4 aprile 2011

Boicottare Israele dall'interno


Non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza della campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) con cui, in tutto il mondo, la società civile conduce, con sempre maggior successo, la propria lotta contro i crimini dell’occupazione israeliana e la quotidiana violazione dei diritti umani dei Palestinesi.

E anche all’interno di Israele non sono poche le persone di buona volontà che, nonostante l’enorme pressione contraria e gli strumenti legislativi che si intendono approntare per combattere il fenomeno, conducono la loro lotta coraggiosa per la pace e la giustizia.

Di questo tratta l’articolo che Mya Guarnieri ha scritto lo scorso 26 marzo per il sito web in lingua inglese di al Jazeera, qui proposto nella traduzione offerta dal sito Stop Agrexco Italia.


di Mya Guarnieri – 26.3.2011

È stato l'Egitto a farmi cominciare a pensare al movimento Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) in modo serio. Stavo già conducendo un boicottaggio mirato sotto tono dei prodotti provenienti dagli insediamenti – leggendo in silenzio le etichette al supermercato per essere sicuro di non comprare nulla che proveniva da oltre la linea verde.

L'avevo fatto da tempo. Ma, a un certo punto, ho capito che il mio personale boicottaggio mirato era un po' ingenuo. E ho capito che non bastava.

Non sono solo gli insediamenti e l'occupazione, le due facce della stessa medaglia, che rappresentano un grave ostacolo alla pace e violano i diritti umani dei palestinesi. È anche tutto ciò che li sostiene - il governo e le sue istituzioni. È la bolla dentro la quale molti israeliani vivono, l'illusione della normalità. È l'idea che lo status quo è sostenibile.

E gli insediamenti sono un diversivo, un bersaglio conveniente per la rabbia. Gli israeliani devono anche affrontare una delle maggiori ingiustizie che ha avuto come risultato la creazione del loro stato - la Nakba, l'espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi.

Anche se la campagna BDS affronta ciò, oltre ad altre questioni - i tre principi del movimento sono il rispetto per il diritto di ritorno dei palestinesi, come indicato nella risoluzione ONU 194, la fine dell'occupazione e la parità di diritti per i cittadini palestinesi di Israele - sono rimasta riluttante a farmi coinvolgere.

Devo ammettere che il movimento mi spaventava. Non pensavo che sarebbe stato di aiuto. Ero sicura che avrebbe solo spinto Israele ad impuntarsi ancora più forte. Farà peggiorare le cose per tutti, ho pensato.

L'Egitto era il punto di svolta per me. Sono stata euforica a vedere le immagini di persone scendere in piazza per chiedere un cambiamento. E mentre i Palestine Papers dimostrano che il governo israeliano sembra intenzionato a mantenere lo status quo, conosco tanti israeliani che sono stufi di questo.

Ci sono madri che non vogliono mandare i loro figli nell'esercito; soldati che risentono di dover proteggere i coloni. Recentemente ho parlato con un uomo di 44 anni – una persona normale, un padre di due figli - che mi ha detto che è così frustrato con il governo e così preoccupato per il futuro che vuole bruciare qualcosa.

E l'Egitto è sulle labbra di molti israeliani in questo momento. Allora, che cosa si può fare per contribuire a portarlo dalle labbra ai piedi degli israeliani? Cosa si può fare per spingere gli israeliani a lottare per il cambiamento, lottare per la pace, per liberarsi da un conflitto che mina la loro auto- determinazione, la loro libertà?

Il BDS ha incassato una serie di successi, e questo è uno dei motivi per il quale il Knesset israeliano sta cercando di far passare una legge, nota come "legge Boicottaggio", che potrebbe effettivamente criminalizzare gli israeliani che si uniscono al movimento, sottoponendoli a pesanti multe.

E alcuni di coloro che sono impegnati nella campagna BDS sono già sottoposti ad una immensa pressione da parte dello Stato.

''La maschera della democrazia di Israele"

Leehee Rothschild, 26 anni, è una delle decine di israeliani che hanno risposto all'appello palestinese del 2005 per il BDS. Recentemente il suo appartamento di Tel Aviv è stato perquisito. La polizia lo faceva con il pretesto della ricerca di droghe, ma è stata portata alla stazione di polizia per un breve interrogatorio che è stato concentrato interamente sulla politica.

"La persona che è venuta a liberarmi [dall'interrogatorio] è stato un ufficiale dei servizi segreti che ha detto che è incaricato a monitorare l'attività politica dell'area di Tel Aviv ", ha detto Rothschild. A chiedere il mandato di perquisizione è stato questo ufficiale.

A seguito dell'Operazione Piombo Fuso, attivisti israeliani hanno riferito di pressioni sempre maggiori da parte della polizia così come i General Security Services - conosciuti con il loro acronimo ebraico, Shabak.

Il mandato di quest'ultimo include, tra le altre cose, l'obiettivo di mantenere Israele come Stato ebraico, pertanto coloro che auspicano la democrazia diventano degli obiettivi.

Le perquisizioni, come quella subita da Rothschild, non sono rare, né sono le telefonate da parte di Shabak.

"Ovviamente [la pressione] non è niente in confronto a quello che i palestinesi devono affrontare", ha detto Rothschild. "Ma penso che stiamo toccando un nervo scoperto".

Alla domanda sulla proposta di legge sul boicottaggio, Rothschild, commenta: "Se la legge viene approvata, si strapperà, un po' di più, la maschera della democrazia di Israele".

Amore duro

Per quanto riguarda il suo coinvolgimento nella campagna BDS, Rothschild commenta che non era a conoscenza del movimento fino a quando non è diventato un argomento serio di discussione all'interno della sinistra radicale israeliana, in cui era già attiva, e anche dopo aver sentito parlare del BDS, non ha aderito alla campagna subito.

"Ho avuto delle riserve in merito [al BDS]," Rothschild ricorda. "Ci ho pensato per molto tempo e ne ho discusso con me stessa e i miei amici.

"La riserva principale che avevo era che gli aspetti economici avrebbero danneggiato per prima i più deboli della società - la gente povera – coloro che hanno il minimo effetto su quello che sta succedendo. Ma ora penso che l'occupazione sta danneggiando queste persone molto più di quanto il boicottaggio".

Rothschild rileva che i fondi statali che vengono versati in "sicurezza e difesa e nell'oppressione del popolo palestinese" potrebbero essere meglio utilizzati in Israele per aiutare gli strati socioeconomici più deboli.

"Un'altra riserva che avevo era che si potrebbe rendere l'opinione pubblica israeliana più estremista, più fondamentalista", aggiunge Rothschild. "Ma devo dire che per diventare più estremista la strada non è ora molto lunga".

Come israeliana, Rothschild, ritiene che aderire al movimento BDS sia un atto premuroso. È un atto di amore duro per il paese in cui è nata e cresciuta.

"Spero che, per alcune persone, sarà uno schiaffo in faccia e loro si sveglieranno e vedranno cosa sta succedendo ", Rothschild, dice, aggiungendo che gli oppressori sono pure oppressi.

"Il popolo israeliano è oppresso dall'occupazione - vivono all'interno di un società che è militarizzata, violenta e razzista".

'Rinnegare i miei privilegi'

Ronnie Barkan, 34 anni, spiega che ha fatto il primo passo verso il boicottaggio 15 anni fa, quando ha rifiutato di completare il servizio militare obbligatorio.

"Ci sono tante pressioni sociali [in Israele]", Barkan dice. "Siamo cresciuti sin dalla scuola materna per essere soldati. Ci insegnano che è nostro dovere [servire nell'esercito] e se non lo vuoi fare, sei un parassita o un traditore".

"La cosa peggiore è che siamo cresciuti ad essere profondamente razzisti", aggiunge. "Tutto è mirato a sostenere i privilegi [ebraici] come i padroni della terra. Sostenere la campagna BDS significa rinunciare ai miei privilegi in questa terra e insistere sull'uguaglianza per tutti".

Barkan paragona la sua adesione al movimento di boicottaggio ai "bianchi che hanno rinunciato ai loro privilegi nel Sud Africa dell'apartheid e si sono uniti alla lotta dei neri".

Quando ho rabbrividito sentendo la parola 'apartheid', Barkan ha subito risposto: "Israele è chiaramente conforme alla definizione giuridica del 'crimine di apartheid' come definito nello Statuto di Roma".

'Mai più per nessuno'

Alcuni si oppongono al BDS perché fra le richieste c'è il riconoscimento del diritto di ritorno dei palestinesi. Questi critici dicono che l'evoluzione demografica intaccherebbe l'auto-determinazione ebraica. Ma Barkan sostiene che "il fondamento di base [del movimento] sono i diritti umani e il diritto internazionale universalmente riconosciuti".

Sottolinea che il BDS rispetta i diritti umani sia per i palestinesi che per gli ebrei e comprende fautori di uno stato democratico bi-nazionale così come quelli che credono che una soluzione a due stati sia la migliore risposta al conflitto.

Sottolinea inoltre che il BDS non è anti-semita. Né è anti-israeliano.

"La campagna di boicottaggio non prende di mira gli israeliani, ma le politiche criminali di Israele e le istituzioni che ne sono complici, non gli individui", ha detto.

"Quindi mettiamo che un musicista o accademico israeliano va all'estero e si è allontanato da una conferenza o un evento solo perché è israeliano..." comincio a chiedere.

"No, no, questo non rientra nelle linea guida del boicottaggio", Barkan dice.

"Perché questo non è un boicottaggio. Si tratta di razzismo," dico io.

"Esattamente", risponde Barkan, aggiungendo che l'appello palestinese per il BDS è "un appello molto responsabile" che "fa una differenziazione tra le istituzioni e gli individui ed è chiaramente un boicottaggio delle istituzioni criminali e le loro rappresentanti".

"Ogni volta che c'è una zona grigia", aggiunge, "noi prendiamo l'approccio più soft".

Eppure, Barkan è stato criticato per il suo ruolo nel movimento di boicottaggio.

"Mia nonna che è stata ad Auschwitz mi dice, 'Puoi pensare quello che vuoi ma non esprimere le tue politiche perché non sono belle', e io le dico: 'Tu sai chi non si è espresso 70 anni fa'".

Barkan aggiunge: "Penso che la lezione principale da trarre dall'Olocausto è 'Mai più per nessuno' e non 'mai più per gli ebrei'".

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26 febbraio 2011

Assemblea pubblica a Roma: "Agire contro il sionismo"


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8 novembre 2010

Per uno stato unico, laico e democratico nella Palestina storica.

Ciclo di seminari e di incontri con Ghada Karmi e Kevin Ovenden a Torino, Ivrea, Milano, Varese, Trieste, Cagliari, Napoli, Roma e Pisa
dal 13 al 20 novembre 2010

www.ism-italia.org – info@ism-italia.org

Questo ciclo di seminari e di incontri, promosso da ISM-Italia e da Viva Palestina Italia in collaborazione con altre associazioni, segna il completamento di un ciclo di lavoro iniziato con il seminario La dimensione della parola condivisa – Quale futuro per Palestina/Israele?, Biella 12/13 maggio 2006. In quella occasione Ilan Pappé ebbe ad anticipare i contenuti del suo saggio La pulizia etnica della Palestina, edito in Gran Bretagna nell’ottobre del 2006 e in Italia nell’aprile 2008, e Omar Barghouti ebbe a introdurre i temi dell’appello al boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) lanciato dalla società civile palestinese il 9 luglio 2005, preceduto nel 2004 da quello per il boicottaggio accademico e culturale di Israele.

Ne sono derivate due delle principali linee di attività di ISM-Italia: la promozione della campagna BDS e l’impegno per la pubblicazione o per la promozione di strumenti critici sulla vicenda mediorientale.

La traduzione del saggio di Ilan Pappé e la presentazione di altri testi, come Distruggere la Palestina – La politica israeliana dopo il 1948 di Tanya Reinhart, Tropea 2004, La fine della soluzione dei due stati, curato da Jamil Hilal, Jaca Book 2007 e la promozione della pubblicazione di Politica (Poesie scelte 1997-2008) di Aharon Shabtai, Multimedia 2008 e de Il nuovo filosemitismo europeo e il “campo della pace” in Israele di Yitzhak Laor, Le Nuove Muse 2008, ne sono stati alcuni passaggi.

La pubblicazione, da parte della casa editrice DeriveApprodi, del saggio di Ghada Karmi Sposata a un altro uomo – Per uno Stato laico e democratico nella Palestina storica, riempie un vuoto nella pubblicistica italiana e permette, caduta la soluzione due popoli – due stati, di analizzare, in termini nuovi, una possibile soluzione della questione palestinese, la one-state solution, nel segno della giustizia e del rispetto dei diritti umani.

Centrale e irrinunciabile rimane il diritto al ritorno dei profughi, come riconoscimento da parte di Israele e del mondo occidentale del crimine commesso contro il popolo palestinese nel ‘47 – ‘48, crimine che continua in Cisgiordania, mentre nella Striscia di Gaza è in corso un genocidio.

Anche questo saggio è stato tradotto a cura di ISM-Italia.

A DeriveApprodi si deve anche nel 2009 la pubblicazione di Boicottare Israele: una pratica non violenta di Diana Carminati e Alfredo Tradardi, in corso di pubblicazione anche in tedesco, e nel 2010 de L’Iran e la bomba di Giorgio Frankel.

Agli incontri di Napoli, Roma e Pisa parteciperà anche Kevin Ovenden, leader del Convoglio VivaPalestina5, partito da Londra il 18 settembre ed entrato nella Striscia di Gaza il 21 ottobre insieme agli altri due convogli provenienti dal Qatar e dal Marocco.

Il Convoglio VivaPalestina5 è stata la prima risposta internazionale (30 le delegazioni presenti, 380 i partecipanti, circa 140 i veicoli) all’attacco omicida israeliano contro la Mavi Marmara nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2010.

A questo convoglio ha partecipato, organizzata da ISM-Italia e da Viva Palestina Italia, una delegazione italiana con sei veicoli, tra i quali una ambulanza e una auto medica, e 14 attivisti.

Sarà l’occasione per fare un esame politico di questa iniziativa e dei convogli e delle flottiglie a venire.

Un ringraziamento particolare ai relatori e alle relatrici e a quanti/e hanno collaborato alla organizzazione di questo ciclo di incontri.

ISM-Italia Viva Palestina Italia

Torino, sabato 13 novembre 2010 ore 9,30
Centro Culturale Italo-Arabo Dar Al Hikma in via Fiochetto 15

Programma del seminario
09.30 – 10.00 Registrazione

Sessione 1
10.00– 10-10 Welcome
10.10 – 10.30 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
10.30 – 11.30 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
11.30 – 13.00 Dibattito

Sessione 2
14.00 – 14.30 Il metodo di oppressione, repressione e di supremazia sionista, Giorgio Frankel
14.30 – 15.00 Il ruolo dell’arte in questi temi oscuri, Piero Gilardi
15.00 – 15.20 Il significato politico del convoglio VivaPalestina5 Alfredo Tradardi
15.20 – 16.00 Dibattito

Ivrea, sabato 13 novembre 2010 ore 20.30
Sala Santa Marta in piazza Santa Marta
in collaborazione con Varieventuali

Programma dell’assemblea
20.30 – 20.40 Welcome
20.40 – 21.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
21.00 – 21.40 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
21.40 – 22.00 Dibattito
22.00 – 22.30 L’Unione Europea e Israele, Gianni Vattimo
22.30 – 23.00 Il significato politico del convoglio VivaPalestina5, Alfredo Tradardi
23.00 – 23.30 Dibattito

Milano, lunedì 15 novembre 2010 ore 15.30
Centro Concetto Marchesi in via Spallanzani 6
in collaborazione con la Rete milanese per il BDS

Programma del seminario
15.30 – 16.00 Registrazione

Sessione 1
16.00 – 16-10 Welcome
16.10 – 16.30 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
16.30 – 17.15 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
17.15 – 17.30 Dibattito

Sessione 2
17.30 – 17.50 Il rapporto Goldstone, Pietro Beretta e Gianfranca Scutari
17.50 – 18.10 Il significato politico del convoglio VivaPalestina5, Alfredo Tradardi
18.10 – 19.00 Dibattito

Varese, lunedì 15 novembre 2010 ore 21.00
Istituto Traduttori e Interpreti in via Cavour 30
in collaborazione con il Comitato Varesino per la Palestina

Programma dell’assemblea
21.00 – 21.10 Welcome
21.10 – 21.30 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
21.30 – 22.30 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
22.30 – 23.00 Dibattito
23.00 – 23.20 Il significato politico del convoglio VivaPalestina5, Alfredo Tradardi
23.20 – 23.45 Dibattito

Trieste, martedì 16 novembre 2010 ore 18.00
Università di Trieste, Aula Magna in via Baciocchi
in collaborazione con il Centro Universitario Studi e Ricerche per la Pace e Salaam Ragazzi dell’Olivo Comitato di Trieste

Incontro-dibattito
Interventi di Diana Carminati e Ghada Karmi
Dibattito

Cagliari, mercoledì 17 novembre 2010 ore 16.30
Università di Cagliari-Facoltà di Scienze Politiche in via San Giorgio 12
in collaborazione con l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina

Programma dell’assemblea
16.30 – 16.40 Welcome
16.40 – 17.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Wasim Dahmash
17.00 – 18.00 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
18.00 – 18.30 Dibattito

Cagliari, mercoledì 17 novembre 2010 ore 18.30
al Manàmanà di piazza Savoia
in collaborazione con il Circolo dei Lettori di Cagliari

Programma dell’incontro-dibattito
18.30 – 18.40 Welcome
18.40 – 19.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Wasim Dahmash
19.00 – 20.00 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
20.00 – 20.30 Dibattito

Napoli, giovedì 18 novembre 2010 ore 16.00
Università L’Orientale Palazzo Giusti in Largo San Giovanni Maggiore
in collaborazione con il Comitato Campano di Solidarietà con il Popolo Palestinese
e il Collettivo Autorganizzato Universitario (CAU)

Programma del seminario
16-00 – 16-30 Registrazione

Sessione 1
16.30 – 16.40 Welcome
16.40 – 17.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
17.00 – 18.00 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
18.00 – 18.30 Dibattito

Sessione 2
18.30 – 19.00 La natura coloniale del sionismo, Iain Chambers
19.00 – 19.30 Agire contro il sionismo, Kevin Ovenden
19.30 – 20.00 Dibattito

Roma, venerdì 19 novembre 2010 ore 10.00
Hotel Massimo d’Azeglio in via Cavour 18 (presso la stazione Termini)
in collaborazione con DeriveApprodi

Programma del seminario
10.00 – 10.30 Registrazione

Sessione 1
10.30 – 10.40 Welcome
10.40 – 11.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Biancamaria Scarcia
11.00 – 12.00 Per uno Stato, unico laico, e democratico nella Palestina storica, Ghada Karmi
12.00 – 13.00 Dibattito

Sessione 2
14.00 – 15.00 Agire contro Israele, Kevin Ovenden
15.00 – 15.30 Sionismo: un tabù depassé, Sergio Cararo
15.30 – 16.00 Il boicottaggio accademico e culturale di Israele, Diana Carminati
16.00 – 16.30 G Awad, psicoanalista palestinese: note sulla crisi del mondo arabo, Flavia Donati
16.30 – 17.30

Interventi programmati: La fabbrica del falso: il caso israeliano, Vladimiro Giacchè

Pisa, sabato 20 novembre 2010 ore 16.00
Facoltà di Lettere Palazzo Ricci in via del Collegio Ricci n. 10
in collaborazione con il Collettivo Autonomo Universitario di Pisa

Programma del seminario
16.00 – 16.10 Welcome
16.10 – 16.30 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
16.30 – 17.20 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
17.20 – 17.40 Dibattito
17.40 – 18.20 Agire contro Israele, Kevin Ovenden
18.20 – 19.00 Interventi programmati
19.00 – 19.30 Dibattito

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8 ottobre 2010

Solidarietà con la Senatrice Alima Boumediene-Thiery.

Parallelamente alla repressione dell'attivismo palestinese non violento – attuata con arresti arbitrari e uso sproporzionato della forza – Israele ha scatenato le sue lobbies sparse per il mondo per tentare di fermare il crescente successo del movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), che mira a mettere sul banco degli imputati l'occupazione dei territori palestinesi e a mettere sotto pressione lo stato israeliano e le sue politiche razziste e discriminatorie.

E' chiara, infatti, l'estrema difficoltà dello stato israeliano nell'affrontare un movimento popolare di protesta assolutamente pacifica, contro cui non può brandire il solito armamentario fatto di vittimismo.

In questo quadro si inseriscono le incredibili accuse di “discriminazione contro la nazione israeliana” mosse contro la Senatrice francese Alima Boumediene-Thiery, alla cui difesa siamo tutti chiamati – come nota il documento di solidarietà del Forum Palestina che qui sotto riportiamo – per combattere una “battaglia di solidarietà e insieme di agibilità politica che va aldilà dei confini francesi e che rischia di essere un precedente per l’intera Europa”.

Piena solidarietà con la senatrice Alima Boumediene-Thiery
Sit In davanti all'ambasciata francese in Piazza Farnese

Il movimento di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni contro l’economia di guerra e l'apartheid israeliana è stato messo sotto processo in Francia per la seconda volta. Giovedi 14 ottobre la Senatrice Alima Boumediene-Thiery sarà chiamata sul banco degli imputati con l’accusa di “istigazione all'odio razziale” e “discriminazione contro la nazione israeliana”.

Questo processo ha luogo mentre, nonostante la complicità dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nei confronti di Israele, sta crescendo in tutto il mondo un movimento di condanna e di pressione contro la politica razzista e la pulizia etnica israeliana, un movimento che si esprime anche attraverso lo strumento del Boicottaggio dell’economia di guerra israeliana.

In soli cinque anni questo movimento si è esteso, ramificato e strutturato dando vita a campagne di sensibilizzazione che hanno prodotto significativi risultati.

Molti sono i musicisti, gli attori di fama internazionale come Carlos Santana, Elvis Costello, Scott Heron, Gorilla'z, Dustin Hoffman solo per citarne alcuni, hanno ritirato la loro partecipazione ai festival promossi dalle istituzioni israeliane nella Palestina occupata, mentre intellettuali, artisti e docenti israeliani che hanno apertamente sostenuto le tesi sioniste e colonialiste israeliane sono stati "accolti" da partecipate contestazioni e azioni di boicottaggio in ogni angolo del vecchio continente.

La politica israeliana attraverso la pratica del terrore e dello spregio del diritto internazionale sta determinando nella coscienza generale la necessità di dare una pace giusta, una terra dai confini certi e rispettati al popolo Palestinese. L’equazione antisionismo uguale antisemitismo è giustamente recepita come un meschino ricatto morale, sono gli stessi democratici di cultura ebraica a sottolineare come sia immorale identificare la politica dello stato israeliano con l’ebraismo.

La campagna di boicottaggio sta macinando successi anche nel campo del boicottaggio economico, delle sanzioni istituzionali e del disinvestimento. Diversi governi e parlamenti dall’Uruguay, al Venezuela, al Cile hanno richiesto sanzioni nei confronti di Israele, molti sono i sindacati nazionali tra cui la USB e la Fiom, ai quali si è aggiunta la WFTU (World Federation Trade Union) che hanno adottato la campagna BDS.

L’affermazione del movimento BDS nato in Palestina e che va estendendosi come movimento internazionale, preoccupa molto i sionisti dentro e fuori Israele, tanto che il governo israeliano ha richiamato all’appello le lobbyes sioniste perché facciano pressione sui propri governi affinché il Boicottaggio sia perseguito per legge, magari utilizzando l’accusa di antisemitismo.

La repressione contro gli attivisti della campagna BDS è in piena escalation in Francia con processi contro gli attivisti ed ora con la persecuzione/intimidazione della senatrice Alima Boumediene-Thiery, che un anno fa ha partecipato ad un'azione BDS nella regione di Parigi e che supporta attivamente la campagna BDS. Il suo processo è previsto giovedì 14 ottobre a Pontoise (Nord di Parigi). Alima è accusata (come tutti gli altri attivisti BDS perseguiti) di “istigazione all'odio razziale” e “discriminazione contro la nazione israeliana”.

Il querelante, Sammy Ghozlan, è un noto lobbista sionista sostenuto nella sua azione dal governo francese. Il governo Fillon sta facendo pressioni sulla magistratura affinché i giudici francesi condannino i militanti del movimento BDS. Sammy Ghozlan ha intentato più di 80 denunce per razzismo, è un fanatico che scrive articoli deliranti sui siti dei coloni israeliani non solo contro i palestinesi ma anche contro il giudice internazionale Richard Goldstone definito una “merda” e un “bastardo” ed è riuscito a paragonare Obama al Faraone che “rese schiavi gli ebrei”.

Questo processo riguarda una compagna, una senatrice democratica ed è quindi l'intero movimento internazionale per il BDS che rischia di perdere con lei un membro del parlamento e il diritto a farla rieleggere in caso di condanna. Molti complici dei crimini di guerra israeliani sarebbero felice di sbarazzarsi di lei, perché Alima è attiva su molti fronti “scomodi”, come la questione degli immigrati, dell'islamofobia, della situazione dei prigionieri,e di ogni tipo di discriminazione e legge repressiva. Alima da membro del Parlamento Europeo nel 2002, ottenne un voto a favore della sospensione degli accordi commerciali fra Europa e Israele .La difesa di Alima è una battaglia di solidarietà e insieme di agibilità politica che va aldilà dei confini francesi e che rischia di essere un precedente per l’intera Europa.

Lunedì 11 Ottobre ore 17.30

Sit In davanti all'ambasciata francese in Piazza Farnese

Piena solidarietà con la senatrice Alima Boumedien-Thiery

Forum Palestina
Comitato con la Palestina nel cuore

per adesioni :
solidarietaconalima@gmail.com
cell.3471845229

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25 agosto 2010

Fondo norvegese disinveste da una holding israeliana.

Lunedì scorso il Ministro delle Finanze norvegese ha annunciato che il Fondo Norway Oil dismetterà ogni partecipazione nella Africa-Israel Investments e nella controllata Danya Cebus Ltd., a causa dell’attività di costruzione svolta dalle due compagnie nella Cisgiordania occupata.

Il Ministro, in particolare ha affermato: "Il consiglio etico (del Fondo) ha sottolineato che la costruzione di insediamenti colonici nei territori occupati viola le regole della Convenzione di Ginevra in materia di protezione dei civili in tempo di guerra. Varie decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e della Corte Internazionale di Giustizia sono giunte alla conclusione che la costruzione degli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi è proibita”.

La Africa-Israel Investments Ltd. – AFI GROUP – è una holding internazionale con sede a Yehud, in Israele. AFI GROUP è costituita da varie società, sia private sia pubbliche, operanti nel settore immobiliare, dell’edilizia, infrastrutture, manifatturiero e del turismo.

Il Fondo Norway Oil ha un patrimonio del valore di 450 miliardi di dollari e detiene azioni della Africa-Israel per un valore pari a 1,16 milioni di dollari.

Il Fondo, che è gestito dalla Banca Centrale norvegese, disinveste per ragioni etiche. In particolare Norway Oil non investe in aziende che producono armi nucleari o di distruzione di massa, né in quelle che danneggiano l’ambiente o negano i diritti dei lavoratori.

Una dimostrazione che etica e affari possono benissimo convivere e, soprattutto, un altro passo in avanti nella campagna di disinvestimento, boicottaggio e sanzioni (BDS) che sempre più punisce l’occupazione illegale dei Territori palestinesi e le violazioni del diritto umanitario da parte di Israele.

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15 agosto 2010

Boicotta i prodotti israeliani!


La vignetta qui sopra (di Carlos Latuff) ci fa riflettere sull'importanza del boicottaggio delle merci israeliane e della campagna di disinvestimento, boicottaggio e sanzioni (BDS) avviata nel 2005 sulla base dei principi universali di libertà, giustizia e parità di diritti che avevano caratterizzato l'analoga lotta contro l'apartheid sudafricano.

Si tratta di un metodo di lotta assolutamente non violento e moralmente inattaccabile, per ciò stesso temuto da Israele, che si appresta a varare nuove leggi che prevedono pesanti pene per chi avvia o incoraggia azioni di boicottaggio.

E allora, dunque, boicotta Israele!

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21 giugno 2010

Il boicottaggio contro Israele comincia a ingranare.

Tratto dal sito del Forum Palestina, pubblico la traduzione di un articolo apparso il 14 giugno sul sito del giornale economico israeliano The Marker, che mostra come la campagna internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) stia cominciando davvero a dare fastidio a Israele e alle sue aziende.

Dopo il caso "Flottiglia" gli imprenditori europei a Israele: "ci è vietato fare affari con voi".

In esclusiva da Yehuda Talmon: "Le aziende che in passato sono state orgogliose dei loro legami con il Ministero della Difesa cancellano le tracce dai loro siti, in quanto questo è diventato motivo per interrompere i rapporti commerciali."

Imprenditori israeliani hanno ricevuto circa dieci lettere nel corso delle ultime due settimane dai loro colleghi in Italia, Germania e Svezia, i quali chiedono una dichiarazione che non fabbricano prodotti "dual use" - per uso civile e sicurezza.

Le società che hanno inviato le lettere hanno detto che se non ricevono questo tipo di conferma, i loro codici etici li obbligano a interrompere i rapporti con le aziende israeliane, ha dichiarato ieri Yehuda Talmon, capo dell'Organizzazione degli appaltatori indipendenti (Lahav).

"Il fenomeno ha avuto inzio con l'arrivo di comunicazioni da parte di imprenditori europei, inclusi quelli che le quali hanno rapporti commerciali da 10 a 20 anni , all'ufficio della presidenza di Lahav. Nelle comunicazioni, affermavano che, secondo il codice etico della loro società, è vietato fare affari con chi fabbrica prodotti "dual use", direttamente o indirettamente".

"Anche se l'azienda produce una parte di un veicolo per il Ministero della Difesa, essa non è eligibile per il cliente europeo," ha dichiarato Talmon. "Questo fa sì che le imprese, che evidenziavano orgogliosamente i loro rapporti con il Ministero della Difesa come elemento utile a promuovere le vendite, oggi eliminano ogni traccia di tali rapporti dai loro siti, perché questo sta diventando causa per la rottura dei rapporti commerciali".

La scorsa settimana Shraga Brosh, che dirige l'Uffico di coordinamento per le organizzazioni finanziarie, ha ricevuto una lettera da Rifat Hisarciklioglu, presidente dell'Unione delle Camere di Commercio e di Borsa in Turchia (TOBB). In questa lettera ha attaccato Israele sulla vicenda della flottiglia e ha invitato le imprese turche a rivedere i loro rapporti d'affari con Israele. Un'inchiesta da parte dell'Associazione degli Industriali ha trovato che questa lettera era stata inviata ai membri della TOBB.

Per quanto è attualmente noto, questa è la prima direttiva inviata dai leader del settore commerciale in Turchia ai loro colleghi che invita a non fare affari con Israele. Fino ad oggi, gli uomini d'affari turchi pensavano che potevano continuare a fare affari con Israele, nonostante le tensioni politiche. "I governi vanno e vengono ma gli affari restano", era l'adagio popolare di Istanbul.

Un altro sviluppo è venuto dalle industrie della difesa. Un'azienda israeliana che opera nel settore della sicurezza che stava negoziando un accordo in Spagna ha recentemente riferito al Ministero dell'Industria e del Commercio che il potenziale partner sta evitando le comunicazioni con essa sin dalla vicenda della flottiglia. La società Gamatronic, che opera nel campo della produzione di elettricità, inclusi i generatori, la scorsa settimana ha riferito che una società svizzera ha cancellato un accordo a seguito degli eventi della Gaza Flottiglia.

Durante la sua visita in Corea del Sud la scorsa settimana il Ministro dell'Industria e del Commercio, Binyamin Ben Eliezer, ha saputo da altre società delle difficoltà di comunicazioni sulla collaborazione, a seguito della vicenda della Flottiglia. Il Ministero dell'Industria e del Commercio teme che le "cancellazioni silenziose" di questi accordi - cioè quelle che non fanno grandi titoli sui giornali - si espanderà e produrrà danni al commercio israeliano.

Al termine della visita, Ben Eliezer ha detto ai membri della delegazione economica che "Lo Stato di Israele è sotto un assedio politico che non può che peggiorare. In questo periodo il governo deve aiutarvi, e vi aiuteremo. Dovrete raccontarci sempre di qualsiasi sensazione che avete su danni commerciali, embarghi, e la politicizzazione del commercio. Potremmo essere in grado di fermare le cose prima che ci sia un effetto a valanga ".

L'articolo in questione è di Ora Koren ed è comparso su The Marker -- 14 giugno 2010

Tradotto dall'ebraico da Dena Bugel-Shunra e poi per la versione italiana da Stephanie Westbrook

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13 aprile 2010

Fondo pensioni svedese disinveste da azienda israeliana.

Il maggiore fondo pensioni svedese, Forsta AP-Fonden, ha dismesso la sua quota di azioni della Elbit Systems a causa del fatto che questa compagnia partecipa ai lavori di costruzione del muro di separazione tra Israele e la Cisgiordania. La Elbit, in particolare, costruisce e gestisce il sistema di sorveglianza di sicurezza collegato al muro.

Nonostante le doglianze israeliane che si basano sulla nota tesi propagandistica secondo cui il muro ha una semplice funzione difensiva – dimenticando che esso corre per gran parte su territorio occupato e mira piuttosto a consolidare l’illegale annessione di ulteriori terre e risorse palestinesi – il Consiglio etico del sistema pensionistico svedese ha stabilito, all’inizio di questo mese, che la condotta della Elbit viola le linee guida etiche dei fondi.

Quattro fondi pensione su cinque (AP1, AP2, AP3, e AP4), seguendo l’indicazione del loro Consiglio etico, hanno deciso pertanto di disinvestire dalla compagnia israeliana che, con la sua attività, contribuisce alla violazione di fondamentali norme del diritto umanitario.

Così recita il comunicato ufficiale che ha annunciato la decisione: “il Consiglio Etico raccomanda che la Elbit Systems Ltd debba essere esclusa da ogni portafoglio, in quanto ritiene che la compagnia, attraverso la sua attività di sviluppo, fornitura e manutenzione di un sistema di controllo costruito appositamente per alcuni settori della barriera di separazione in corso di costruzione nella West Bank, possa essere ricollegata alla violazione di norme e convenzioni fondamentali”.

Tale decisione si ricollega ad una sentenza dell’Alta Corte di Giustizia dell’Aja del 2004 – che ha statuito l’illegalità del muro per la parte costruita su territorio occupato e ne ha chiesto la demolizione – e segue ad una analoga iniziativa assunta, lo scorso mese di settembre, dal fondo pensionistico statale norvegese.

E’ un vero peccato che le tante aziende italiane che hanno rapporti d’affari con Israele non abbiano mai istituito al loro interno un Consiglio etico che vieti di avere rapporti commerciali con stati-canaglia che violano quotidianamente i pilastri del diritto umanitario.

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2 febbraio 2010

International Israeli Apartheid Week 2010.

Per il sesto anno consecutivo, la prima settimana di marzo avrà luogo in tutto il mondo la Settimana Internazionale dell'Apartheid Israeliana (International Israeli Apartheid Week - IAW), un momento importante per far conoscere all'opinione pubblica i diritti e le ragioni del popolo palestinese. Quella che segue è una breve descrizione in italiano dell'International Apartheid Week e dell'insieme dei principi cui bisogna aderire in modo da entrare a far parte del network di città che partecipano all'evento.

L'idea di base è quella di agire in coordinamento mondiale organizzando in ogni città, nella settimana che va dall'1 al 7 marzo, attività, conferenze, eventi, mostre, cineforum ed altre iniziative similari volte alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica su ciò che accade in Palestina, sulle sofferenze della popolazione palestinese e sui crimini commessi da Israele.

Lo scorso anno, più di 40 città nel mondo hanno partecipato a questa iniziativa; in Italia l'unica città che è stata in grado di organizzarsi e di entrare a far parte del network IAW è stata Pisa, mentre quest'anno dovrebbe partecipare anche Bologna.

Si tratta dunque di una grande occasione di visibilità e di condivisione con gli altri gruppi di attivisti presenti in tutto il mondo per la lotta verso la libertà e l'affermazione dei diritti del popolo palestinese.

Chi volesse organizzare la International Apartheid Week 2010 potrà contattare:

Per ulteriori informazioni:

ISRAELI APARTHEID WEEK

Invito a partecipare alla Settimana Internazionale dell’Apartheid Israeliana (IAW - International Apartheid Week).

BACKGROUND STORICO

La IAW nasce a Toronto, in Canada, nel febbraio 2005. Fu inizialmente organizzata da un collettivo di studenti arabi dell’Università di Toronto, in coordinamento con altri soggetti in tutta la città. Registrò un incredible successo richiamando a se i media di tutto il mondo.

La IAW fu il risultato di lunghissimi anni di lotte degli attivisti canadesi. L’azione degli attivisti negli anni precedenti si era concentrata sugli eventi di violenza e brutalità che l’occupazione israeliana nella West Bank e a Gaza causava ogni giorno, si trattava di una continua situazione d’emergenza. Il grande merito della IAW è stato quello di allargare il dibattito includendo importanti fattori quali ad esempio la discriminazione razziale nei confronti dei cittadini palestinesi residenti all’interno dello Stato d’Israele e l’evacuazione dei rifugiati palestinesi dalle proprie terre, entrambi conseguenze delle dottrine sioniste, strutturalmente razziste.

La IAW si ispira inoltre alla campagna BDS (Boicottaggio disinvestimento e sanzioni contro Israele), lanciata nel 2005 da 170 organizzazioni civili e politiche palestinesi. La BDS chiede all’opinione pubblica internazionale di boicottare Israele fino a quando esso non rispetterà:
1-principi di uguaglianza totale verso i cittadini arabi dello Stato d’Israele
2-fine dell’occupazione e della colonizzazione delle terre arabe
3-distruzione del muro di separazione
4-garanzia del diritto dei rifugiati palestinesi al ritorno alle proprie case e proprietà garantito dalla Risoluzione delle Nazioni Unite numero 194

La IAW è dunque una campagna dagli scopi sopratutto educativi che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica circa le politiche, le pratiche e le istituzioni dell’apartheid israeliana e il modo in cui influenzano la vita quotidiana dei palestinesi – all’interno di Israele, nei Territori Occupati e nel mondo - i Palestinesi della diaspora-. La IAW intende promuovere un’analisi rigorosa delle caratteristiche dell’apartheid israeliana chiamando la società civile di ogni paese ad agire in solidarietà con i Palestinesi.

Negli anni la IAW diventò poi allo stesso tempo un incentivo alla creatività, all’originalità e all’approfondimento degli organizzatori circa la comprensione del conflitto che veniva analizzato secondo metodologie e prospettive diverse: cineforum, eventi culturali, mostre, spettacoli teatrali, manifestazioni, atti di protesta ecc.

IAW 2006-2009

Dal 2006 in poi la IAW si è diffusa in tutto il mondo raggiungendo famose ed antiche università quali Oxford, SOAS, Cambridge, Ottawa, Hamilton, Montreal, New York. Nel 2007 il numero di adesioni per l’Apartheid Week raddoppiò. A New York in particolare nacque l’idea di diffondere gli eventi organizzati durante la IAW in tutti gli spazi della città, senza mantenerli all’interno del campus universitario. Nel 2008 l’evento raggiunse grande visibilità mediatica e 25 grandi città nel mondo ne fecero parte, tra cui Soweto in Sud Africa, la città resa famosa dall’insurrezione del 1976 contro il regime d’apartheid. Migliaia di studenti in tutto il mondo parteciparono agli eventi ed ebbero modo di analizzare lo stato israeliano quale stato d’aparthied prendendo dunque in esame la necessità di agire con atti concreti di solidarietà nei confronti del popolo palestinese.

L’analogia con l’apartheid è risultata utile a comprendere il contesto coloniale del sionismo e le sue marcate similitudini con movimenti quali i Pied Noir nell’Algeria colonizzata, i coloni della Rodesia e gli Afrikaners della Sud Africa dell’apartheid. Questo paradigma ci ha aiutato a comprendere le connessioni tra questa ed altre lotte passate contro il razzismo e la discriminazione.

COME PARTECIPARE

La IAW si sviluppa in tutto il mondo grazie alle organizzazioni, alle associazioni, ai gruppi di cittadini che ne sposano i principi base organizzando iniziative in questo senso. Questa rete di organizzazioni del mondo è importantissima e deve mantenersi in contatto per poter condividere e coordinare azioni, supporto reciproco, capacità, idee, informazioni e risorse.

Per le nuove adesioni alla rete della IAW internazionale vi chiediamo di aderire ai principi base elencati di seguito e così potremo unirvi alla lista ufficiale di città che organizzano l’apartheid week in tutto il mondo. Tale lista sarà utilizzata per il coordinamento tra città e paesi, per condividere idee, consolidare e costruire risorse in modo che possano essere più accessibili a tutti i partecipanti.

Presso questo indirizzo http://www.apartheidweek.org/ ogni area ha una pagina e possono essere inviati eventi ed informazioni così come informazioni e programmi circa le IAW degli ultimi due anni.

Per mettervi in contatto con la rete della IAW internazionale contattare:
Palestina: Anti-Apartheid Wall Campaign: global@stopthewall.org
Canada: Students Against Israeli Apartheid: saia@riseup.net
U.S: israeliapartheidweek@yahoo.com
U.K: palsoc@herald.ox.ac.uk and palsoc@saos.ac.uk
South Africa: witspsc@gmail.com

PRINCIPI BASE

1- Il fine della IAW è quello di educare i cittadini circa la natura d’apartheid dello Stato d’Israele contribuendo a rafforzare campagne per il Boicottaggio il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) contro Israele.

Desideriamo dare il nostro contributo circa la comprensione di Israele quale stato d’apartheid. I cittadini palestinesi sono esclusi dal controllo e dallo sviluppo di più del 90% delle terre, vengono discriminati negli aspetti più basilari e quotidiani della loro vita: educazione, sistema sanitario, servizi pubblici, pubblico impiego, semplicemente perché sono Palestinesi. I Palestinesi che furono espulsi nel 1948 e nel 1967 non possono tornare alle proprie case e alle proprie terre e allo stesso tempo qualsiasi persona ebrea nel mondo ha il diritto di trasferirsi a vivere in Israele ricevendo automaticamente la cittadinanza israeliana. Nella West Bank occupata e nella Striscia di Gaza i palestinesi vivono sottoposti a una legge militare discriminatoria, distribuiti in bantustans isolati tra loro e circondati dal muro

2-Lavoreremo per porre fine alla complicità internazionale con questo stato d’apartheid. I governi offrono grande supporto economico e politico al regime di apartheid israeliano. Le corporazioni guadagnano grazie agli investimenti e alle operazioni bancarie congiunte a compagnie israeliane. Le istituzioni, le organizzazioni e i sindacati che non si oppongono a ciò permettono il sostegno morale ed economico di Israele. Questo tipo di cooperazione e supporto permette all’apartheid di continuare ad esistere, per questo porre fine alla complicità internazionale è così importante.

3-Crediamo che l’apartheid israeliana sia un elemento facente parte di un più vasto sistema economico e militare di dominazione. Per questo restiamo solidali con tutte le persone oppresse del mondo, in particolare con le comunità indigene che soffrono la repressione di regimi coloniali, lo sfruttamento e il dislocamento.

4-Siamo contro l’ideologia razzista del sionismo che fornisce le basi al colonialismo israeliano. Siamo contrari perché esso discrimina direttamente e forzatamente tutti coloro che non sono ebrei. Siamo contro tutte le forme di discriminazione e crediamo che non ci sarà mai giustizia senza la restaurazione di tutti i diritti di ciascuno, senza differenze di razza, etnia o nazionalità.

5-Le nostre richieste si basano sulla richiesta della società civile palestinese per il Boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele del 9 Luglio 2009 e avanzata da più di 170 organizzazioni palestinesi.

6-Boicottaggio disinvestimento e sanzioni dovranno essere applicate fino a quando Israele riconoscerà il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione, riconosciuto dal diritto internazionale quale diritto fondamentale:

1-Mettendo fine all’occupazione e alla colonizzazione delle terre arabe, distruggendo il muro e liberando tutti i prigionieri politici arabi e palestinesi
2-Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabi residenti all’interno dello Stato d’Israele e la loro uguaglianza con gli altri cittadini
3-Rispettando, proteggendo e promuovendo il diritto dei rifugiati palestinesi al ritorno alle proprie case e proprietà garantito dalla Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite numero 194.

7-Per fare parte dell’International Apartheid week le organizzazioni devono impegnarsi a:

a) Accettare i principi esposti qui sopra
b) coordinarsi con il network internazionale
c) promuovere campagne di sensibilizzazione circa la BDS all’interno delle attività della IAW

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3 dicembre 2008

Nessun accordo con questo Israele!

Domani, 4 dicembre, la sessione plenaria del Parlamento europeo dovrebbe assumere una decisione sull’eventuale rafforzamento dei rapporti tra la Ue e Israele.

Si tratta, in sostanza, di adottare un nuovo protocollo di cooperazione che offrirebbe ad Israele il pieno accesso a tutta una serie di programmi di ricerca scientifica, tecnica e accademica, offrendo uno Statuto di quasi membro della Ue ad un Paese che viola da decenni svariate risoluzioni Onu, che continua indisturbato la costruzione in territorio palestinese del muro di “sicurezza” dichiarato illegale dall’ICJ dell’Aja, che viola i diritti umani dei Palestinesi e commette quotidiani crimini di guerra nei Territori occupati, che discrimina sistematicamente le minoranze arabe presenti nel suo territorio.

Come ha affermato qualche giorno addietro il Primo Ministro palestinese Salam Fayyad, a partire da Annapolis e nonostante le solenni decisioni assunte in quella sede, Israele continua a non adeguarsi in nulla alla legalità internazionale e agli impegni dettati dalla Road Map; in particolare, l’attività di espansione degli insediamenti colonici nella West Bank continua indisturbata, aumentano i checkpoint, gli arresti e le demolizioni di case, e l’assedio della Striscia di Gaza e la letterale riduzione alla fame di un milione e mezzo di Palestinesi rappresenta un inaudito abominio e un gravissimo crimine di guerra.

In questo quadro, decidere di rafforzare ulteriormente i legami tra la Ue e Israele significherebbe mandare alla leadership e all’elettorato israeliani il chiaro messaggio che l’Europa sarà comunque al fianco di Israele e ne promuoverà una lenta ma costante marcia di avvicinamento e di integrazione, e ciò indipendentemente dai comportamenti concreti di Israele e dal progredire o meno del processo di pace con i Palestinesi.

Ieri il Ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni, davanti alla Commissione esteri del Parlamento europeo preparatoria di quella plenaria di domani, non ha avuto per niente toni concilianti, ed anzi, a fronte delle legittime preoccupazioni europee riguardo all’espansione degli insediamenti colonici in Cisgiordania e a Gerusalemme est, ha fermamente dichiarato che il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi riguarda solo le due parti, e che non sono ben accette “interferenze” esterne: il che, in soldoni, significa affermare che si vuole mano libera per continuare negoziati di pace inutili e dilatori mantenendo, nel contempo, ben stretta la presa sui territori palestinesi e sulle loro risorse, e continuando l’odiosa e criminale occupazione militare che perdura da più di quarant’anni.

Tutto ciò non è ammissibile e, lungi dal decidere sul consolidamento delle relazioni, la Ue dovrebbe denunciare l’Accordo di associazione che la lega ad Israele, e che è subordinato – molti fingono di dimenticarlo – al “rispetto dei diritti umani e dei principi democratici cui si ispira la loro politica interna ed internazionale”.

Non è accettabile che la Ue promuova relazioni di alcun tipo con un vero e proprio Stato-canaglia, che pratica l’assassinio “mirato”, che viola la legalità internazionale, che viola costantemente i più basilari diritti umani dei Palestinesi, ivi incluso quello alla salute e all’integrità fisica, che pone in essere un infame assedio a un milione e mezzo di civili indifesi e abbandonati, cui non consente nemmeno l’accesso agli aiuti umanitari, che pratica sistematicamente la tortura, che utilizza l’arma del ricatto contro i malati, subordinando la possibilità di espatrio per curarsi alle informazioni rese ai servizi segreti.

E per questo che siamo chiamati a esercitare una ferma pressione, in ogni modo possibile, nei confronti dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo, perché votino contro questo accordo vergognoso.

Segue un facsimile di lettera da inviare al gruppo politico di riferimento.

Gentile Membro del Parlamento europeo,

come elettore del Suo collegio e come angosciato cittadino del mondo, La esorto a votare contro l’Accordo di Associazione Ue-Israele il prossimo 4 dicembre. Questo accordo comprende il rafforzamento di un’ampia gamma di rapporti con Israele – incluse le relazioni economiche, commerciali, accademiche, sulla sicurezza e diplomatiche – in un momento in cui l’Unione europea dovrebbe ritenere responsabile e contestare ad Israele le persistenti violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

La Ue è ben consapevole dell’occupazione illegale israeliana di Gaza e della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est, e della massiccia colonizzazione di quest’ultima; gli Stati-membri della Ue, peraltro, hanno sempre regolarmente votato le risoluzioni Onu di condanna verso Israele per le violazioni dei diritti umani, le punizioni collettive e la costruzione e l’espansione degli insediamenti colonici e del muro di “sicurezza”. Nel 2002, inoltre, il Parlamento europeo ha votato la sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele a causa delle violazioni dei diritti umani poste in essere da Israele. Dal momento che tali violazioni persistono, non vi è ragione per la Ue di modificare la propria decisione.

Israele mantiene ancora, da più di un anno, il suo criminale assedio a Gaza – descritto dall’attuale Relatore Speciale dell’Onu per i Diritti Umani Richard Falk come un “preludio al genocidio” – che è già costato la vita a centinaia di malati, specialmente bambini ed anziani, a cui è stato negata la libertà di recarsi all’estero per ottenere cure mediche adeguate. L’assedio israeliano ha intenzionalmente e sistematicamente impoverito centinaia di migliaia di Palestinesi di Gaza, più del 50% fino adesso, costringendo alla chiusura gran parte del settore industriale e rovinando l’agricoltura. La maggior parte delle infrastrutture è stata distrutta e l’economia è completamente al collasso; la malnutrizione dei bambini è in rapido aumento, come testimoniato da vari rapporti Onu.

Israele, inoltre, ha costantemente violato i diritti umani più basilari attraverso l’accerchiamento e il trasferimento forzoso di intere comunità palestinesi dietro il muro di “sicurezza” illegale, l’imprigionamento di migliaia di Palestinesi senza processo e la sua politica degli assassinii extra-giudiziari. Israele si è anche ostinatamente rifiutato, per oltre 60 anni e nonostante i suoi obblighi derivanti dal diritto internazionale, di riconoscere e di rendere effettivo il diritto di milioni di rifugiati palestinesi a ritornare nelle proprie case, come stabilito dalla risoluzione Onu n.194. Da ultimo, Israele in questi anni ha posto in essere un sistema legislativo e amministrativo caratterizzato dalla discriminazione razziale verso i Palestinesi con cittadinanza israeliana in settori vitali quali l’accesso alla terra e all’impiego, soltanto perché essi sono dei “non Ebrei”.

Ciò premesso, sono sgomento per il fatto che la Ue rifiuti di adottare concrete azioni di condanna contro Israele in relazione a ciascuno di questi addebiti. La Ue, al contrario, si propone di chiudere gli occhi di fronte alle violazioni israeliane dei diritti dei Palestinesi approfondendo le sue relazioni con la potenza occupante. Questi accordi di cooperazione, che accresceranno i legami di Israele con la comunità internazionale, sono uno dei principali motivi del persistere dell’occupazione, dell’esodo forzato e delle sistematiche discriminazioni razziali contro il popolo palestinese. Impegnandosi in questi accordi, la Ue manda il messaggio che, in realtà, essa passa sopra al regime di apartheid israeliano e non contesterà ad Israele le sue gravi violazioni dei diritti dei Palestinesi.

La esorto, pertanto, come deputato del Parlamento europeo e in tutta coscienza, a votare contro l’Accordo di Associazione Ue-Israele. Nel far questo, Lei avrà accolto l’appello del Comitato Nazionale palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BNC), che rappresenta l’intero spettro della società civile palestinese, e che è stato appoggiato da oltre 100 organizzazioni internazionali, per esercitare pressioni su Israele ed isolarlo, anziché rafforzare i legami con esso (http://www.bdsmovement.net/?q=node/179). Questo appello è stato accolto anche da padre Miguel D’Escoto Brockmann, Presidente dell’Assemblea Generale dell’Onu, il quale ha esortato le Nazioni Unite a considerare di seguire l’iniziativa di questa generazione della società civile che chiama ad una campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni per costringere Israele a porre termine alle sue violazioni.

Credo che sia giunta l’ora, con il Suo aiuto, che anche la Ue adotti questa posizione.

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