12 novembre 2013

Si indaghi sulla morte del prigioniero palestinese Hassan al-Turabi

Il Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) chiede un’indagine immediata e indipendente sulle circostanze della morte di un prigioniero palestinese, Hassan al-Turabi, avvenuta martedì, 5 novembre 2013, nell’ospedale di Affoula, in territorio israeliano. Il PCHR è profondamente turbato dal fatto che le autorità israeliane possano aver ritardato nell’offrire al prigioniero (1) un trattamento medico tempestivo ed adeguato alle sue condizioni. Il PCHR, inoltre, condanna Israele per aver ignorato i ripetuti appelli per il rilascio di al-Turabi, sofferente di leucemia.

Hassan ‘Abdul Halim ‘Abdul Qader al-Turabi, 23enne del villaggio di Surra, vicino Nablus, è morto la mattina di martedì, 5 novembre 2013, nell’ospedale di Affoula, all’interno del territorio israeliano, dove era in cura per la leucemia.

Le forze israeliane avevano prelevato al-Turabi dalla sua casa nel villaggio di Surra il 7 gennaio 2013,  benché sapessero che soffrisse di leucemia. Il procuratore militare israeliano aveva accusato al-Turabi di appartenere alla Jihad islamica e di far parte di una delle sue cellule armate. Le sue condizioni di salute erano peggiorate 3 settimane fa nel carcere di Mageddo, all’interno del territorio israeliano, a causa dello scoppio di alcuni vasi sanguigni e di un violento vomito di sangue, così fu trasferito all’ospedale di Affoula. Venne ricoverato nel reparto di terapia intensiva, dove si scoprì che aveva tre coaguli di sangue nel collo, al torace e all’addome. Due giorni dopo, l’esercito israeliano annullò il suo ordine di detenzione, ma fu tenuto in ospedale a causa delle sue condizioni critiche.

La morte di al-Turabi evidenzia il deterioramento delle condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi all’interno delle carceri israeliane, che includono le misure repressive nei loro confronti, la negligenza medica cui sono soggetti e l’incapacità di fornire le cure mediche necessarie a centinaia di pazienti, specialmente a quelli che soffrono di gravi malattie.

Con la morte di al-Turabi, il numero dei prigionieri palestinesi che sono morti nelle carceri israeliane nel corso del 2013 è salito a tre. Il 2 aprile 2013, Maisara Abu Hamdiya, un 64enne di Hebron, è morto nell’ospedale militare di Soroka, in Israele, dove era in cura per un cancro alla gola; e il 23 febbraio 2013, Arafat Jaradat, 30enne di Hebron, è morto a causa delle torture a cui è stato sottoposto durante l’interrogatorio nel carcere di Mageddo, all’interno di Israele.

Il PCHR ritiene le autorità israeliane pienamente responsabili della morte di al-Turabi, e:

1. Chiede un’indagine immediata e indipendente sulla morte di al-Turabi;

2. Fa appello alla comunità internazionale affinché obblighi Israele a rispettare il diritto internazionale e il diritto umanitario, in particolare la Quarta Convenzione di Ginevra e le Norme minime dell’Onu sul Trattamento dei Prigionieri; e 


3. Esprime preoccupazione per il deterioramento delle condizioni di salute delle centinaia di palestinesi attualmente detenuti nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani a causa della negligenza medica, e chiede il trasferimento immediato in ospedale per i prigionieri che soffrono di gravi malattie, affinché ricevano cure mediche adeguate. 

Etichette: , , ,

Condividi

18 aprile 2012

Un popolo dietro le sbarre, senza alcun diritto

                

Poche cifre servono a dare la misura delle dimensioni del dramma rappresentato dai palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

I palestinesi attualmente imprigionati nelle carceri israeliane sono circa 4.700, tra i quali 27 membri del Consiglio legislativo palestinese, 3 ex ministri, 320 detenuti in regime di detenzione amministrativa. Nove sono le donne detenute, 10.000 quelle incarcerate dal 1967 ad oggi; 185 sono i detenuti minorenni, 8.000 dal 2000 ad oggi.

Il numero complessivo di palestinesi che si è trovato a dover soggiornare nelle galere israeliane dal 1967 ad oggi è pari a circa 750.000, il 20% del totale della popolazione dei Territori occupati e il 40% della popolazione maschile (dati fonte Addameer).

In questo documentario prodotto dal Palestinian Centre for Human Rights per celebrare l'annuale Giornata dei Prigionieri Palestinesi, caduta il 17 aprile, si racconta anche altro, e cioè le condizioni terribili e disumane in cui sono costretti a vivere i prigionieri palestinesi, la quotidiana violazione dei loro diritti fondamentali, la violazione di norme basilari del diritto umanitario e di convenzioni che pure Israele formalmente risulta aver sottoscritto.
E si racconta la condizione normale di un prigioniero palestinese, le celle invivibili, il diniego di cure mediche, il diniego delle visite familiari, a volte per cinque o sei anni, la barbarie della detenzione amministrativa, che rende nulla ogni possibilità di difesa e ogni diritto processuale dell'imputato.

Da questo punto di vista, è davvero triste dover constatare che Israele assomiglia più a una dittatura di stampo sudamericano che ad un paese civile di democrazia occidentale, quale (a torto) ritiene di assomigliare.

Etichette: , , ,

Condividi

26 ottobre 2011

Il maggior sindacato degli insegnanti del Regno Unito chiede la scarcerazione dei minori palestinesi


Dal giorno in cui è avvenuto lo scambio di prigionieri che ha portato alla liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit, si moltiplicano gli appelli ad Israele e alla comunità internazionale affinché venga assicurata la liberazione anche dei 164 Palestinesi di età inferiore ai 18 anni attualmente detenuti nelle carceri israeliane.

In prima fila in questa battaglia per la riaffermazione dei diritti violati dei giovani palestinesi vi è senza dubbio una parte rilevante della politica e della società civile del Regno Unito.

Il 18 ottobre scorso, alcuni parlamentari della Camera dei Comuni hanno presentato una mozione di sostegno all'appello che l'Unicef ha rivolto al governo israeliano affinché liberi i minori palestinesi attualmente in regime di detenzione militare, ricordando come la Convenzione sui Diritti del Fanciullo preveda che "la detenzione dei minori dovrebbe essere utilizzata solo come misura di ultima istanza e per l’appropriato periodo di tempo più breve”. La mozione è stata sottoscritta ad oggi da ben 34 parlamentari, in gran parte militanti nelle fila del Labour.

Il 19 ottobre, la National Union of Teachers (NUT), il maggiore tra i sindacati degli insegnanti del Regno Unito con oltre 250.000 tesserati, ha rilanciato il medesimo appello per il rilascio di tutti i detenuti palestinesi di minore età attualmente rinchiusi nei centri di detenzione israeliani.

Alla data del 1° ottobre di quest'anno, nelle carceri israeliane si trovano 164 ragazzi palestinesi di età compresa tra i 12 e i 17 anni. La maggior parte di questi ragazzi sono accusati di lancio di pietre. Frequenti sono i rapporti che continuano ad essere ricevuti circa i maltrattamenti e le torture inflitti ai minori nel sistema giudiziario militare israeliano, così come riguardo alla negazione di diritti fondamentali, quali il rapido accesso all'assistenza di un avvocato, all'essere informati del diritto a rimanere in silenzio e di ottenere che un genitore sia presente durante l'interrogatorio. Christine Blower, Segretario Generale della NUT, ha accolto con favore la recente decisione delle autorità militari israeliane di elevare il limite della maggiore età nei tribunali militari da 16 a 18 anni, in linea con gli standard internazionali, ma ha osservato come nessun minore sia stato incluso nel recente rilascio di prigionieri del 18 ottobre 2011.

L'appello della NUT ai propri associati segue gli appelli similari lanciati dall'Unicef e da membri del Parlamento europeo e di quello del Regno Unito.

Etichette: , , , ,

Condividi

13 ottobre 2011

Sostegno ai prigionieri palestinesi in sciopero della fame

Naturalmente quella dell’accordo concluso tra Israele e Hamas per la liberazione di Gilad Shalit è una notizia che non può non essere accolta con gioia da tutti (o quasi tutti, visto che qualcuno avrebbe voluto che venisse dichiarato morto…), sia perché Shalit tra pochi giorni ritornerà libero dopo più di cinque anni di prigionia, sia perché – in fasi successive – verranno anche liberati 1.027 degli oltre 5.200 prigionieri palestinesi che, alla data del 31 agosto di quest’anno, ancora languivano nelle carceri israeliane (fonte: B’Tselem).

E, tuttavia, da’ un certo senso di fastidio la copertura mediatica fornita alla liberazione del soldato “rapito” dai cattivi di Hamas, l’enfasi sulla durata della sua prigionia, indicata in giorni – 1.935 – così fa più effetto, l’entusiasmo declinato persino nei comunicati ufficiali di governi e istituzioni sovranazionali, a cominciare dalla Ue.

Perché altrettanta copertura mediatica e altrettanta trepidazione non si è avuta mai per la sorte delle migliaia di prigionieri palestinesi che languono anche da diversi decenni nelle carceri israeliane, per i 272 prigionieri in detenzione amministrativa – senza alcuna accusa né alcun processo, per i 164 minori rapiti nel cuore della notte e sbattuti nelle galere israeliane, 35 dei quali di età compresa tra i 12 e i 15 anni.

E, del pari, quasi nessuna copertura mediatica – in Israele come in tutto il mondo occidentale – ha ricevuto lo sciopero della fame iniziato il 27 settembre da poco più di cento prigionieri palestinesi e oggi portato avanti da oltre trecento di essi, per protestare contro le condizioni di detenzione, indegne di un paese civile quale si picca di essere Israele.

Uno sciopero volto soprattutto a esigere la fine della detenzione in regime di isolamento di tutti i prigionieri politici palestinesi e, in particolare, di Ahmad Sa’adat, il Segretario generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, rapito illegalmente (lui sì!) da un carcere dell’Anp il 13 marzo del 2006.

Negli ultimi anni, infatti, le condizioni in cui i prigionieri palestinesi vengono trattati all’interno delle prigioni israeliane è costantemente e sensibilmente peggiorato, fino al punto da configurare una vera e propria punizione collettiva. Tali condizioni di detenzione violano i diritti fondamentali dei prigionieri, riconosciuti dalle convenzioni internazionali e persino dalla stessa legge israeliana.

Rimandando agli aggiornamenti sullo sciopero al sito web dedicato alla campagna per la liberazione di Ahmad Sa’adat nonché, in italiano, alle belle pagine del blog “Da Gaza – boicotta israele”, qui di seguito riporto il testo dell’appello che le associazioni per i diritti umani Physicians for Human Rights – Israel, Adalah e Al-Mezan hanno pubblicato a sostegno dei diritti e delle istanze dei prigionieri palestinesi, denunciando le condizioni disumane della loro detenzione.

Physicians for Human Rights – Israel, Adalah e Al-Mezan sostengono le richieste dei prigionieri palestinesi in sciopero della fame – 29.9.2011

Martedì, 27 settembre 2011, più di cento prigionieri palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato per protestare contro le politiche del governo israeliano intenzionalmente lesive nei loro confronti, tra cui le dure condizioni di detenzione ed il trattamento collettivamente ostile.

E’ previsto che lo sciopero della fame continui fino a che tutte le richieste dei prigionieri non saranno soddisfatte o “fino alla perdita della vita”. Al centro di queste richieste vi è l’abolizione della misura dell’isolamento prolungato, incluso quello di Ahmad Sa’adat, il Segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). Un gruppo a parte di prigionieri ha deciso di astenersi dal mangiare tre giorni alla settimana fino a quando queste richieste non saranno soddisfatte.

Le autorità e il governo israeliani negli ultimi anni hanno peggiorato le condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi. Le misure adottate hanno incluso pratiche di punizione collettiva, in violazione dei principi costituzionali fondamentali radicati nella legge israeliana e nel diritto internazionale. L’abuso collettivo dei prigionieri palestinesi si è intensificato, ed è stato ancorato a nuove leggi e disposizioni draconiane. Queste hanno portato i prigionieri a ritenere che uno sciopero della fame, che potrebbe mettere in pericolo le loro vite, costituisca la loro ultima possibilità di ottenere un cambiamento.

Le politiche adottate dalle autorità israeliane includono:

- L’isolamento prolungato, soprattutto dei leader politici. La detenzione in isolamento è un trattamento crudele, disumano e degradante che può causare gravi e in alcuni casi irreversibili danni fisici e psicologici.

- La violazione di diritti fondamentali come il diniego della assistenza legale durante gli interrogatori, la limitazione del sindacato giudiziario delle procedure di arresto e di interrogatorio.

- La detenzione dei prigionieri palestinesi provenienti dai Territori palestinesi occupati (Tpo) in strutture situate all’interno di Israele in violazione del diritto internazionale umanitario.

- L’impedimento negli ultimi cinque anni di tutte le visite dei familiari dalla Striscia di Gaza, e di alcune dalla Cisgiordania; l’imposizione di ostacoli burocratici alle visite dei familiari, che equivalgono a vessazioni.

- Le punizioni severe e sproporzionate durante il periodo di detenzione in carcere, tra cui l’isolamento punitivo, le multe, il diniego delle visite dei familiari, il diniego del diritto di acquistare cibi alla mensa della prigione, ed altro ancora.

- Le perquisizioni giornaliere nelle celle con l’uso della forza, le perquisizioni effettuate facendo spogliare completamente le persone e le umilianti perquisizioni corporali, nonché le perquisizioni similari dei familiari in visita.

- L’incatenamento di mani e gambe dei prigionieri durante le visite di familiari e avvocati, e durante le cure mediche negli ospedali.

- Il diniego del diritto di istruzione durante la detenzione in carcere.

- Il blocco di canali televisivi, il diniego di libri, giornali e altre pubblicazioni.

- L’imposizione delle divise nonostante i prigionieri si definiscano come prigionieri politici e non criminali.

Le sottoscritte organizzazioni per i diritti umani esprimono la loro preoccupazione per il deterioramento delle condizioni dei prigionieri palestinesi e sono del parere che le loro richieste siano giustificate. Il loro diritto all’autonomia del proprio corpo e della propria vita non dovrebbe essere negato in conseguenza della reclusione, una pena detentiva non può servire come scusa per la negazione di diritti fondamentali.

Le tre organizzazioni invitano il Servizio delle Carceri israeliano (IPS) a non danneggiare o punire i prigionieri in sciopero. Sottolineano che la responsabilità professionale ed etica di coloro i quali sono incaricati dei servizi medici all’interno dell’IPS è di prendersi cura della salute dei loro pazienti – i prigionieri. I medici che assistono i prigionieri in sciopero della fame devono monitorare le loro condizioni di salute su base individuale e prendersi cura di ogni prigioniero quando necessario, sulla base del consenso del paziente. Inoltre, deve essere concesso il permesso di entrata a medici indipendenti che godono della fiducia dei prigionieri e delle loro famiglie, al fine di poterli visitare – secondo le istruzioni della WMA (World Medical Association, n.d.t.).

Progetto finanziato dall’Unione Europea

Progetto comune di Adalah, Al-Mezan (Gaza) e Physicians for Human Rights – Israel

Etichette: , , ,

Condividi

15 giugno 2011

L'Israele che (non) ti aspetti, dove si arrestano e si torturano i ragazzini

In questi giorni, durante la sua visita in Italia, il premier israeliano Netanyahu ha avuto modo di partecipare – ospite del sindaco di Roma Alemanno – ad una cerimonia tenutasi al Campidoglio in onore del caporale Gilad Shalit, il soldato israeliano catturato da Hamas il 25 giugno di cinque anni fa.

Nella conferenza stampa congiunta al termine del successivo incontro con Berlusconi, Netanyahu anche per questo ha pronunciato parole di elogio per l’Italia, affermando che se molti altri Paesi seguissero l’esempio italiano, Hamas sarebbe costretta dalle pressioni internazionali a liberare il soldato.

Il meritorio sforzo dell’Italia per la liberazione di Shalit – un soldato delle truppe di occupazione israeliane catturato durante un’operazione militare – appare tuttavia sospetto ed unilaterale laddove si consideri che non altrettanto impegno viene profuso per chiedere a Israele la liberazione degli oltre 5.380 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane (di cui ben 219 in regime di detenzione amministrativa).

Nè risulta che Berlusconi o il ridanciano ministro Frattini o alcun altro politico italiano abbia chiesto a Israele la liberazione dei 220 ragazzini palestinesi incarcerati in Israele, 37 dei quali di età compresa tra i 12 e i 15 anni.

Eppure, altrove, politici di ogni schieramento – indignati e preoccupati - non esitano a denunciare con forza il disumano trattamento riservato dalle autorità israeliane ai minori palestinesi arrestati nei Territori occupati.

Il 4 maggio di quest’anno, il parlamentare inglese del Labour Party Alf Dubs – a seguito di una visita in Cisgiordania nel mese di aprile - ha sollevato davanti alla Camera dei Lord il problema dei minori palestinesi detenuti: Nell’ambito della visita sono andato a vedere i tribunali militari israeliani a Ofer … Abbiamo visto un (ragazzino) di 14 anni e uno di 15, uno di essi in lacrime, entrambi assolutamente disorientati. Quello che più di tutto mi ha scioccato è stato vedere che questi giovani – dei ragazzini – avevano catene o manette alle caviglie mentre erano seduti in tribunale. Quando sono stati condotti davanti alla corte erano anche ammanettati …

Proseguendo poi: Non credo che questo processo di umiliazione rappresenti giustizia. Credo che il modo in cui questi giovani vengono trattati sia di per sé un ostacolo al raggiungimento da parte di Israele di una relazione pacifica con il popolo palestinese. Penso che gli Israeliani dovrebbero applicare standard adeguati di diritti umani al modo in cui li trattano.

La lettera che segue, invece, è stata indirizzata all’Alto rappresentante della Ue per gli affari esteri Catherine Ashton dall’eurodeputato inglese dei Verdi Keith Taylor, e rappresenta un vibrante e sdegnato atto d’accusa contro le inaudite violazioni dei diritti umani poste in essere da Israele.

Gentile Commissario Ashton, Le scrivo per esprimere la mia grave preoccupazione per la detenzione di bambini palestinesi da parte delle autorità israeliane. Mi compiaccio del fatto che attualmente non vi siano bambini in detenzione amministrativa. Tuttavia, un recente rapporto di Defence for Children International, una organizzazione non-governativa indipendente che opera per promuovere e tutelare i diritti dei bambini, ha rivelato l’inaccettabile situazione secondo cui attualmente 220 bambini palestinesi vengono mantenuti in detenzione ordinaria dal sistema giudiziario militare israeliano.

Il rapporto, basato su 40 dichiarazioni giurate ottenute da bambini palestinesi incarcerati dal sistema giudiziario militare tra il luglio e il dicembre 2010, è stato presentato alle Nazioni Unite a gennaio ed è stato aggiornato di recente. Esso conclude che i maltrattamenti, al pari delle torture, ai danni dei bambini palestinesi sono molto diffusi, sistematici e istituzionalizzati.

Le principali risultanze del rapporto includono:
- il 27% dei bambini detenuti è costretto a firmare confessioni scritte in ebraico;
- il 58% dei bambini detenuti viene trasferito in carceri situate all’interno di Israele, in violazione dell’art.76 della IV Convenzione di Ginevra;
- il 43% dei bambini detenuti non viene adeguatamente separato dai detenuti adulti;
- il 55% dei bambini detenuti lamenta l’inadeguatezza del cibo, dell’acqua e/o della struttura.

Un nuovo rapporto del Britain Palestine All Party Parliamentary Group (BPAPPG) ha anch’esso evidenziato la diffusa detenzione di bambini palestinesi da parte dello Stato israeliano.

La esorto a richiedere una azione immediata da parte di Israele per porre rimedio a questa situazione. Come misura minima di salvaguardia, ogni interrogatorio di un minore dovrebbe essere registrato in audio e video e dovrebbe essere permesso ai genitori di accompagnare i propri figli durante l’interrogatorio, trattandosi di un diritto riconosciuto nella maggior parte dei casi ai minori israeliani. Israele deve anche assicurare che a tutti i bambini, una volta in arresto, venga fornito l’accesso immediato ad un avvocato o a un membro della famiglia. La invito inoltre a sostenere la creazione di una commissione di inchiesta indipendente per indagare sul trattamento dei bambini nel sistema giudiziario militare israeliano. Come sarà d’accordo, sussistono serie preoccupazioni di carattere legale riguardanti i processi nei confronti di civili (particolarmente di bambini) all’interno dei tribunali militari, a cui Israele si è dedicato per oltre 43 anni.

La esorto anche a ricordare a Israele i suoi obblighi internazionali e, in particolare, quello al pieno rispetto della Convenzione ONU contro la Tortura e Altri Trattamenti Crudeli, Disumani o Degradanti e della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo (1989) (CRC), ratificata da Israele nel 1991, che riconosce espressamente la particolare vulnerabilità dei bambini, prevedendo che la detenzione debba costituire una misura di ultima istanza (articolo 37, lett. c) Gli Stati dovrebbero anche adottare misure in ogni momento appropriate per evitare ai bambini i procedimenti giudiziari (articolo 40, 3) Tali argomenti sono tanto più convincenti in relazione a procedimenti davanti a un tribunale militare, dove esistono minori garanzie di un giusto processo, e dove gli standard di giustizia minorile appaiono quasi inesistenti.

In conclusione, Israele deve classificare tutti i minori di 18 anni come fanciulli, e deve porre fine al duplice sistema giudiziario che discrimina apertamente i minori palestinesi. Questa situazione è semplicemente inaccettabile e insostenibile.

Attendo con ansia di ascoltarla al più presto su questa terribile situazione.

E' vero, gli standard di giustizia applicati ai minori palestinesi sono pressocché inesistenti, ed è insostenibile e immorale che 220 ragazzini siano detenuti nelle carceri di Israele in condizioni penose.

E noi, che facciamo? Ci apprestiamo a ospitare con tutti gli onori una rassegna dedicata a questo Stato-canaglia barbaro e disumano, e a firmare con esso nuovi accordi di collaborazione scientifica ed economica. Davvero, è una vergogna.

Etichette: , , ,

Condividi

19 maggio 2011

Agiamo in sostegno di Ahmad Sa'adat e di tutti i prigionieri palestinesi



Attualmente i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane ammontano a circa 5.500, tra questi 220 sono minori, 37 hanno un’età compresa tra 12 e 15 anni, 217 restano in carcere in regime di detenzione amministrativa, un autentico mostro giuridico che consente alle autorità israeliane di prolungare la prigionia dei Palestinesi a proprio piacimento, senza formalizzare alcuna accusa né tenere alcun processo.

Molti detenuti rimangono in custodia presso strutture carcerarie situate in territorio israeliano, in violazione del diritto umanitario; secondo i dati forniti da Amnesty International, a circa 680 di essi continua ad essere negato il diritto di ricevere visite da parte dei propri familiari. Numerose sono, altresì, le accuse rivolte alle autorità israeliane riguardanti abusi, maltrattamenti, torture.

Uno di questi prigionieri è Ahmad Sa’adat, il Segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina. Della sua vicenda tratta l’articolo che segue, tratto dal sito web del Campo Antimperialista.

I tribunali dell’occupazione prolungano di nuovo l’isolamento di Ahmad Sa’adat

Il 3 maggio 2011, in un’udienza nella prigione di Beersheba, la corte ha emesso un ordine di isolamento esteso fino al prossimo 3 novembre. Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e leader nazionale palestinese, è stato tenuto in isolamento dal 19 marzo 2009, per oltre due anni e più di 775 giorni.

E’ ben noto che il confino solitario e l’isolamento sono pericolosi e dannosi per la salute fisica e mentale dei prigionieri. E’ una tecnica frequentemente usata contro i prigionieri politici, dalla baia di Guantanamo degli Stati Uniti alle celle di isolamento di Ben Ali in Tunisia, fino alle carceri dell’occupazione. Israele è firmatario della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che statuisce che “Tutte le persone private della loro libertà debbono essere trattate con umanità e nel rispetto della dignità inerente l’essere umano.”

Al contrario, le celle di isolamento privano i prigionieri di contatti umani, distrazione e stimoli mentali. A Sa’adat è regolarmente vietato ricevere visite dei familiari, giornali, libri e informazioni in arabo. Mentre il totale disprezzo di Israele per il diritto internazionale è visibile in ogni aspetto della sua condotta, dai suoi crimini di guerra contro i palestinesi alla negazione del diritto al ritorno fino al suo sistema di apartheid nei confronti dei cittadini palestinesi, la situazione dei prigionieri palestinesi è un esempio lampante dello spregio di Israele verso il diritto internazionale e le norme sui diritti umani.

Il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura e dei Trattamenti Inumani, Degradanti e dei Maltrattamenti (CPT) – organismo di esperti associato al Consiglio di Europa – ha osservato: “E’ generalmente riconosciuto che tutte le forme di reclusione in isolamento senza appropriati stimoli mentali e fisici a lungo termine producono effetti dannosi con conseguente deterioramento delle facoltà mentali e delle capacità sociali.” Quei prigionieri destinati all’isolamento, compreso Ahmad Sa’adat, sono leader palestinesi di lunga data. Sa’adat è sempre stato un leader fra i suoi compagni di prigionia e una voce della coscienza del popolo palestinese; ed è per questa ragione che è stato destinato, sotto la copertura di prove segrete, all’isolamento e alla privazione.

Sa’adat ha rifiutato di presenziare all’udienza, in quanto illegale manifestazione di un’illegittima occupazione e di un sequestro e per il fatto che faceva affidamento su prove segrete, affermando di negare legittimazione a quella che chiaramente era una beffa alla giustizia.

Questo prolungamento del regime di isolamento arriva perchè i prigionieri palestinesi hanno lanciato uno sciopero della fame per protestare contro l’uso dell’isolamento. Gli scioperi sono iniziati il 3 maggio nelle prigioni di Ramon, Ashkelon e Nafha e si svolgeranno anche il 7, l’11, il 14, il 18, il 21, il 25 e il 28 maggio. I detenuti palestinesi nelle celle dell’occupazione stanno svolgendo azioni contro l’isolamento e rivendicano libertà. E’ imperativo per noi dare eco alle loro voci e esigere la fine dell’isolamento e la libertà per i prigionieri palestinesi.

La Campagna per la Liberazione di Ahmad Sa’adat osserva poi che il Dr. Ahmad Qatamesh, attivista palestinese di lunga data e scrittore, è stato sottoposto all’imposizione dell’arbitraria detenzione amministrativa e chiede la sua liberazione. Come rivela Addameer (http://www.addameer.info/), l’ordine della detenzione amministrativa non è altro che un arbitrario sequestro di persona e imprigionamento di palestinesi, senza capi d’accusa per un processo, per sei mesi alla volta. La detenzione amministrativa, basata su null’altro che prove segrete, è stata usata per bersagliare e ridurre al silenzio gli attivisti palestinesi, quando neppure le fragili regole dei tribunali militari israeliani possono essere utilizzate per imprigionare scrittori, attivisti e organizzatori palestinesi. La Campagna esige la liberazione di Ahmad Qatamesh e la fine dell’orrore costituito dalla detenzione amministrativa, un meccanismo di terrore contro la popolazione palestinese.

Dalla detenzione amministrativa ai processi militari fino alle celle di isolamento, Israele mostra totale disprezzo per i diritti umani e la dignità dei detenuti palestinesi. In risposta è urgente che i sostenitori della Palestina e della giustizia in tutto il mondo alzino le loro voci per chiedere la fine dell’isolamento, la fine alla detenzione arbitraria, la libertà di Ahmad Sa’adat e di ciascuno delle migliaia di prigionieri palestinesi nelle carceri dell’occupazione, per l’audacia nella lotta di liberazione della loro terra e del loro popolo.

Esortiamo gli attivisti ad includere dichiarazioni e messaggi di solidarietà con i prigionieri palestinesi nei loro eventi. E, dato che l’anniversario della Nakba si avvicina, a caratterizzare il 15 maggio con la richiesta del diritto al ritorno e della liberazione della Palestina, compresa quella dei prigionieri politici. I prigionieri palestinesi sono in sciopero della fame e alzano le loro voci dietro le sbarre, noi dobbiamo unirci alle loro voci e chiederne la liberazione!

Contattateci all’indirizzo info@freeahmadsaadat.org per comunicarci i vostri eventi e le vostre azioni.
AGIAMO IN SOSTEGNO DI AHMAD SA’ADAT E DI TUTTI I PRIGIONIERI PALESTINESI!

1. Chiamate le ambasciate o i consolati israeliani nei vostri luoghi e chiedete l’immediata liberazione di Ahmad Sa’adat e di tutti i prigionieri politici palestinesi.

2. Scrivete al Comitato Internazionale della Croce Rossa e alle altre organizzazioni per i diritti umani perchè esercitino la loro responsabilità e agiscano rapidamente nel pretendere che Israele garantisca che Ahmad Sa’adat e tutti i palestinesi prigionieri siano liberati dall’isolamento punitivo. Inviate email al Comitato della Croce Rossa (jerusalem.jer@icrc.org), la cui missione umanitaria comprende il monitoraggio delle condizioni dei detenuti e mettetelo al corrente della situazione urgente di Ahmad Sa’adat.

3. Mandate email alla Campagna per la Liberazione di Ahmad Sa’adat con annunci, resoconti e informazioni sugli eventi locali, le attività e la diffusione di volantini.

4 maggio 2001

Campagna per la Liberazione di Ahmad Sa’adat
http://www.freeahmadsaadat.org/



Traduzione di Maria Grazia Ardizzone

Etichette: , , ,

Condividi

6 ottobre 2010

Un esercito di ballerini e di vili canaglie.

Non finiscono mai di sorprendere i soldati israeliani! In questo ultimo video, un soldato dell'Idf si esibisce accanto ad una prigioniera palestinese legata e bendata, mostrando le sue doti di ballerino e, insieme, il razzismo e l'immoralità che permea questo esercito di canaglie.

Non è la prima volta che i soldati israeliani si dedicano alle danze, come in quest'altro video girato a Hebron, che sollevò le proteste dei Palestinesi, alcuni dei quali, giustamente, manifestarono esibendo dei cartelli con scritto "andare a ballare a casa vostra"!

Ma, soprattutto, non è la prima volta che i soldati israeliani umiliano e deridono inermi palestinesi arrestati o fermati ai checkpoint, fotografandoli oppure augurandogli come dono - da parte degli infami della Golani - un bel pezzo di legno da infilare su per il c..o!

E ora ci tocca di assistere a questa ennesima prodezza da parte di un esercito di assassini e di vili canaglie, bravi solo a massacrare civili inermi o a molestare prigionieri legati e bendati, e pronti invece a scappare quando si tratta di affrontare una milizia appena un minimo organizzata, come accaduto di recente in Libano.

Etichette: , , , ,

Condividi

24 settembre 2009

Lettera/appello in favore dei prigionieri palestinesi.

La Lista Civica Nazionale Per il Bene Comune ha predisposto una lettera aperta in favore dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, che è stata consegnata giovedì 17 settembre al Presidente del Senato ed ai senatori presenti, tutti gli altri l'hanno poi ricevuta con il servizio postale .

Con questa lettera si è voluto segnalare che – a fronte della mobilitazione internazionale per la liberazione del soldato Shalit – nessuno sembra ricordarsi delle migliaia e migliaia di Palestinesi illegalmente detenuti nelle carceri israeliane, arrestati spesso secondo procedure arbitrarie e sottoposti a quotidiane umiliazioni, a maltrattamenti, a torture.

Ci si dimentica che Gilad Shalit non è un povero cristo qualunque, ma è un soldato appartenente a quelle forze di occupazione che dal giugno del 2007 continuano a strangolare i Palestinesi della Striscia di Gaza, sottoponendoli a una punizione collettiva – vietata dal diritto umanitario – che non ha uguali al mondo.

Ci si dimentica che in media, tra i Palestinesi incarcerati in Israele, vi sono ogni mese almeno 375 minori, 39 dei quali di età compresa tra i 12 e i 15 anni, in chiara violazione delle norme contenute nella Convenzione Onu sui diriti del fanciullo del 1989, che pure Israele risulta avere sottoscritto.

Ci si dimentica dei quasi 400 Palestinesi incarcerati in regime di detenzione amministrativa, quella vera e propria mostruosità giuridica che consente ad Israele di trattenere in carcere civili palestinesi senza alcuna accusa o processo, sulla base di qualche soffiata o invenzione prezzolata proveniente dagli scantinati dei servizi segreti israeliani.

Detenzione che può durare fino a sei mesi, ma che può essere prorogata per ulteriori sei mesi e poi sei mesi e così via all’infinito: il risultato è che almeno 218 Palestinesi – secondo i dati dell’ong B’tselem - sono detenuti in carcere da più di un anno senza che a loro carico sia stata formulata alcuna precisa accusa, senza conoscere il perché dell’arresto, senza essere stati sottoposti ad alcun processo.

Ci si dimentica, infine, che la grande maggioranza dei prigionieri palestinesi è detenuta in territorio israeliano, in chiara violazione della IV Convenzione di Ginevra.

Ritengo, dunque, importante promuovere e sottoscrivere l’appello che segue, chi vuole potrà farlo inviando una mail a: presidente@perilbenecomune.net oppure scrivendo a: Per il Bene Comune, Piaz.le Stazione 15, 44100 Ferrara – tel./fax. 0532.52.148

IL TESTO DELLA LETTERA

Signor Presidente del Senato, Signori Senatori della Repubblica,

abbiamo registrato con sorpresa la notizia che il Senato ha approvato una risoluzione che chiede il rilascio di un soldato di Israele, catturato mentre partecipava ad una operazione militare ordinata per “perlustrare” un villaggio della striscia di Gaza.

Sorprende che tale presa di posizione non abbia nemmeno accennato agli oltre 11.000 (undicimila) palestinesi rapiti e illegalmente imprigionati dall’esercito e dalle autorità d’occupazione israeliane, ben sapendo che tra queste ci sono anche il Presidente della Assemblea Nazionale (Parlamento) e oltre cinquanta sindaci e dirigenti politici palestinesi, tra cui 21 parlamentari.

Confidando sulla adesione del Senato della Repubblica alla Carta Universale dei diritti dell’Uomo e sull’indipendenza sua e degli attuali senatori dalle pressioni della lobby filo sionista, noi facciamo appello a lei ed a tutti i senatori affinché venga posto un rimedio a tale “dimenticanza”, assumendo una posizione più giusta, equilibrata e dignitosa, in cui venga chiesto alle autorità civili e militari di Israele:

di rispettare le 72 (settantadue) risoluzioni e le deliberazioni dell’ONU sin qui ignorate;

di porre fine alla occupazione militare e alla colonizzazione della Palestina e del Golan;

di liberare i colleghi parlamentari palestinesi che sono stati rapiti;

di liberare tutti i prigionieri da anni in carcere senza processo e colpevoli unicamente di non gradire l’occupazione militare della propria terra;

di fare piena luce sul traffico d’organi che avviene dopo le morti “accidentali” dei prigionieri.

Fernando Rossi

Senatore della XV Legislatura

Lista Civica Nazionale Per il Bene Comune (www.perilbenecomune.net)

Etichette: , , , ,

Condividi