28 ottobre 2011

Di nuovo in Italia Noa, l'ipocrita e falsa "pacifista"

Al pari di una periodica calamità naturale, giunge in questi giorni in Italia la cantante israeliana Achinoam Nini, in arte Noa, per rappresentare ancora una volta la farsa ripugnante di un’artista che dedica la sua vita, oltre che alla musica, al dialogo e alla pacifica convivenza tra Israeliani e Palestinesi.

Sono previsti, infatti, concerti della cantante il 28 ottobre all’Abbazia di Staffarda a Revello (ore 20:45), il 30 ottobre all’Auditorium Santa Chiara di Trento (ore 21:00) e il 25 novembre al Teatro Duni di Matera.

A Revello, in particolare, Noa con il suo concerto chiuderà la rassegna “La Santità sconosciuta – Piemonte Terra di Santi”, e ciò in quanto – a detta degli organizzatori – “in un’edizione dedicata alla pace e al dialogo interreligioso, la presenza di Noa non può che essere una scelta logica e coerente, in base all’impegno sociale e civile di quest’artista”.

Ora, tutto questo sarà pure logico e coerente, ma io ho ben impressa nella mente – e difficilmente la dimenticherò – un’immagine ben diversa di Noa, quella di una falsa e ipocrita “pacifista” che, nel bel mezzo dell’operazione israeliana “Piombo Fuso”, esattamente l’8 gennaio del 2009, ebbe il coraggio di scrivere ai Palestinesi di Gaza, massacrati dai bombardamenti, di augurare loro non la fine dell’infame aggressione israeliana e un immediato cessate il fuoco, ma “che Israele faccia il lavoro che tutti noi sappiamo deve essere fatto, e VI LIBERI definitivamente da questo cancro … oggi chiamato Hamas”.

Oggi tutti sappiamo bene come è andata a finire, Israele non è riuscita a liberare la Striscia di Gaza dal “cancro” di Hamas, ma in compenso è riuscita a “liberarla” da oltre 1.400 Palestinesi, massacrati con ogni tipo di arma ivi incluse quelle proibite dal diritto umanitario; l’83,3% degli uccisi erano civili inermi e indifesi, tra essi 352 bambini (dati: Palestinian Centre for Human Rights e Defence for Children International).

E con incredibile faccia tosta, qualche giorno dopo, Noa assicurava la propria partecipazione ad un evento benefico in favore dei bambini di Gaza previsto a Tel Aviv per il 23 gennaio: dopo aver elogiato il massacro dei genitori si proponeva come cantante “benefica” per gli orfani di Gaza!

Mi piace ricordare che il compianto Juliano Mer Khamis (una vita la sua davvero dedicata alla pace!), nel promuovere una petizione contro la partecipazione di Noa all’evento di beneficenza, si era così rivolto a Noa: “Non c’è limite alla tua ipocrisia, Noa. Tu hai sostenuto la guerra che ha reso orfani questi bambini, e ora vuoi giocare a “Madre Teresa” ed aiutarli? Come puoi essere così cinica? Migliaia di bambini sono stati menomati fisicamente ed emotivamente per il resto della loro vita in una guerra che non solo non hai contestato, ma che hai apertamente giustificato. Forse riuscirai ad accrescere la tua popolarità e cercherai di lavarti le mani insanguinate facendo notizia sulle spalle di questi bambini, ma non sarai in grado di pulire la tua coscienza sporca”.

E, da allora e ancora adesso, Noa continua a riproporsi come alfiere del dialogo e della pace tra Israeliani e Palestinesi, al pari del “trio delle meraviglie” Grossman-Yehoshua-Oz e di quanti altri vanno in giro per il mondo a spacciare un’immagine di Israele come di un Paese che non vorrebbe altro che deporre le armi e vivere in pace con i suoi vicini, impossibilitato a farlo perché costantemente minacciato nella sua “sicurezza”.

Siamo stanchi di questi “pacifisti” che, in vita loro, non hanno mai criticato – ed anzi hanno sempre apertamente appoggiato – tutti i vari massacri che l’esercito israeliano ha compiuto in questi anni, da Gaza al Libano, limitandosi successivamente a battersi il petto e a invocare il cessate il fuoco, omettendo di denunciare i crimini dei valorosi soldati di Tsahal, mettendo sullo stesso piano l’occupante e l’occupato, gli assassini e le vittime massacrate.

Non è un caso che Israele mandi in giro per il mondo questi “alfieri” – non della pace ma della più becera propaganda sionista – a lustrare al meglio la propria immagine, mentre personalità del calibro di Ilan Pappe o di Norman Finkelstein vengono trattati alla stregua di appestati o di pericolosi “infiltrati”, creando per loro una categoria unica al mondo, quella degli Ebrei “che odiano sé stessi”!

E’ per questo che concordo pienamente con l’iniziativa prevista oggi a partire dalle ore 19:00, con un presidio con volantini e striscioni davanti all’Abbazia di Staffarda a Revello (circa un’ora e mezzo da Torino), promossa da Indymedia Piemonte.

Chi non si trovasse esattamente da quelle parti, potrà ripiegare sull’iniziativa promossa su Facebook dall’International Solidarity Movement – Italia, dal titolo “Manifestazione elettronica a Noa che non è benvenuta in Italia!”. Ricordo che, sul “caso Noa”, l’ISM ha anche pubblicato un apposito documento che vale la pena di leggere, per non dimenticare mai qual è il vero volto di questa “pacifista”.

Etichette: , , , ,

Condividi

11 agosto 2012

Noa a Milano, accogliamo come merita questa ipocrita "pacifista" israeliana


Al pari di una periodica calamità naturale, giunge in questi giorni in Italia la cantante israeliana Achinoam Nini, in arte Noa, pronta a rappresentare ancora una volta la farsa ripugnante di un’artista che dedica la sua vita, oltre che alla musica, al dialogo e alla pacifica convivenza tra israeliani e palestinesi.

Sono previsti, in particolare, un concerto gratuito a Milano l’11 agosto al Castello Sforzesco, con orario d’inizio alle ore 21:30, nell’ambito della rassegna “Voci dal mondo – Women for Expo”, un concerto per celebrare i 100 anni di Milano Marittima organizzato dal Comune di Cervia in collaborazione con la Filarmonica Arturo Toscanini, previsto per martedì 14 agosto alle ore 21:15 (Milano Marittima, Viale Ravenna, zona antistante lo stadio G. Todoli), e, infine, un concerto il 16 agosto a Merano nell’ambito del World Music Festival. 

La giunta Pisapia e l’assessore alla cultura Stefano Boeri, dunque, non riescono proprio a fare a meno di avere, ogni qual volta è possibile, una presenza costante e qualificata di Israele a Milano, eppure dovrebbero ricordare (e se non ricordano la loro cultura ha qualche falla…) che questa Noa è sempre la stessa falsa e ipocrita “pacifista” che, nel bel mezzo dell’operazione israeliana “Piombo Fuso”, esattamente l’8 gennaio del 2009, ha avuto il coraggio di scrivere ai Palestinesi di Gaza, massacrati dai bombardamenti, e di augurare loro non la fine dell’infame aggressione israeliana e un immediato cessate il fuoco, ma “che Israele faccia il lavoro che tutti noi sappiamo deve essere fatto, e VI LIBERI definitivamente da questo cancro … oggi chiamato Hamas”. 

Oggi tutti sappiamo bene come è andata a finire, Israele non è riuscita a liberare la Striscia di Gaza dal “cancro” di Hamas, ma in compenso è riuscita a “liberarla” da oltre 1.400 Palestinesi, massacrati con ogni tipo di arma ivi incluse quelle proibite dal diritto umanitario. L’83,3% degli uccisi erano civili inermi e indifesi, e tra essi vi erano 352 bambini (dati: Palestinian Centre for Human Rights e Defence for Children International). 

E con incredibile faccia tosta, qualche giorno dopo, Noa assicurava la propria partecipazione ad un evento benefico in favore dei bambini di Gaza previsto a Tel Aviv per il 23 gennaio: dopo aver elogiato il massacro dei genitori si proponeva come cantante “benefica” per gli orfani di Gaza! 

Mi piace ricordare che il compianto Juliano Mer Khamis (una vita la sua davvero dedicata alla pace!), nel promuovere una petizione contro la partecipazione di Noa all’evento di beneficenza, si era così rivolto a Noa: “Non c’è limite alla tua ipocrisia, Noa. Tu hai sostenuto la guerra che ha reso orfani questi bambini, e ora vuoi giocare a “Madre Teresa” ed aiutarli? Come puoi essere così cinica? Migliaia di bambini sono stati menomati fisicamente ed emotivamente per il resto della loro vita in una guerra che non solo non hai contestato, ma che hai apertamente giustificato. Forse riuscirai ad accrescere la tua popolarità e cercherai di lavarti le mani insanguinate facendo notizia sulle spalle di questi bambini, ma non sarai in grado di pulire la tua coscienza sporca”. 

E, da allora e ancora adesso, “Mama Teresa” Noa continua a riproporsi come alfiere del dialogo e della pace tra israeliani e palestinesi, al pari del “trio delle meraviglie” Grossman-Yehoshua-Oz e di quanti altri vanno in giro per il mondo a spacciare un’immagine di Israele come di un paese che non vorrebbe altro che deporre le armi e vivere in pace con i suoi vicini, impossibilitato a farlo perché costantemente minacciato nella sua “sicurezza”. 

Siamo stanchi di questi “pacifisti” che, in vita loro, non hanno mai criticato – ed anzi hanno sempre apertamente appoggiato – tutti i vari massacri che l’esercito israeliano ha compiuto in questi anni, da Gaza al Libano, limitandosi successivamente a battersi il petto e a invocare il cessate il fuoco, omettendo di denunciare i crimini dei valorosi soldati di Tsahal, mettendo sullo stesso piano l’occupante e l’occupato, gli assassini e le vittime massacrate. 

Non è un caso che Israele mandi in giro per il mondo questi “alfieri” – non della pace ma della più becera propaganda sionista – a lustrare al meglio la propria immagine, mentre personalità del calibro di Ilan Pappe o di Norman Finkelstein vengono trattati alla stregua di appestati o di pericolosi “infiltrati”, creando per loro una categoria unica al mondo, quella degli Ebrei “che odiano sé stessi”.

E’ per questo che condivido e parteciperò con il cuore alla manifestazione organizzata per domani dall’International Solidarity Movement – Italia, con raduno a Largo Cairoli alle ore 20:00, per andare a contestare, pardon, ad applaudire entusiasticamente Noa. 

E pazienza se, dalle colonne del suo blog, Noa accusi quanti chiamano al boicottaggio dei suoi concerti e, più in generale, di Israele, di essere “disinformati”. Farò senz’altro ammenda quando riuscirò a leggere qualche sua dichiarazione in cui non si limiti a parlare in termini generici ed astratti di pace e fratellanza, ma condanni senza mezzi termini l’occupazione israeliana, il furto delle risorse naturali del popolo palestinese, i crimini e le atrocità di cui quotidianamente si macchiano i soldati di Tsahal. I suoi ex commilitoni.  

Etichette: , , , ,

Condividi

22 gennaio 2009

Noa, ovvero l'ipocrisia di certi "pacifisti" israeliani.


La petizione che segue è volta a impedire la partecipazione della cantante israeliana Noa ad un evento benefico in favore di Gaza che avrà luogo domani a Tel Aviv.

In una recente lettera rivolta ai Palestinesi di Gaza, Noa aveva scritto “Io so che nel profondo del vostro cuore DESIDERATE (il maiuscolo è nel testo, n.d.t.) la morte di questa bestia chiamata Hamas che vi ha terrorizzato e massacrato, che ha trasformato Gaza in un cumulo di spazzatura fatto di povertà, malattia e miseria”.

Aggiungendo poi: “Posso soltanto augurarvi che Israele faccia il lavoro che tutti noi sappiamo deve esser fatto, e VI LIBERI definitivamente da questo cancro, questo virus, questo mostro chiamato fanatismo, oggi chiamato Hamas. E che questi assassini scoprano quanta poca compassione possa esistere nei loro cuori e CESSINO di usare voi e i vostri bambini come scudi umani per la loro vigliaccheria e i loro crimini”.

Con l’operazione “Piombo Fuso” Israele non è riuscita nell’intento di liberare i Palestinesi di Gaza dal “cancro” di Hamas; in compenso, li ha “liberati” dal fardello di oltre 1.300 dei loro fratelli massacrati da Tsahal, tra i quali 104 donne e 410 bambini. Questo, senza contare i circa 5.300 feriti (795 donne e 1.855 bambini) provocati dai crimini israeliani e gli oltre 22.000 edifici pubblici e privati totalmente o parzialmente distrutti (si tratta del 14% di tutte le costruzioni presenti nella Striscia!).

Dunque, secondo Noa, la responsabilità di aver trasformato Gaza in un cumulo di spazzatura in cui regnano fame, miseria e disperazione ricade su Hamas, e non sul progressivo blocco dei valichi attuato progressivamente da Israele, anche in costanza di tregua, che ha impedito l’afflusso nella Striscia di energia elettrica, carburanti, beni di consumo, attrezzature, pezzi di ricambio e persino dei beni umanitari.

Secondo Noa, così come per la più becera propaganda sionista, la colpa di tanto morti e feriti, la responsabilità per questi poveri bambini mutilati ed uccisi risiede nel loro utilizzo come “scudi umani”, e non nei reiterati crimini di guerra e crimini contro l’umanità di cui Israele, in questi giorni, viene da più parti accusato, non nella violazione dei principi basilari del diritto umanitario, non negli armamenti proibiti adoperati dalle truppe israeliane quali i proiettili all’uranio impoverito o le granate al fosforo bianco, di cui ora anche Israele ufficialmente ammette alcuni casi di utilizzo.

Nessuna condanna o biasimo, da parte di Noa, per i propri governanti e per i generali dell’esercito che provvede alla sua “difesa”, nessun accenno al fatto che le prime violazioni della tregua sono state poste in essere da Israele, con i raid aerei a partire dai primi giorni di novembre, nessun rilievo al terrificante rapporto tra perdite dell’Idf e uccisioni di civili palestinesi non combattenti, passato da 1:6 nella prima Intifada a 1:48 nell’operazione “Piombo Fuso” (si tratta, in realtà, di una cifra ben al di sotto di quella reale, in quanto basata su dati aggiornati al 15 gennaio; sul punto, cfr. Why did the killing ratio increase? Di Yagil Levy, Ha’aretz, 18.1.2009).

Siamo stanchi e nauseati da questi finti “pacifisti” israeliani, come Noa ma anche come Yehoshua, che dispensano frasi gentili e intrise di compassione ma che, alla tirata delle somme, sono sempre pronti a giustificare i più orrendi crimini e le più feroci operazioni militari dell’esercito israeliano, ivi inclusi i massacri di civili in Libano e, ora, nella Striscia di Gaza.

Magari spacciandole addirittura come un “bene” per il popolo palestinese!

Come ricordato nella petizione, “i veri fanatici qui attorno, Noa, sono le persone che pensano di avere il diritto di infliggere così tanto male, danno e sofferenza ad un popolo assediato, bersagliato e privato dei propri diritti”.

Inviate la vostra adesione all'indirizzo e-mail riportato qui sotto, se volete, ma soprattutto ricordatevi, quando Noa tornerà in Italia (e capita così spesso…), del suo finto pacifismo e della sua ipocrita compassione, e se magari capiterà che venga invitata ad un qualche evento benefico, invitatela cortesemente ad andare ... dove merita!

BAN Achinoam Nini (Noa) from participating at Gaza Charity Event!
Call to Kill the Parents and Volunteer to Sing for the Children

We, the undersigned, demand that Achinoam Nini be barred from participating in the Gaza charity event scheduled for Friday, January 23, 2009 at "Levontin 7" in Tel Aviv

In an open letter to the Palestinian people, Israeli singer Ahinoam Nini wrote:
"I can only wish for you that Israel will do the job we all know needs to be done, and finally RID YOU of this cancer, this virus, this monster called fanaticism, today, called Hamas."

Hebrew
www.ynet.co.il/articles/0,7340,L-3651625,00.html

English
www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3651784,00.html

Today, after her wish has been fulfilled, and the Israeli army "GOT RID" of over 1300 Palestinians, over 400 of them children, over 100 of them women, and injured more than 5000, Ahinoam Nini wants to share the stage at a charity performance for the sake of Gaza's children?

There is no limit to your hypocrisy, Noa. You supported the war which orphaned these children, and now you want to play "Mama Theresa" and help them out? How cynical can you be? Thousands of children were crippled physically and emotionally for the rest of their lives in a war that not only did you not protest, you vocally justified. Maybe you can increase your popularity and try to wash your bloody hands by making headlines on the backs of these children, but you will not be able to clear your dirty conscience.

Not unless you recognize that an occupier has no moral right to tell an occupied people what to do, including what leadership it can or cannot democratically elect. Not before you recognize that the real "virus" or "cancer," to use your ill-willed words, the "monster" is the ongoing occupation and the oppression that comes with it. anything it spawns, is its own doing. The real fanatics around here, Noa, are the people who think that they have the right to inflict so much harm and damage and pain to a besieged and beleaguered and disenfranchised people.

send adhesions to Juliano Mer Khamis children.gaza3@gmail.com

P.S. Dal blog di amaryllide, riporto alcuni pezzi della risposta alla lettera di Noa data dal regista Udi Aloni, figlio di Shulamit Aloni.

Cara Achinoam Nini,
ho scelto di rispondere a te e non all'intera destra rabbiosa, perchè credo che il tradimento del campo della pace superi il danno causato dalla destra di migliaia di volte. La facilità con cui il campo della pace si accoda ai ruggiti di guerra ostacola la creazione di un significativo movimento che possa dare una vera resistenza all'occupazione.

Tu ruoti gli occhi,usi le tue parole d'amore al servizio dei tuo popolo conquistatore e chiedi ai Palestinesi di arrendersi con voce tenera. Tu dai ad Israele il ruolo di liberatore. Ad Israele - che, per oltre 60 anni, li ha occupati e umiliati. "Io so dove è il vostro cuore! E' proprio dove è il mio, con i miei figli, con la terra, con il cielo, con la musica, con la SPERANZA!" scrivi, ma Achinoam, noi abbiamo preso la loro terra e imprigionati nel ghetto chiamato Gaza.

Abbiamo coperto i loro cielo con i jet da combattimento, svettanti come angeli dell'inferno e seminando morte a caso. Di quale speranza stai parlando? Abbiamo distrutto ogni possibilità di moderazione e di vita in comune nel momento in cui abbiamo saccheggiato la loro terra, mentre eravamo seduti con loro al tavolo del negoziato. Possiamo avere parlato di pace, ma li abbiamo derubati anche degli occhi. Essi volevano la terra data loro dal diritto internazionale, e noi abbiamo parlato in nome di Dio.

... Hamas non è il mostro, mia cara Achinoam. È il figlio del mostro.

L'occupazione israeliana è il mostro. Essa e solo essa è responsabile per la povertà e la malattia e l'orrore. Siamo stati così spaventati dalla sua leadership laica, che ha minato la nostra visione della Terra di Israele, che abbiamo scelto di finanziare e sostenere Hamas, nella speranza che da una politica di divide et impera avremmo potuto andare avanti con l'occupazione per sempre, ma quando la cosa ci si è ritorta contro, tu scegli di incolpare l'effetto invece della causa.

Tu scrivi: "Io posso solo augurarvi che Israele faccia il lavoro che tutti noi sappiamo deve essere fatto, e, infine, VI LIBERI da questo cancro, questo virus, questo mostro chiamato fanatismo, e oggi chiamato Hamas ... Sarebbe lo stesso se la tua sorella palestinese scrivesse: "Speriamo che Hamas faccia il lavoro per voi, e vi liberi della Destra ebraica".

Quindi, forse, invece di ordinare a un popolo al quale abbiamo asportato chirurgicamente ogni barlume di speranza, potresti aiutare i tuoi fratelli e sorelle in Palestina a liberarsi dall'occupazione, dall'oppressione e dall'arrogante colonialismo inflitto dal tuo paese. Solo allora li puoi invitare a lottare democraticamente e riportare la Palestina allo stato mentale in cui era prima che noi li spingessimo in un angolo del muro che abbiamo costruito.

E se i tuoi fratelli in Palestina scelgono Hamas, devi rispettare la loro scelta, proprio come le nazioni del mondo hanno rispettato Israele quando ha scelto l'omicida Sharon. Hamas lo devono combattere loro, proprio come tu hai combattuto lui. Questa è la democrazia. Solo allora potrete tu e i tuoi fratelli da entrambe le parti di Palestina e Israele condividere - da uguali - la gioia della terra, il cielo e la musica; solo allora riusciremo a combattere insieme per la parità, per ogni uomo e ogni donna che vivono nella nostra terra santa. Amen.

Udi Aloni

Etichette: , , , ,

Condividi

28 ottobre 2009

La menzogna israeliana dell'autodifesa.

In relazione al conflitto israelo-palestinese (ma non solo…), gli ebrei d’Israele mantengono un atteggiamento vittimista così radicato da spingerli a rappresentare la realtà in modo incredibilmente distorto, se non addirittura sovvertito.

Solo così si può spiegare come uno stato che mantiene una occupazione militare pluridecennale, brutale e spietata, su territori non propri, che vessa, umilia e massacra un intero popolo, costringendolo a vivere sotto un regime di vero e proprio apartheid, possa avere il coraggio di accampare un preteso diritto all’autodifesa contro quei “terroristi” di Palestinesi che osano combattere per la propria indipendenza e autodeterminazione.

Solo così si possono spiegare le reazioni determinate nell’opinione pubblica israeliana dalla pubblicazione del
rapporto Goldstone, che ha inchiodato Israele alla sua responsabilità nella commissione di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità gravissimi e inauditi.

Non è un caso che il Presidente israeliano Peres, un premio Nobel per la pace divenuto con l’età senile una canaglia della peggiore specie, abbia affermato che il rapporto Goldstone “si fa beffe della storia” e che le Nazioni Unite, approvandolo, rischiano di “
sostenere i terroristi, piuttosto che lottare contro di loro”.

Ma Peres è degno Presidente di un popolo che ha approvato con il 71 per cento dei
consensi la guerra (rectius, il massacro) di Gaza, mentre soltanto il 20% a gennaio ne chiedeva la cessazione il prima possibile.

E, attenzione, tra questi la gran parte erano favorevoli allo scatenamento dell’offensiva, soltanto volevano che non diventasse troppo sanguinosa. Ivi compreso il trio delle meraviglie finto-pacifista Grossman, Oz e Yehoshua, che per il solo fatto di essere arruolati tra le “colombe” israeliane fa ben capire a quale fondo sia caduta la tempra morale della società israeliana.

Questo per non dimenticare la tristemente nota cantante finto-pacifista
Noa, che in una lettera aperta ai Palestinesi aveva avuto il coraggio di scrivere: “Io so che nel profondo del vostro cuore DESIDERATE (il maiuscolo è nel testo, n.d.t.) la morte di questa bestia chiamata Hamas che vi ha terrorizzato e massacrato, che ha trasformato Gaza in un cumulo di spazzatura fatto di povertà, malattia e miseria”. Aggiungendo poi: “Posso soltanto augurarvi che Israele faccia il lavoro che tutti noi sappiamo deve esser fatto, e VI LIBERI definitivamente da questo cancro, questo virus, questo mostro chiamato fanatismo, oggi chiamato Hamas.”.

Il rapporto Goldstone ha reso noto al mondo – ma ancora prima lo avevano fatto i vari report di HRW Amnesty B’tselem e altre ong di tutela dei diritti umani – che l’esercito israeliano ha compiuto a Gaza crimini inenarrabili, ha massacrato intere famiglie a cannonate, ha arso vivo persone con il fosforo bianco o le ha devastate con i proiettili a frammentazione, ha ucciso civili con la bandiera bianca in mano, ha ucciso madri e figlie sol perché avevano sbagliato la strada indicata dai soldati, ha usato civili come scudi umani, ha sparato su medici, infermieri e giornalisti, e probabilmente dimentico qualcosa d’altro ancora.

E questa guerra la pubblica opinione israeliana l’ha approvata a grande maggioranza, e qualcuno andava addirittura al confine con Gaza per godersi lo spettacolo, munito di bibite, panini e macchinetta per il caffè (Lavazza, se interessa…).

Per fortuna in Israele esiste ancora gente che la pensa in maniera diversa, e sa bene quale è la realtà delle cose. Una di queste è Larry Derfner, giornalista israeliano che abitualmente scrive sul JPost, che, nell’articolo che segue (qui riportato nella traduzione di
Medarabnews), ci illustra bene il criterio dei due pesi e due misure insito nel concetto israeliano di “autodifesa”.

Ma quanto pesano i Larry Derfner nella società israeliana di oggi?

Praticamente tutta Israele sta ora parlando a una sola voce contro la relazione Goldstone, contro qualsiasi tentativo di incolparci per la guerra di Gaza. Abbiamo affinato al massimo il nostro messaggio e, ispirati dalla performance del primo ministro Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite, lo stiamo trasmettendo con il giusto tono di sdegno:

Come può osare qualcuno negarci il diritto all’autodifesa! Come può osare negarci il diritto di combattere contro il terrorismo!

Suona bene. Mette chiunque altro sulla difensiva. Il diritto all’autodifesa è elevato al massimo grado, come la mamma e la torta di mele – chi si permetterà di esprimersi contro di esso, soprattutto se riguarda noi, Israele, gli ebrei, il popolo della Shoah?

Il diritto all’autodifesa – perfetto.

Ma vorrei chiedere: i palestinesi hanno anch’essi il diritto all’autodifesa?

Probabilmente non lo ammettiamo a voce alta, ma nella nostra testa ci diciamo – ancora una volta, a una sola voce – “No!”

Questa è la nozione che ha Israele di un trattamento equo: siamo in diritto di fare quello che diavolo ci pare ai palestinesi, perché, per definizione, qualunque cosa facciamo a loro è autodifesa. Essi, tuttavia, non hanno il diritto di alzare un dito contro di noi perché, per definizione, qualunque cosa facciano a noi è terrorismo.

E’ così che è sempre andata, è così che è andata con l’operazione “Piombo Fuso”.

E non ci sono limiti al nostro diritto all’autodifesa. Non esiste nulla di “sproporzionato”. Possiamo assediare Gaza, possiamo rispondere ai razzi Qassam con gli F-16 e con gli Apache, possiamo prendere cento occhi per un occhio.

Possiamo deliberatamente distruggere migliaia di case di Gaza, il parlamento di Gaza, il Ministero della Giustizia, il Ministero degli Interni, i tribunali, l’unico stabilimento che a Gaza produce farina, il principale stabilimento che produce pollame, l’impianto di depurazione, i pozzi d’acqua e Dio sa cos’altro.

Deliberatamente.

Dopo tutto, stiamo agendo per autodifesa. Per definizione.

E con quale diritto i palestinesi devono difendersi da tutto questo?

Nessun diritto.

Perché? Perché noi siamo meglio di loro. Perché noi siamo una democrazia e loro sono un mucchio di islamo-fascisti. Perché la nostra è una cultura della vita e la loro è una cultura di morte. Perché loro sono qui per distruggerci, mentre tutto quello che stiamo dicendo noi è di dare una possibilità alla pace.

Uno sguardo alle rovine di Gaza dovrebbe rendere tutto questo abbastanza evidente.

Ecco la nostra idea del “diritto di guerra”: quando i bulldozer israeliani sono andati al di là del confine, nei villaggi di Gaza, e hanno spianato casa dopo casa, in modo che Hamas non avrebbe potuto usarle come rifugio una volta che le Forze di Difesa Israeliane se ne fossero andate, quella è stata legittima difesa. Ma se un ragazzo palestinese che viveva in una di quelle case ha scagliato un sasso contro uno dei bulldozer, quello è terrorismo.

I Goldstone del mondo chiamano tutto ciò ipocrisia, l’uso di due pesi e due misure. Ma come osano! Da queste parti, noi la chiamiamo chiarezza morale.

Larry Derfner è un giornalista israeliano che si occupa di questioni interne e mediorientali; scrive abitualmente sul Jerusalem Post.

Etichette: , , , ,

Condividi

8 giugno 2011

Firma contro "l'Israele che non esiste"

Alla fine pare che “Israele che non ti aspetti” – la rassegna dedicata allo stato ebraico in programma a Milano dal 13 al 20 giugno – avrà luogo comunque a Piazza Duomo, nonostante le terribili “minacce” piovute dagli ambienti dell’attivismo filo palestinese.

E meno male, perché sarebbe stato davvero ridicolo e pretestuoso spacciare per “pesanti minacce” (come ha fatto il presidente della comunità ebraica milanese, Roberto Jarach) la semplice mobilitazione politica e la pubblicazione di una petizione on line volte a boicottare la manifestazione e a denunciarne il carattere propagandistico, che mira a presentare un “Israele che non esiste” celando quello vero, che ha i caratteri tristemente noti dell’oppressione, del razzismo, della violenza, dell’assassinio.

Ancora una volta si cerca di spacciare la semplice denuncia e la contestazione pacifica con l’antisemitismo violento e gratuito, e non è un caso che sia stato per primo l’israeliano Yedioth Ahronoth, nella sua edizione on line, a denunciare il pericoloso atteggiamento assunto da non meglio identificati gruppi filo palestinesi e i loro bellicosi propositi di “incendiare la città”.

“Israele che non ti aspetti” è una kermesse sulla tecnologia e sul turismo israeliani volta a “promuovere scambi scientifici e culturali tra Tel Aviv e Milano”, per raccontare che esiste anche “un Israele diverso da quello di stato interessato ad un conflitto”. Fra gli eventi programmati il solito incontro con il pacifinto scrittore David Grossman e il solito concerto della pacifinta cantante Noa, quella per intenderci che scriveva ai Palestinesi di Gaza di pazientare e di soffrire un pochettino, giusto il tempo che l’esercito israeliano estirpasse il “cancro” di Hamas (e, con esso, centinaia di vite civili inermi e innocenti…).

Ora, a parte il fatto che i rapporti tra Italia e Israele si intrecciano soprattutto intorno al business delle armi e della sicurezza, non esiste un Israele della tecnologia e della “cultura” disgiunto da quello che purtroppo conosciamo dalle cronache quotidiane della Palestina, come se si trattasse di due paesi diversi. E l’Israele che ci raccontano queste cronache è quello che ha trucidato oltre un migliaio di civili inermi e innocenti durante “Piombo Fuso”, quello che ha ucciso 23 manifestanti palestinesi sulle alture del Golan (tra i quali una donna e un bambino), quello che si prepara ad approvare proprio in questi giorni 4.100 nuovi appartamenti nella Gerusalemme est occupata, quello che minaccia di usare la forza contro la Freedom Flotilla 2 in procinto di partire per Gaza, prefigurando lo scenario di un nuovo massacro di attivisti come quello perpetrato a bordo della Mavi Marmara.

Per questo non è accettabile che Milano diventi la passerella di un’operazione di cosmesi e di propaganda, e non è tollerabile che l’Italia legittimi e si renda complice di uno stato razzista e colonialista che viola ogni sorta di norme e convenzioni di diritto internazionale e depriva i Palestinesi dei loro diritti umani fondamentali.

Per questo è importante la massiccia partecipazione alle iniziative messe in campo dal Forum Palestina, dall’ISM e dalle altre organizzazioni, che culmineranno nella manifestazione nazionale del prossimo 18 giugno, con partenza da Largo Cairoli alle ore 15:00 (vi sono anche dei pullman che partono da Roma per partecipare all’evento).
Così come è importante firmare la petizione on line contro l’occupazione israeliana di Milano (il titolo è naturalmente ironico, forse qualcuno non l’ha colto…). Petizione che qui di seguito riporto e in cui chi, come me, è dalla parte del popolo palestinese, non può non riconoscersi.

PETIZIONE CONTRO LA KERMESSE DI ISRAELE A MILANO

A: La Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Milano

Siamo dalla parte dei palestinesi.

A chi rifiuta la guerra, sempre e comunque. A chi non accetta che nel 2011 ancora sopravvivano regimi di apartheid. A chi pensa che ogni persona ed ogni popolo abbia il diritto di autodeterminarsi, senza dover sottostare alla volontà e ai permessi (cinicamente poi sempre negati) di un altro governo. A chi rifiuta ogni tipo di razzismo e discriminazione. A chi non può accettare che ancora vengano costruiti muri per separare, ghettizzare e umiliare altri esseri umani. A chi pensa che la terra sia di chi la abita, e che tutte/i abbiano il diritto di determinare e scegliere sui propri territori. A chi pensa che a nessuno possa essere negato il diritto di muoversi, di spostarsi ma anche, poi, di tornare a casa. A tutte e tutti voi, chiediamo di aderire a questo appello, di condividerlo con altre/i.

Dal 12 al 23 giugno a Milano, in piazza Duomo, si terrà “Israele che non ti aspetti”, una kermesse sulla tecnologia e sul turismo israeliani promossa dalle stesse autorità di Tel Aviv in collaborazione con gli enti locali lombardi, per raccontare “un Israele diverso da quello di Stato interessato da un conflitto”. Un tendone di 900 metri quadri, per un costo annunciato che si aggira intorno ai 2,5 milioni di euro (non è chiaro chi paghi), che vorrebbe cancellare la memoria della pulizia etnica che ha dato origine alla nascita dello stato di Israele e che perdura tuttora: la cacciata violenta degli abitanti della Palestina nel 1948-49, l’espropriazione della loro terra, la soppressione dei loro diritti civili e dei più fondamentali diritti umani, la negazione del diritto dei profughi palestinesi al ritorno nella propria terra.

Uno Stato che legittima l’apartheid come prassi quotidiana, nascondendola sotto la parola “sicurezza” (tanto cara anche ai nostri governi), che costruisce un muro alto più di otto metri che impedisce ai palestinesi di accedere ai propri campi, alle scuole e agli ospedali, espropriando altra terra, case, fonti di vita. Un muro che - in aperta violazione di sentenze e accordi internazionali - annette, sempre in nome del Santo Diritto alla Difesa, insediamenti illegali, che neanche dovrebbero esistere.

Uno Stato che dalle alture siriane del Golan - occupate illegalmente dal 1967 - si appropria di 450 milioni di metri cubi di acqua all’anno, lasciandone solo 22 ai palestinesi, quando invece le risorse andrebbero divise equamente: ecco svelata la grande tecnologia idrica israeliana.

Uno Stato che nega al popolo palestinese la possibilità di muoversi (costruendo check point lungo il suo perimetro e dentro il territorio altrui) ed il diritto al ritorno per tutti coloro che sono stati costretti a lasciare le loro terre durante le guerre e l’occupazione.

Uno Stato che viene definito “unico stato democratico del Medio Oriente”, ma che nei suoi 63 anni di storia ha continuamente alternato guerra ad alta e a bassa intensità, senza costruire mai, realmente, un'ipotesi di pace e non riconoscendo uguali diritti ai suoi cittadini.

Uno Stato che tra il 27 dicembre del 2008 e il 18 gennaio 2009 ha bombardato la Striscia di Gaza portando in soli 24 giorni alla morte di oltre 1.500 persone, utilizzando armi illegali secondo la Convenzione di Ginevra, come le cluster bombs ed il fosforo bianco.

Uno Stato che dal 2006 condanna gli abitanti della Striscia di Gaza ad un assedio e ad un embargo totali e permanenti, impedendo l’ingresso di materiali da costruzione come di altri moltissimi beni, anche di prima necessità.

Uno Stato che, attraverso una campagna mediatica scaltra e feroce, vorrebbe farsi scudo di uno dei maggiori scempi compiuti dall’umanità, l’olocausto nazifascista, per continuare impunemente a non rispondere dei suoi sistematici attacchi alla vita quotidiana del popolo palestinese e dei suoi progettati e sistematici atti di guerra e di distruzione della storia del popolo palestinese.

Per questo non tolleriamo che Milano diventi la passerella per un’operazione di propaganda tanto vergognosa quanto ipocrita!

Più di 70 risoluzioni delle Nazioni Unite in difesa dei Palestinesi, di condanna delle politiche di Israele sono state ignorate: Israele le ha tutte disattese, con l’appoggio determinante degli USA, l’inettitudine colpevole dell’Unione Europea e di tutti gli stati europei. In particolare l’Italia si è resa complice sottoscrivendo numerosi accordi di cooperazione economica, militare e scientifica con Israele.

Noi italiani ci vergogniamo del marcato servilismo dei nostri governi nei riguardi di Israele e chiediamo a chi governa la Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Milano di cancellare un evento che lede l’immagine di una Milano medaglia d’oro alla Resistenza, che rifiuta ogni tipo di razzismo e discriminazione.

E invitiamo tutte e tutti a partecipare alle iniziative che metteremo in campo durante quei dieci giorni, per dire NO alla guerra e a ogni regime oppressivo in qualsiasi forma si manifestino - che siano ad opera di “governi amici” o “pericolosi dittatori”- e ad ogni forma di razzismo o violazione dei diritti umani.

Comitato “No all’occupazione israeliana di Milano”

“RESTIAMO UMANI”

I firmatari

Etichette: , , ,

Condividi