bambini vengono colpiti, i loro piccoli corpi feriti, le loro giovani vite spezzate.Queste non sono solo fredde cifre. Parliamo di vite di bambini interrotte. Nessun essere umano può guardare a questo senza essere commosso. Nessun genitore può essere testimone di questo e non vedere il proprio bambino. Tutto questo è tragico. Tutto questo è inaccettabile" (dichiarazione di Ann Veneman, Direttore generale dell'Unicef, 14 gennaio).

Alla data di ieri, secondo l'ultimo rapporto dell'Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA Protection of civilians weekly report 9-15 gennaio), nel corso dell'operazione denominata "Piombo Fuso" l'esercito israeliano aveva ucciso 1086 Palestinesi e ne aveva feriti oltre 4900.

Quasi il 32% di tutti gli uccisi (346) erano bambini, così come sono bambini oltre 1700 dei feriti, dei quali centinaia in gravissime condizioni.

A fronte della dichiarazione sopra riportata del Direttore generale dell'Unicef, che non posso che condividere come uomo, come genitore e come cristiano, devo constatare che, secondo un sondaggio condotto dal giornale israeliano Ha'aretz, il 78% degli intervistati hanno definito "un successo" le operazioni militari in corso, mentre addirittura l'82% non ritiene che Israele abbia fatto ricorso ad un uso eccessivo della forza.

Un tale massiccio consenso popolare che si registra in Israele nei confronti del massacro perpetrato da Tsahal nella Striscia di Gaza, confermato da dati simili forniti da un altro sondaggio del giornale Maariv, non può che far riflettere.

Ognuno ne tragga le conclusioni che ritiene.

E però, di fronte alle devastazioni, alle sofferenze, ai corpi massacrati, ai crimini contro l'umanità commessi dall'esercito israeliano, le cui immagini sono state ampiamente diffuse in tutto il mondo, e anche in Israele, dalle televisioni e da internet, nessuno un giorno potrà dire "io non sapevo".

Come è accaduto in passato per altri crimini e altri massacri di pari ferocia.

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