18 maggio 2012

Comunicato del Palestinian Centre for Human Rights nel 64° anniversario della Nakba


Il 15 maggio del 2012 si è celebrato il 64esimo anniversario della Nakba palestinese, l’anniversario dello sradicamento dalle loro terre di centinaia di migliaia di palestinesi. Si è trattato della più dura e brutale pulizia etnica mai vista al mondo, che ha incluso anche deliberati e sistematici omicidi e sfollamenti forzati. Essa è culminata con la proclamazione dello Stato di Israele sulle macerie delle città e dei villaggi palestinesi.

Nel 1948, Israele occupò vaste aree della Palestina, e le invasioni israeliane all’interno delle comunità palestinesi portarono alla cacciata di circa 700.000 palestinesi che persero ogni loro proprietà, e alla distruzione di 418 villaggi.

Dal momento in cui Israele ha assunto il controllo delle terre palestinesi, alla stragrande maggioranza dei palestinesi sfollati al di là della linea armistiziale del 1949 non è stato concesso di far ritorno alle loro case o di essere reintegrati nelle loro proprietà. Questi rifugiati palestinesi, il cui diritto al ritorno alle loro case è garantito dal diritto internazionale, vivono ancora in campi profughi nei Territori palestinesi occupati (Tpo) o in altri paesi, e il loro destino è ancora incerto.

Secondo il Dipartimento Centrale di Statistica palestinese (PCBS), alla fine del 2011, il numero dei palestinesi nel mondo era stimato pari a 11,2 milioni, comprendenti: 4,2 milioni nei Tpo, 1,37 milioni nei territori occupati nel 1948, 4,99 milioni (pari al 44,4% del numero totale dei palestinesi) nei paesi arabi, e 636.000 (il 5,7% del totale dei palestinesi) in paesi esteri. Ciò significa che il 50,1% della popolazione palestinese vive da profugo al di fuori della Palestina. Il PCBS riferisce inoltre che: “A fronte di  5,75 milioni di palestinesi che vivono nella Palestina Storica in un’area di 27.000 chilometri quadrati, gli ebrei rappresentano il 52% dei residenti ed utilizzano più dell’85% della superficie totale delle terre in Palestina. I palestinesi rappresentano il 48% dei residenti e utilizzano meno del 15% della superficie totale. Ciò porta alla conclusione che un singolo palestinese usufruisce di un quarto della superficie utilizzata da un singolo israeliano.”.

Quest’anno, l’anniversario della Nakba coincide con le continue sofferenze dei palestinesi. La situazione dei diritti umani nei Tpo continua a deteriorarsi a causa delle continue violazioni dei diritti umani da parte di Israele, e dei crimini di guerra israeliani commessi contro i palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Sin dalla sua creazione e attraverso l’occupazione del resto dei territori palestinesi dal 1967 ad oggi, Israele ha continuato ad adottare una politica volta a impadronirsi di sempre più terre e proprietà palestinesi. Israele ha intensificato le attività di colonizzazione in Cisgiordania e crea “nuovi fatti sul terreno” mediante la creazione di decine di insediamenti, svuotando la terra della popolazione indigena, confiscando ancora altre proprietà, costruendo il muro di annessione su terra palestinese in Cisgiordania, etc. Israele, inoltre, continua a creare una maggioranza ebraica nei Tpo.

Israele continua anche ad adottare politiche di uccisioni, arresti arbitrari, irruzioni nelle abitazioni, distruzione di proprietà e attrezzature civili, restrizioni al diritto di libera circolazione attraverso più di 500 posti di blocco militari eretti agli ingressi delle città e villaggi palestinesi, e di altre violazioni. Nella Striscia di Gaza, nonostante il piano di disimpegno unilaterale del 2005, i fatti dimostrano che Israele occupa ancora la Striscia di Gaza e continua a controllare i valichi di frontiera con Gaza. Israele continua anche a prendere di mira i palestinesi di Gaza, commettendo varie violazioni ai danni della popolazione civile.

Ci sono circa 5.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Questi prigionieri continuano a sopportare sofferenze a causa delle crudeli condizioni di detenzione e delle ingiuste politiche adottate dalle autorità carcerarie israeliane, in violazione del diritto internazionale. Queste politiche includono la detenzione in isolamento, il diniego delle visite familiari, la detenzione amministrativa, e altre misure illegali e degradanti.

Dall’altro lato, i palestinesi continuano a soffrire a causa della scissione in atto. Gli ultimi cinque anni hanno visto diffuse violazioni dei diritti umani e gravi attacchi a diverse libertà, per lo più dovuti alla spaccatura in atto nella struttura politica palestinese e nelle autorità legislative, esecutive e giudiziarie.

Se l’attuale situazione interna rimarrà invariata, essa influenzerà fortemente la causa palestinese. Poiché abbiamo sperimentato molte minacce alla nostra esistenza e ai nostri diritti, principalmente al diritto all’indipendenza, all’autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese, è preferibile per noi come palestinesi essere uniti al fine di continuare la legittima lotta per il ripristino dei diritti che ci sono stati sottratti.

Il Palestinian Centre for Human Rights ribadisce che i palestinesi, come singoli e collettivamente, hanno il diritto di ritornare nelle loro terre da cui sono stati sfollati nel 1948. e rileva che esistono decine di risoluzioni emanate da svariati organismi internazionali che garantiscono questo diritto, e chiede un risarcimento per questi profughi. Il diritto al ritorno è un diritto inalienabile che resta applicabile in ogni tempo. Il PCHR sottolinea inoltre che Israele deve essere ritenuto responsabile per le violazioni e i crimini internazionali che commette ai danni dei palestinesi e delle loro proprietà.

Il PCHR invita:

1) La comunità internazionale e le Alte Parti Contraenti della IV Convenzione di Ginevra ad adempiere ai loro obblighi giuridici e morali, ad applicare le norme del diritto internazionale, e a porre una giusta fine alle sofferenze del popolo palestinese.

2) I movimenti di Hamas e Fatah a porre fine alla scissione interna in atto, a raggiungere una riconciliazione, e a dare priorità agli interessi generali rispetto alle considerazioni di fazione, al fine di conseguire gli obiettivi nazionali, in primo luogo la fine dell’occupazione.

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16 maggio 2012

Nakba 2012

 
Per ricordare anche quest'anno la ricorrenza della Nakba, ho scelto questo bel video - creato da Sonja Karkar per Australian for Palestine - che mostra immagini e scene di vita familiare e sociale della Palestina pre-1948, prima dell'espulsione di massa di oltre 750.000 palestinesi dalle loro case, dalle loro terre, città, villaggi, una pulizia etnica ben pianificata e posta in essere da cui è nato e che costituisce il peccato originale dello Stato di Israele.

Si tratta di una delle più colossali ingiustizie della storia, a cui ancora oggi non si riesce a porre rimedio attraverso il riconoscimento fattivo di quel diritto al ritorno che pure è scolpito (vanamente pare) nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. E di una pulizia etnica che, in maniera lenta ma ininterrotta, continua ancora ai giorni nostri.

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5 giugno 2011

5 giugno: sosteniamo il diritto al ritorno dei profughi palestinesi

Il diritto al ritorno è un obiettivo centrale della lotta di liberazione palestinese. Sin dal 1947-1948, quando oltre 750.000 palestinesi furono espulsi con la forza dalle loro case - e più di 700.000 hanno subito la totale pulizia etnica dal loro paese - essi e i loro discendenti si sono organizzati per chiedere la correzione di questa ingiustizia storica. I profughi della Guerra dei Sei Giorni nel 1967 (a seguito della quale le forze armate israeliane hanno cacciato 300.000 Palestinesi dai territori occupati della Striscia di Gaza e della Cisgiordania), l'amministrazione israeliana dei territori occupati nel periodo 1967-1994 (durante il quale Israele ha privato 140.000 Palestinesi dei loro diritti di residenza), la colonizzazione della Palestina in atto e la deportazione dei suoi abitanti indigeni, hanno aggiunto le loro voci al crescente movimento mondiale a favore del ritorno.

Negli ultimi anni, il diritto al ritorno è emerso anche come richiesta chiave degli attivisti dei movimenti di solidarietà internazionale che sostengono le aspirazioni alla libertà dei Palestinesi. Il 9 luglio 2005, per esempio, l'Appello della Società Civile Palestinese per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) - il documento fondante di un movimento mondiale guidato dai Palestinesi per la giustizia in Palestina - ha affermato che "le misure punitive non-violente devono essere mantenute fino a quando Israele non rispetterà l'obbligo di riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all'autodeterminazione e non si conformerà pienamente ai principi di diritto internazionale ... di rispettare, proteggere e promuovere i diritti dei profughi palestinesi a tornare alle loro case e proprietà".

Oggi i sette milioni di profughi palestinesi costituiscono il più grande gruppo di rifugiati al mondo, costituendo un terzo del totale dei rifugiati. Il loro diritto a ritornare nelle proprie case, e quello di ricevere un indennizzo per i danni subiti, sono sanciti dal diritto internazionale. La risoluzione 194, che è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite l’11 dicembre 1948 e che Israele ha acconsentito ad applicare come condizione per la sua successiva ammissione alle Nazioni Unite,

stabilisce che i rifugiati che desiderano ritornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbero essere autorizzati a farlo al più presto possibile, e che dovrebbe essere pagato un risarcimento per le proprietà di coloro che scelgono di non ritornare e per la perdita o il danneggiamento di proprietà che, secondo i principi del diritto internazionale o secondo equità, dovrà essere risarcito dai Governi o dalle autorità responsabili.

Inoltre, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata dall'Assemblea Generale il 10 dicembre 1948, afferma che "ogni individuo ha il diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese." E la risoluzione 3236, che l'Assemblea Generale ha adottato il 22 novembre 1974, “ribadisce … il diritto inalienabile dei Palestinesi a tornare alle case e alle proprietà da cui sono stati evacuati e sradicati, e chiede il loro ritorno".

Nonostante i suoi precisi obblighi secondo il diritto internazionale, Israele continua a opporsi alle richieste dei profughi palestinesi di poter ritornare nelle loro case. Più recentemente, domenica 15 maggio, la 63° commemorazione della Nakba, o "catastrofe", la pulizia etnica della Palestina nel 1947-1948, le truppe israeliane hanno risposto alle manifestazioni di rifugiati inermi in marcia verso le loro case con l’uso di forza letale.

Le forze armate israeliane hanno ucciso almeno 15 dimostranti lungo tre confini (con Gaza occupata, il Libano e tra la Siria e le Alture occupate del Golan), hanno ferito centinaia di persone con armi da fuoco, proiettili di artiglieria e gas lacrimogeni, e scatenato una ondata di arresti e repressione nella Cisgiordania occupata. Questa massiccia violenza può essere stata pianificata solamente come una dimostrazione di forza bruta, finalizzata, assieme alle ripetute affermazioni di Benjamin Netanyahu secondo cui "non accadrà", per dissuadere i profughi palestinesi dal far valere i loro diritti storici e il consenso mondiale per il diritto al ritorno.

Ma la storia che più a lungo resterà nel ricordo tra quelle del 15 maggio potrebbe essere quella di Hassan Hijazi. Profugo palestinese di 28 anni residente in Siria, ha sfidato il fuoco che ha ucciso altre quattro persone lungo il confine con la Alture occupate del Golan, poi ha fatto autostop, e infine ha preso un autobus, fino a casa della sua famiglia a Jaffa. Prima di andare a consegnarsi lui stesso alla polizia di Tel Aviv, ha detto ai giornalisti israeliani, "non ho avuto paura e non ho paura. Sull’autobus per Jaffa, mi sono seduto accanto a soldati israeliani. Mi sono reso conto che loro avevano più paura di me”.

Altri milioni di persone hanno deciso di seguire la strada di Hijazi. Domenica 5 giugno, la 44esima commemorazione della Naksa, o rovescio, l'espulsione di 300.000 palestinesi da parte di Israele nel 1967 a seguito della Guerra dei Sei Giorni, i rifugiati palestinesi torneranno in massa alle frontiere. Annunciando la mobilitazione il 18 maggio, la Third Intifada Youth Coalition ha affermato, "Gli ultimi giorni hanno dimostrato che la liberazione della Palestina è possibile e concretamente ottenibile anche con una massiccia marcia disarmata se la nazione decide che è pronta a pagare tutto in una volta per la liberazione della Palestina".

La Commissione Preparatoria per il Diritto al Ritorno, un organismo di coordinamento non di parte, ha chiesto anche ai sostenitori della lotta di liberazione palestinese di attivarsi per il 5 giugno, organizzando manifestazioni, marce e proteste in tutto il mondo per chiedere il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Luoghi adatti potrebbero includere le ambasciate, i consolati, e le missioni israeliane, gli obiettivi della campagna BDS, e i governi stranieri e le organizzazioni internazionali che permettono i crimini israeliani.

"Le marce del 15 maggio non sono state un evento isolato, ma sono state piuttosto la dichiarazione costitutiva di una nuova fase di lotta nella storia della causa palestinese, dal titolo: 'il diritto dei profughi a ritornare nelle loro case '", ha affermato un comunicato della Commissione..

Per la prima volta, i palestinesi sono passati dal commemorare la loro deportazione con dichiarazioni, festival e discorsi, a tentativi reali di tornare alle loro case.

L'immagine di profughi che marciano da tutte le direzioni verso la loro terra di Palestina ha inviato il forte messaggio al mondo intero che i rifugiati sono determinati a ritornare alle loro case per quanto lungo sia il tempo che ci vorrà; e che 63 anni non sono stati abbastanza per uccidere il loro sogno del ritorno; e che le nuove generazioni nate in esilio forzato, che non hanno mai visto la loro terra d'origine, non sono meno unite ad essa dei loro nonni e padri che hanno assistito alla Nakba.

Quello che è successo il 15 maggio era solo un piccolo esempio di una marcia più grande che avrà luogo presto, una marcia dei profughi palestinesi e di coloro che li sostengono. Essi passeranno il filo spinato e torneranno ai loro villaggi e alle città occupate.

Le folle da ogni luogo in cui vi sono profughi palestinesi si dirigeranno verso la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, e verso i confini della Palestina occupata con la Giordania, la Siria e il Libano, in marce pacifiche innalzando la bandiera palestinese e i nomi dei loro villaggi e delle loro città, le chiavi delle loro case, e i documenti di proprietà.

I “venti del cambiamento” della primavera araba soffiano attraverso i campi profughi, non meno che nelle capitali arabe, verso la Palestina. E non mostrano segni di volersi fermare.

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16 maggio 2011

La violenza e l'assassinio non li fermeranno per sempre!





Abbiamo già ricordato come le manifestazioni del 15 maggio per la commemorazione della Nakba siano state segnate dalla durissima repressione dell'esercito israeliano, con un bilancio di una ventina di Palestinesi uccisi e di diverse centinaia di feriti.

Le immagini del video qui sopra mostrano l'"invasione" dei manifestanti nel villaggio di Majdal Shams, sulle alture del Golan. Un'invasione assolutamente pacifica, come mostra il video, eppure anche qui i militari israeliani hanno aperto il fuoco, provocando - secondo Peace Reporter - una decina di morti.

Ma la rivoluzione araba che bussa alle porte di Israele - per dirla con le parole del giornalista di Ha'aretz Aluf Benn - stavolta non sembra che possa essere fermata così facilmente. I Palestinesi che vivono sotto occupazione e quelli della diaspora sono semplicemente stanchi di aspettare un accordo di pace, un proprio stato, l'effettiva realizzazione del sacrosanto diritto al ritorno, e hanno deciso di riprendersi il destino nelle proprie mani.

E quanti pensano di poter "sacrificare" con relativa facilità la questione del diritto al ritorno (così come quella degli insediamenti ebraici a Gerusalemme est) sull'altare di un accordo di pace purchessia, rischiano di commettere un terribile errore.

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Non possiamo più essere complici dei crimini di Israele! Manifestazione oggi pomeriggio a Roma, Piazza S. Marco

Le manifestazioni di protesta in occasione del 63° anniversario della Nakba sono state segnate da un vero e proprio bagno di sangue, con una ventina di Palestinesi uccisi e centinaia di feriti a Gaza, in Cisgiordania, nel Golan occupato e alle frontiere tra Israele e il Libano.

L’ennesimo crimine di Israele che, con la complicità dei governi occidentali, continua a negare quel diritto al ritorno che è uno dei diritti fondamentali ed inviolabili di ogni essere umano. E al Presidente Napolitano, che così ben conosce la nostra Costituzione, qualcuno dovrebbe regalare una edizione rilegata della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo…

Quello che segue è il comunicato di solidarietà del
Forum Palestina, con l’annuncio di una manifestazione di solidarietà prevista a Roma per oggi pomeriggio.




La repressione israeliana non può fermare la Primavera araba anche in Palestina
Solidarietà con i palestinesi. Basta con la complicità dell’Italia con la politica israeliana



Lunedì 16 maggio ore 17.30 manifestazione a Roma in Piazza San Marco



Il diritto al ritorno e l’autodeterminazione del popolo palestinese non possono continuare ad essere negati da Israele e dalle istituzioni internazionali.


Migliaia di profughi palestinesi dai campi disseminati in Libano, in Siria, a Gaza hanno di nuovo imposto all’agenda politica del Medio Oriente e a livello internazionale la questione palestinese.


La Giornata della rabbia palestinese ha coinciso con l’anniversario della Nakba, l’anniversario della pulizia etnica del’48 da parte del nascente Stato di Israele.


Il bilancio provvisorio è di numerosi palestinesi uccisi e feriti, in parte sul confine libanese, in parte lungo quello sirianio e poi su quello di Gaza. Ma incidenti e scontri sono avvenuti anche in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Manifestazioni, nonostante i divieti, sono avvenuti anche tra i palestinesi che vivono in Israele. Tutte le Palestine oggi sono tornate ad essere una sola Palestina in lotta per affermare nuovamente il diritto all’autodeterminazione, ad una pace fondata sulla giustizia e dunque anche sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi. A Gaza, per la prima volta in quattro anni, i sostenitori di Fatah e Hamas hanno marciato insieme e i leader di tutte le organizzazioni sono intervenuti insieme nelle manifestazioni. E’ il segno che l’accordo di riconciliazione nazionale sta dando i suoi frutti positivi anche in direzione della resistenza comune all’occupazione israeliana.


Non possiamo non denunciare ancora una volta la complicità delle istituzioni italiane con la politica israeliana. Non solo il governo Berlusconi ma anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si trova in visita in Israele, anche in questo caso si è trovato nel posto sbagliato ed ha rilasciato dichiarazioni sbagliate. Il Presidente Napolitano ha affermato di condividere pienamente la politica del governo Berlusconi su Israele e Palestina e proprio in occasione della giornata della Nakba palestinese ha affermato ''non e' accettabile considerare la fondazione dello Stato di Israele un disastro, al di la' delle interpretazioni che nel mondo arabo si danno di quell'evento storico''.


Con le manifestazioni di oggi, la giornata della rabbia palestinese è entrata come protagonista nella Primavera araba e dei movimenti che intendono cambiare l’assetto politico del Medio Oriente. L’occupazione e l’apartheid israeliano non potevano pensare di rimanere immuni al vento che sta cambiando nella regione.


Già domenica pomeriggio attivisti solidali con la Palestina, protagonisti della grande e bella manifestazione di sabato a Roma hanno manifestato davanti all’ambasciata israeliana e chiamano a mobilitarsi nuovamente per lunedì 16 maggio in piazza San Marco alle ore 17.30.


Roma, 15 maggio
Il Forum Palestina

P.S.: Milano 17 Maggio alle ore 17.30 manifestazione in Piazza Duomo per denunciare i crimini sionisti e per denunciare la Regione Lombardia complice di Israele, organizzata dalla Rete Milanese di Solidarietà con il popolo palestinese.

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14 maggio 2011

63 anni di Nakba, 63 anni di pulizia etnica




Come ci ricorda Wikipedia, al-Nakba (la catastrofe) è il termine usato dai Palestinesi per riferirsi alla cacciata di buona parte degli abitanti della Palestina dalle loro case e dalle loro terre, intensificatasi a partire dal 15 maggio 1948 a seguito della nascita dello Stato di Israele (i quali però festeggiano tale evento il 14 maggio). E per rendere più lieta la festa, nel febbraio del 2010 il Parlamento israeliano ha varato un legge per vietare ogni celebrazione della Nakba con manifestazioni di lutto e di dolore da parte della popolazione araba...

La Nakba viene commemorata ogni anno e per questo, che è il 63* anniversario, molte realtà locali, organizzazioni e istituzioni della società civile di Gaza - come ci informa Infopal - hanno chiesto alla popolazione una partecipazione di massa alla campagna per il Ritorno, sostenuta pure da un gruppo di giovani palestinesi che su Facebook ha riscontrato molto successo anche tra gli utenti di altri Paesi arabi e islamici.

Lo Stato di Israele è nato con il peccato originale di una pulizia etnica accuratamente pianificata e portata a termine nel giro di circa sei mesi con deliberata ferocia, una ininterrotta serie di violenze, di crimini e di massacri, da Deir Yassin a Tantura a episodi meno noti come la contaminazione dell'acquedotto di Acri con i microbi del tifo. Al termine, come ci ricorda Ilan Pappe nel suo La Pulizia etnica della Palestina, più di metà della popolazione palestinese originaria, quasi 800.000 persone, era stata sradicata, 531 villaggi erano stati distrutti e 11 quartieri urbani interamente svuotati dei loro abitanti.

E la pulizia etnica israeliana continua ancora oggi, in maniera solo più subdola e strisciante, attraverso le violenze e i raid quotidiani - vuoi dei tagliagole di Tsahal vuoi della marmaglia colonica - le umiliazioni ai check-point, la demolizione delle case, la negazione dei diritti più elementari.

Forse oggi non è più possibile punire come meriterebbero quanti pianificarono ed eseguirono i crimini e i massacri del 1948, pochissimi dei quali sono peraltro ancora in vita. E' certamente possibile, ed anzi costituisce un imperativo morale, far sì che oggi si ponga finalmente rimedio alla "catastrofe", garantendo ai Palestinesi uno stato e, soprattutto, quel diritto al ritorno che (purtroppo vanamente) risulta scolpito nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

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11 maggio 2010

Palermo commemora la Nakba.


Al-Nakba, "la catastrofe" è il termine usato dai Palestinesi per definire la pulizia etnica che precedette ed accompagnò la nascita dello stato di Israele, la cui data è convenzionalmente fissata il 15 maggio del 1948, giorno del ritiro delle truppe del Regno Unito dalla Palestina.

Quando questa fu compiuta, nel giro di circa sei mesi, più di metà della popolazione palestinese originaria (quasi ottocentomila persone) era stata spossessata delle proprie terre, 531 villaggi erano stati distrutti, 11 quartieri urbano svuotati dei loro abitanti. Il tutto accompagnato da massacri inauditi e vergognosi quali quelli di Deir Yassin, Tantura, Dawaymeh ed altri ancora.

La Nakba, insieme alla questione correlata del diritto al ritorno dei profughi, sono stati oggetto negli anni di un tentativo di cancellazione dai libri di storia e dall'agenda di ogni piano di pace. Nel febbraio del 2010 il Parlamento israeliano ha addirittura approvato una legge che proibisce di manifestare pubblicamente lutto e dolore in occasione della ricorrenza del 15 maggio.

Il perché ce lo spiega lo storico israeliano Ilan Pappe: Dietro a queste misure draconiane del governo israeliano per impedire qualsiasi discussione sul diritto al ritorno sta una paura profondamente radicata riguardo al dibattito sul 1948, poichè il "trattamento" riservato ai Palestinesi in quegli anni è collegato con l'emergere di questioni spiacevoli rispetto alla legittimità morale del progetto sionista nel suo complesso. Per gli Israeliani è quindi fondamentale sostenere e rafforzare il meccanismo della negazione, non solo per far fallire le rivendicazioni palestinesi nel processo di pace, ma - molto più importante - per ostacolare ogni discussione significativa sulla natura e sui fondamenti morali del sionismo.

Per gli Israeliani, riconoscere i Palestinesi come vittime delle azioni di Israele è fonte di profondo turbamento, almeno per due motivi. Sia perchè dovrebbero fare i conti con l'ingiustizia storica che metterebbe Israele sotto accusa per la pulizia etnica della Palestina del 1948 e in dubbio gli stessi miti fondanti dello Stato d'Israele, sia perchè emergerebbe una miriade di problemi etici che avrebbero implicazioni inevitabili per il futuro dello Stato (Ilan Pappe, "La pulizia etnica della Palestina, pg.291).

Anche il Coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese di Palermo, in collaborazione con l'A.N.P.I. e Radio 100passi, partecipa alle commemorazioni per il 62° anniversario dell'esilio dei profughi palestinesi:

AL-NAKBA
canto del 62° anniversario dell'esilio del popolo palestinese

13 maggio 2010, ore 20:00 - Conservatorio di Musica di Stato Vincenzo Bellini

Performance poesie, musica, canto e narrazione
Mostra fotografica dell'esodo del popolo palestinese
Sapori della Terra Santa pietanze tipiche palestinesi

Partecipano Alessandra Pizzullo (voce poetica), Said Benmsafer (liuto), Lelio Giannetto (basso), Yousif Latif Jaralla (narratore), Matilde Politi, Giana Guaiana (canto).

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Roma: giornata mondiale della Nakba.



SABATO 15 MAGGIO - Giornata mondiale della Nakba



ROMA, Centro Congressi, Via dei Frentani, 4

diretta video su http://www.perilbenecomune.net/ (italiano, inglese e arabo)

Programma:



ORE 10,00 - Registrazione dei partecipanti e saluto di benvenuto di Laura Raduta del Coordinamento Regionale di Per il Bene Comune.

ORE 10,30 - LA NAKBA

Partecipano: Marco Houssein Morelli, Associazione Islamica Imam Mahdi; Moammad Hannoun, Associazione Palestinesi in Italia; Marco Benevento, Forum Palestina; Adele Dentice, Coordinamento Nazionale Per il Bene Comune.

Conduce: Fulvio Grimaldi, giornalista e scrittore

ORE 12,00 - PALESTINA: DIRITTO INTERNAZIONALE NEGATO

Partecipano: Paola Manduca, Coordinatrice del gruppo Newweapons; Vainer Burani, Associazione Giuristi Democratici; Monia Benini, Presidente Per il Bene Comune.

Lettura del contributo di Danilo Zolo, Presidente del Centre for Philosophy of International Law and Global Politics.

Conduce : Samir Al - Qaryouti, giornalista palestinese

BUFFET CON PRODOTTI DELLA GASTRONOMIA PALESTINESE

ORE 15,30 - In collegamento diretto Roma/Gaza:

AL AWDA "Il ritorno"

In una Palestina libera, ove popoli e religioni tornino a convivere in pace

Intervento di apertura del Primo Ministro della Palestina

Ismail Haniyeh

Da Roma intervengono: Mons. Hilarion Capucci, Arcivescovo di Gerusalemme, in esilio; Maruan Abushaaban, originario di Gaza, Presidente Comunità Palestinese di Bergamo; Fernando Rossi, Coordinamento PBC

Conduce: Monia Benini, Presidente PBC.

Da Gaza intervengono: Huda Naim, Parlamentare; Ismail Al-Ashqar, Parlamentare; Husam Ahmed, Direttore del Dipartimento Profughi; un delegato della Comunà Cristiana e un delegato della Comunità Islamica.Conduce: Ahmed Alnajjar, Ministero Educazione.

IN DONO A TUTTI I PRESENTI IL QUADERNO "NAKBA", A CURA DELLA REDAZIONE DI INFOPAL, EDIZIONI AL-HIKMA

E' gradita la conferma della partecipazione.

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21 ottobre 2008

Il 29 novembre a Roma per la Palestina.

SABATO 29 NOVEMBRE
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

Giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese

La Campagna 2008 anno della Palestina è andata avanti anche dopo il successo politico di maggio e delle iniziative di contestazione della Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele e negata alla Nakba dei palestinesi. E’ davanti agli occhi di tutti il perdurante tentativo di omettere la causa palestinese dall’agenda politica italiana. Questa sistematica omissione della questione palestinese, rivela una complicità politica, militare, diplomatica dei governi italiani con l’occupazione israeliana e l’apartheid contro i palestinesi.

Occorre dunque essere consapevoli della funzione soggettiva di una rete di solidarietà con la Palestina come quella che dalla fine del 2001 è stata attivata intorno all’esperienza del Forum Palestina. Spetta a questa soggettività agire affinché la causa palestinese non venga rimossa dall’agenda politica italiana, sia quella istituzionale che quella dei movimenti e del dibattito politico.

Malgrado decine di formule di soluzione e i numerosi giri di presunto negoziato, non si riesce ad uscire dall'empasse che perdura da quindici anni, dove i governi israeliani continuano ad intensificare la loro politica contro il popolo palestinese allargando gli insediamenti, rafforzando i muri di separazione, continuando nelle politiche delle chiusure e l'assedio ferreo e disumano della striscia di Gaza, considerata ormai il carcere più grande del mondo a cielo aperto.

In queste ultime settimane assistiamo ad un tentativo di seminare una vera e propria guerra di pulizia etnica: i coloni israeliani attaccano adesso i palestinesi nelle loro case,soprattutto in Cisgiordania, e la furia dei fanatici israeliani ha seminato terrore tra la popolazione araba nella città di Akko.

Sono passati sessant'anni dalla Nakba quando sono stati cacciati i palestinesi nel 48 dalle loro terre e distrutti più di 400 città e villaggi palestinesi in quell'area, sono passati 41 anni dall'occupazione israeliana del resto della Palestina nel 67, e sono passati esattamente 15 anni dagli accordi di Oslo, e non è cambiato nulla nella politica dei vari governi israeliani nei confronti del popolo palestinese. Alcuni regimi arabi, corresponsabili anche della tragedia del nostro popolo sono diventati più servili al volere americano israeliano, malgrado il loro piano di pace che è stato respinto e gettato nella pattumiera da parte dei governi israeliani prima e dopo Annapolis.

IL governo israeliano, appoggiato dagli Usa suo alleato strategico, vuole sempre e comunque più terre e meno palestinesi, più presunti negoziati e meno soluzioni concreti, continua a detenere nelle carceri 11.000 militanti palestinesi, ha spezzettato tutta la Cisgiordania con l'orrendo muro di separazione, rendendo infernale la vita quotidiana dei palestinesi. I due candidati alla presidenza americana fanno a gara per esprimere obbedienza al volere dei circoli israeliani che pretendono più armi e più soldi per proseguire nella politica di colonizzazione e di negazione al popolo palestinese dei diritti sanciti dalle Nazioni Unite da sessant’anni a questa parte.

I vari rounds dei colloqui israelo palestinesi tra il governo israeliano e l'autorità nazionale palestinese non hanno portato a nulla fino ad oggi.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato la giornata del 29 Novembre come giornata di solidarietà con il popolo palestinese. Nella storia politica mondiale le Nazioni Unite, cioè la legalità internazionale, hanno emesso decine di risoluzioni, mozioni, raccomandazioni a favore della causa del popolo palestinese, ma i vari governi israeliani li hanno trattati sempre da carta straccia.

La resistenza è un diritto sacrosanto di tutti i popoli oppressi, la difesa della propria vita, dei propri diritti, della propria terra, del proprio futuro è un diritto sancito dalle leggi internazionali e dalle varie convenzioni soprattutto quella dei diritti dell'uomo.

Oggi, in occasione della giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese, le comunità, le associazioni, le organizzazioni palestinesi in Italia si appellano all'opinione pubblica italiana, alle forze politiche, al parlamento italiano, a tutti gli amanti della giustizia e della libertà perché dimostrino di essere a fianco della giusta causa del popolo palestinese. Oggi, mentre assistiamo all'orrore del ritorno di certi rigurgiti razzisti, intravediamo il pericolo di nuove guerre e stragi di civili in Medio Oriente. Vorremo vedere gli italiani, i cittadini, le associazioni, i comitati di solidarietà gli immigrati, manifestare tutti insieme per il diritto all’autodeterminazione dei popoli oppressi e il trionfo della pace e della giustizia.

E'arrivato il momento di aprire gli occhi sulla gravità della situazione in Palestina e nei paesi limitrofi, come il Libano e la Siria, ma anche l'Iraq e l'Afghanistan, è arrivato il momento di non illudersi più della possibilità di risolvere tutto con la forza e con le tecnologie militari, di non imporre soluzioni contro la volontà dei vari popoli in tutte queste zone; la pace si conquista dando forza alle leggi internazionali, sostenendo i principi della equità e della giustizia, sostenendo che la libertà è un diritto di tutti, soprattutto di quelli che lottano per conquistarla da decenni.

Vorremmo vedere nel corteo di solidarietà con la Palestina tantissimi operai , tantissimi giovani, tantissime donne, vi invitiamo tutti a manifestare con noi:
- per la fine dell’occupazione israeliana della Palestina.
- per uno stato palestinese sovrano con Gerusalemme capitale,
-per Il diritto al ritorno ai rifugiati palestinesi, come è previsto dalla risoluzione Onu 184
- per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane
- per lo smantellamento del regime di apartheid e delle colonie israeliane
- per lo smantellamento dell'assedio imposto alla Striscia di Gaza
- per la revoca degli accordi di cooperazione militare Italia – Israele e il ritiro delle truppe dai vari teatri di guerra.
Ottobre 2008
Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia
UDAP ( Unione Democratica Arabo Palestinese )

A ROMA PER LA PALESTINA
di Francesco Giordano

MARTIRI DELL’INTIFADA: Muoiono in piedi, luminosi sulla strada/splendenti come stelle,/le labbra sulle labbra della vita/ fronteggiano la morte/e scompaiono come il sole. (Fadwa Tugan).
Salwa Salah, Sara Siureh, entrambe 18 anni, sono state messe in “arresti amministrativi”, la detenzione senza processo, senza capi di accusa precisi; loro, come almeno 600 prigionieri politici palestinesi, tra cui 13 minorenni.

Ad Abdel Kader Zeid, 17 anni, Aziz Berat 20 anni e Mohammad Ramahi di 22 anni è andata peggio, sono gli ultimi assassinati dai killer sionisti.

Israele, paese che diversi (...) hanno voluto invitare come ospite “d’onore” alla Fiera del Libro di Torino; altri (...) si sono “limitati” a schierarsi a favore del vergognoso invito e contro chi invece organizzava il boicottaggio della partecipazione alla Fiera del Libro dell’unico paese che non rispetta le risoluzioni dell’ONU, che possiede centinaia di testate nucleari e che minaccia di bombardare l’Iran perché, forse, questo paese vuole dotarsi dell’energia nucleare.

A favore del boicottaggio si erano schierate forze politiche realmente di sinistra, intellettuali ed editori onesti, gruppi, associazioni sempre di sinistra, Centri Sociali non allineati con il potere, singole persone che ancora inorridiscono, e si indignano, davanti alle ingiustizie palesi come l’occupazione della Palestina da parte di Israele.Tutte queste forze hanno organizzato la magnifica manifestazione del 10 maggio a Torino che è terminata davanti alla fiera del libro facendo tremare i pochi partecipanti alla vergognosa parata sionista. Alla manifestazione si era arrivati attraverso centinaia di iniziative su tutto il territorio nazionale.

Sull’onda di quella vittoria ci siamo dati un’altro appuntamento nazionale per il 29 novembre a Roma, come chiusura dell’anno che abbiamo voluto dedicare alla Palestina, e per ricordare la Nakba, ovvero la catastrofe per il popolo palestinese, l’inizio della pulizia etnica voluta, programmata ed attuata dal sionismo.

Sarà una manifestazione forte e di totale appoggio alle ragioni del popolo palestinese, alla sua eroica Resistenza, espressa nelle varie forme che loro ritengono utili e necessarie, al coraggio con cui si battono contro una delle più feroci ed impunite occupazioni.Sarà un corteo colorato, massiccio, determinato che griderà anche le critiche ai governi occidentali, ai partiti di “sinistra” italiani, a chi collabora con i sionisti, in Italia, nel mondo arabo, in Palestina.Sarà un corteo che urlerà contro chi, muto e complice, assiste al genocidio ed alla pulizia etnica palestinese.

Il 29 novembre saremo a Roma perché è un appuntamento da non mancare per chiunque ha a cuore la pace, la giustizia, la dignità dei popoli. Gli altri, quelli che accettano l’occupazione girandosi dall’altra parte o che sono equidistanti, che restino a casa.

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14 maggio 2008

In questo stesso giorno, nel 1948...

Esattamente sessanta anni fa, il 14 maggio del 1948:
- nel distretto di Acri, vennero conquistati i villaggi di al-Sumayriyya, di al-Zib e di al-Bassa, e i loro abitanti furono espulsi. Al-Zib, che era il centro della resistenza, fu bombardato fino a che la popolazione civile non fu costretta a fuggire, e poi raso al suolo. Ad al-Bassa, molti fuggirono prima dell'arrivo delle forze sioniste, sebbene alcuni rimanessero. Secondo il racconto di alcuni testimoni, i soldati israeliani ammassarono quelli che erano rimasti indietro dentro la chiesa locale. I soldati procedettero all'esecuzione di alcuni tra gli abitanti del villaggio più giovani , poi ordinarono agli altri di bruciare i corpi.
- Abu Shusha, situata vicino ad al-Ramla, venne parimenti occupata. Le truppe israeliane che occupavano la cittadina compirono un massacro dei suoi abitanti. Dalle 60 alle 70 persone furono assassinate prima del 21 maggio, mentre il resto degli abitanti venne espulso.
- Jaffa cadde nelle mani delle forze sioniste. Dei 70.000-80.000 Arabi che risiedevano nella città, ne rimase solamente un numero compreso tra i 3.600 e i 4.100. La maggior parte degli abitanti di Jaffa fu spinta verso il mare e costretta a fuggire con alcune imbarcazioni, finendo in altre città costiere palestinesi come Gaza o, più lontano ancora, in Egitto e in Libano.
Nasceva lo Stato di Israele, e nasceva sulla base della violenza sistematica e feroce, dell'espulsione della popolazione indigena, della pulizia etnica: 750.000 Palestinesi venivano cacciati dalle loro case e circa 400 villaggi venivano distrutti.
Ma - come ricorda lo storico Ilan Pappe - in Israele "il valore di uno Stato a base etnica è ancora al di sopra di qualunque diritto umano o civile".
E, difatti, l'opera sistematica di pulizia etnica da parte di Israele ancora oggi non è terminata.

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1 aprile 2008

Per chi vuole andare in Palestina.

Dalla mailing list del meetup per Gaza, raccolgo e rilancio l'indicazione di Claudia La Barbera per chi fosse interessato a fare un viaggio in Palestina.
Si tratta delle iniziative organizzate dall'associazione cattolica Pax Christi nell'ambito della campagna "Ponti e non Muri", iniziative che si ripetono ogni anno e che rappresentano, a detta di chi vi ha partecipato, esperienze meritevoli di essere vissute.

Tra i "murati vivi" dei Territori Occupati
Pace, pace! Ma pace non c'è
Pax Christi In Palestina - viaggi 2008
E' possibile iscriversi fin da adesso in moda da agevolare la programmazione degli incontri di formazione pre partenza

1 - 15 AGOSTO 2008
Ricucire la pace. Nelle famiglie dei campi profughi, per una memoria condivisa della Nakba. Per giovani-adulti
15 - 22 AGOSTO 2008
Pellegrinaggio di giustizia. Condivisione con le comunità cristiane della terrasanta sotto occupazione da 40anni. Per adulti e famiglie.
24 OTTOBRE- 7 NOVEMBRE 2008
Tutti a raccolta! Campo-lavoro tra gli ulivi di Aboud. Per giovani-adulti
Le esperienze di RICUCIRE LA PACE e TUTTI A RACCOLTA prevedono DUE TRAINING di formazione obbligatori: per questo il termine ultimo per chiedere di partecipare è ENTRO IL 6 GIUGNO (week-end del 1° Training).

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