6 marzo 2012

Iniziative di ISM-Italia: marzo 2012

MONZA, 16 marzo alle ore 19 
presso FOA Boccaccio 003 in via Rosmini 11
Palestina come bene comune
Ore 19.00 Apericena benefit
Ore 21.00 Presentazione dei libri:
Non ci sarà uno Stato palestinese – Diario di un negoziatore in Palestina di Ziyad Clot
Zambon editore 2011, a cura di Alfredo Tradardi
Missione di inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza (Rapporto Goldstone) del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, a cura di Pietro Beretta
Ore 22.00 Proiezione Tomorrow's land

MILANO, sabato 17 marzo e domenica 18 marzo
Palestina come bene comune
Corso di formazione e training per attivisti "in e per" la Palestina
Per iscriversi al corso inviare una mail all'indirizzo info@ism-italia.org.
Per i dettagli vedi il programma completo all'indirizzo www.ism-italia.org (Primo piano).

TORINO, giovedì 22 marzo alle ore 21
officine CAOS. Piazza Montale 18
Palestina come bene comune
Esposizione di lavori di Piero Gilardi +
GAZA, spettacolo liberamente tratto da Restiamo Umani di Vittorio Arrigoni, da Versi di Ibrahim Nasrallah, e dalla poesia Gaza di Sami Al Qasim, di e con Cam Lecce e Jörg Grünert, musiche originali composte ed eseguite da Luigi Morleo e Michelangelo del Conte.
Produzione Deposito Dei Segni Onlus in collaborazione con ISM-Italia +

dibattito e buffet

vedi anche 
www.ism-italia.org/2012/03/palestina-come-bene-comune-alle-officine-caos-di-torino.
mezzi pubblici: bus 29, 59, 40, 75 - tram 3

IVREA, sabato 24 marzo alle ore 20.30
Sala Santa Marta in piazza Santa Marta
Palestina come bene comune
GAZA, spettacolo liberamente tratto da Restiamo Umani di Vittorio Arrigoni, da Versi di Ibrahim Nasrallah, e dalla poesia Gaza di Sami Al Qasim, di e con Cam Lecce e Jörg Grünert, musiche originali composte ed eseguite da Luigi Morleo e Michelangelo del Conte.
Produzione Deposito Dei Segni Onlus in collaborazione con ISM-Italia.
Vedi anche:



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15 aprile 2011

Per non dimenticare Vittorio


Ieri, tornato a casa, ho accesso il televisore solo molto tardi, e da Rainews24 ho appreso del rapimento e della morte di Vittorio Arrigoni.

Vittorio, un attivista dell’International Solidarity Movement, un amico, un fratello, è stato barbaramente ucciso – nelle circostanze che ormai tutti conoscono - da un gruppuscolo di estremisti filo al-Qaeda, la sconosciuta Brigata Mohammed Bin Moslama, a quanto pare già a breve distanza dal suo sequestro.

Voglio subire sgombrare il campo e dire che non sono molto d’accordo con le varie ipotesi “complottiste” che vorrebbero vi siano Israele e il Mossad anche dietro questo crimine, come quella esposta qui.

Ad esempio, il Forum Palestina adombra che l’assassinio di Vittorio sia da ricollegarsi alla campagna intimidatoria avviata già da tempo contro la nuova Freedom Flotilla in procinto di partire per Gaza il prossimo mese di maggio. “Riteniamo che il sequestro e l’uccisione di Vittorio” – si può leggere in un comunicato – “possa rientrare in un lavoro sporco realizzato dai gruppi islamici legati al network dell’Arabia Saudita oggi alleata di Israele. Il messaggio agli attivisti internazionali è chiaro e inquietante: ‘State lontani da Gaza, state lontani dalla Palestina’, ‘nessuna internazionalizzazione sulla questione palestinese verrà tollerata dalle autorità di Tel Aviv e dai suoi alleati”.

E’ pur vero che, qualche tempo addietro, Vittorio e altri attivisti dell’ISM erano stati messi nel mirino dal sito farneticante http://stoptheism.com/ che conteneva l’esplicito invito alla loro uccisione, ma si tratta naturalmente di cosa ben diversa.

Quasi sempre, le cose vanno in una maniera molto più semplice di quanto si possa pensare. I gruppi dell’estremismo salafita, attestati su posizioni fanatiche e oltranziste, più volte hanno tentato sollevazioni armate contro Hamas ed hanno ogni interesse a mettere in difficoltà il governo di Gaza. Se un gruppo di fanatici decide di organizzare un’azione eclatante, e a tale scopo intende rapire e/o uccidere uno straniero, non è che abbia molte scelte a disposizione nella Striscia di Gaza.

E, peraltro, il fanatismo che purtroppo infesta il mondo islamico non ha mai fatto distinzioni rispetto a chi porta avanti istanze pacifiste e umanitarie, ed anzi più di tutti ha in odio coloro i quali adoperano le armi della testimonianza e della non violenza, perché il fanatismo cresce e prospera – dovremmo saperlo – nei contesti caratterizzati da conflitti, miseria, oppressione.

Per questo, ho scelto di fare mie le parole di ricordo scritte da Alfredo Tradardi per conto dell’ISM, che qui di seguito riporto.

A me interessa ricordare Vittorio come un eroe della pace e della fratellanza, che aveva scelto Gaza come la sua seconda casa, combattendo la sua battaglia assolutamente pacifica in favore della popolazione palestinese oppressa e massacrata.

Vittorio scortava i contadini che entrano ogni giorno nella buffer-zone rischiando la vita per i colpi dei cecchini israeliani pur di coltivare la propria terra.

Vittorio, durante "Piombo Fuso", scortava i medici e i paramedici palestinesi fatti oggetto del fuoco dei criminali israeliani mentre andavano a soccorrere i feriti e a recuperare i corpi dei morti.

Vittorio accompagnava i pescatori nel loro tentativo di portare a casa qualcosa da mangiare, sfidando l'illegittimo blocco navale della marina israeliana.

Vittorio lottava contro l’isolamento e l’assedio di Gaza, contro i criminali raid dell’esercito israeliano, e a noi tutti tocca continuare la sua opera.

Perché solo la fine dell’embargo, l’apertura dei valichi, un accordo di pace equo e che risolva tutti i punti del contenzioso israelo-palestinese potrà assicurare alla regione un futuro di pace, progresso e prosperità.

Perchè più nessuno debba morire...

In morte di Vittorio Arrigoni.

Sono stato chiamato poco fa dagli Stati Uniti, da un giornalista della CNN con il quale avevo avuto un lungo colloquio in precedenza, che mi ha comunicato il ritrovamento del corpo di Vittorio Arrigoni.

La notizia è stata confermata da Haaretz e successivamente dall'ANSA.

Haaretz: “Hamas: Abducted pro-Palestinian activist found dead in Gaza Four suspects have reportedly been arrested in the alleged kidnapping and subsequent murder of Italian Vittorio Arrigoni, an activist in the International Solidarity Movement. By News Agencies”.

ANSA “Trovato a Gaza il corpo di Arrigoni Lo ha reso noto la sicurezza di Hamas. Era stato rapito ieri 15 aprile, 03:16 Trovato a Gaza il corpo di Arrigoni (ANSA)- GAZA, 15 APR -Il corpo di Vittorio Arrigoni, volontario e attivista italiano rapito ieri mattina, e' stato trovato nella notte in una casa a Gaza. Lo hanno annunciato fonti della sicurezza di Hamas, aggiungendo che due uomini sono stati arrestati. Il giovane era stato sequestrato da un gruppuscolo salafita ultra-estremista. I rapitori lo avevano mostrato in un video finito su Youtube, minacciando di ucciderlo entro le 17 di oggi (le 16 in Italia), se Hamas non avesse liberato detenuti salafiti.”

Avevamo scritto in precedenza: “La notizia del "rapimento" di Vittorio Arrigoni a Gaza da parte di un gruppo salafita è stata confermata da contatti avuti a Gaza. A Gaza si stanno muovendo governo, partiti e società civile per ottenerne la liberazione. E' d'obbligo la massima cautela. E allo stesso il massimo di ottimismo.”

Seguendo il poeta palestinese Mahmoud Darwish avevamo “coltivato la speranza”.

Vittorio Arrigoni è stato un non-eroe, mite e positivo, che ha percorso ogni luogo della Striscia di Gaza con la sua umanità densa e intensa.

Gaza. Restiamo umani deve diventare il breviario di ogni attivista per i diritti umani.

Il suo nome si iscrive nel solco dei martiri palestinesi e degli internazionali come Rachel Corrie e Tom Hurndall, come i nove attivisti turchi uccisi dall'esercito israeliano sulla Mavi Marmara il 31 maggio 2010, tra i quali il giovanissimo Furkan Doğan.

A noi tutte/i il compito di non lasciar cadere la eredità umana, morale, culturale e politica di Vittorio.

La responsabilità morale e politica della sua morte è del governo israeliano e dei suoi complici non solo occidentali, tra i quali brilla per cinismo e servilismo il governo italiano.

Siamo colpiti, non tanto e non solo come attivisti dell'International Solidarity Movement, ma come donne e uomini di coscienza che sono dalla parte dei mondi offesi e dei popoli oppressi. Dalla parte dei diritti umani.

Ora dobbiamo unirci al dolore dei genitori e dei familiari.

Il silenzio deve caratterizzare il nostro cordoglio.

La determinazione a proseguire il nostro dovere.

Alfredo Tradardi

ISM-Italia

Palestina News - voce di ISM (International Solidarity Movement) Italia

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Con Vittorio e la Palestina nel cuore: manifestazioni

A Roma appuntamento alle 16.00 al Colosseo


A Milano appuntamento alle 16.00 a Piazza del Duomo


A Genova presidio dalle ore 10,00 in Via Roma


A Napoli Sit-in davanti la Prefettura ore 17,00


Vicenza, Verona, Firenze


Freedom Flotilla Italia – Forum Palestina - Comunità Palestinese di Roma e del Lazio - Associazione Palestinesi in Italia – Unione Sindacale di Base – Unione Democratica Arabo Palestinese – Comitato con la Palestina nel Cuore – Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila - Radio Città Aperta - Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos (Campi Bisenzio) - Comitato Palestina Bologna - Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Torino - Gruppi di appoggio alla Palestina (Parma) - Collettivo Politico Fanon (Napoli) - Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli – Italia dei Valori – Partito dei Comunisti Italiani – Partito della Rifondazione Comunista – Rete dei Comunisti - Comitato Ricordare la Nakba (Torino) – C.S.O.A. Askatasuna (Torino) – Net Antagonista Torinese – C.S.O.A. Murazzi (Torino) – C.U.A. Torino – Area Antagonista Ska Officina (Napoli) – Coordinamento 2° Policlinico (Napoli) – Coordinamento di Solidarietà con la Palestina (Napoli) Info: 338-1521278 e 333-5601759

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7 aprile 2011

No alla "occupazione" israeliana di Piazza Duomo a Milano!

ISM-Italia

No alla “occupazione” israeliana di Piazza del Duomo Milano, presidio sabato 9 aprile 2011 alle ore 17.30 in piazza Duomo.

Per iniziare a contestare il permesso concesso a Israele di realizzare un maxi evento “culturale”, previsto a Milano nella seconda metà dell'anno.

Lo hanno annunciato, il primo dicembre 2010, il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, insieme a Gideon Meir, ambasciatore di Israele in Italia.

Sono previsti dieci giorni di eventi culturali in un padiglione di circa 900 mq in Piazza Duomo. Sarà il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, complice di ogni crimine di guerra di Israele, ad aprire la manifestazione.

Il progetto prevede un investimento di 2,5 milioni di euro. L’obiettivo – hanno sottolineato gli organizzatori – “è quello di dare un’immagine di Israele diversa da quella di uno Stato interessato da una situazione di conflitto”.

Da che cosa è stato interessato lo Stato di Israele, uno stato coloniale di insediamento, prima e dopo la sua costituzione formale?

Dalla guerra ai palestinesi e ai paesi vicini, dall'assassinio e dal ferimento dei palestinesi, dalla violenza quotidiana, dal furto dei loro beni, dalla pulizia etnica della Palestina, dal genocidio in corso a Gaza, dal rifiuto del ritorno dei profughi palestinesi.

Bisogna creare da subito un clima di contestazione di questa manifestazione.

Impediamo “l'occupazione” israeliana anche di piazza del Duomo a Milano.

Ogni partecipante porti con sé una bandiera palestinese.

Palestina News - voce di ISM (International Solidarity Movement) Italia

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5 aprile 2011

A otto anni dal suo assassinio, non c'è ancora giustizia per Rachel Corrie




Lo scorso 16 marzo cadeva l’ottavo anniversario della morte di Rachel Corrie, la giovane pacifista americana uccisa a soli 24 anni mentre tentava di impedire la demolizione di alcune case palestinesi, schiacciata da un bulldozer dell’esercito israeliano.

Proprio in questi giorni, gli Stati Uniti hanno motivato il loro voto contrario a una risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu (UNHCR) che auspica che la questione dei crimini di guerra commessi da Israele durante “Piombo Fuso” venga portata all’attenzione del Tribunale Penale Internazionale, sostenendo che Israele ha già condotto delle investigazioni “credibili” sulle operazioni militari svoltesi a Gaza a cavallo tra il 2008 e il 2009, e dunque non vi è alcuna necessità dell’intervento del Tribunale internazionale.

Si tratta di una affermazione ridicola e offensiva, clamorosamente smentita dai fatti. Israele ha da sempre dimostrato la propria totale incapacità di investigare e punire i crimini commessi dalla propria soldataglia: basti qui dire che l’unica condanna intervenuta a seguito dei massacri di “Piombo Fuso” riguarda un soldato colpevole del furto di una carta di credito, mentre altri due soldati accusati di aver usato un ragazzino come scudo umano hanno visto la pena detentiva immediatamente sospesa.

E questa vera e propria licenza di uccidere, derivante dall’impunità pressoché totale garantita da Israele per ogni crimine e assassinio commesso dai propri soldati, esplica i suoi effetti anche nel processo che si occupa della morte di Rachel Corrie, i cui genitori, a otto anni di distanza dalla sua morte, non riescono ancora ad ottenere giustizia, ed anzi, non hanno nemmeno avuto il diritto di poter vedere in faccia l’assassino della propria figlia.

Sull’argomento, tre organizzazioni palestinesi per i diritti umani – Al Mezan, Al Dameer e GCMHP - hanno pubblicato il comunicato congiunto che segue.

Resta solo da dire che, nell’udienza dello scorso 4 aprile, il comandante dell’unità responsabile dell’assassinio di Rachel, il capitano S. R. (nella trasparenza che permea il sistema giudiziario israeliano non si ha diritto nemmeno di conoscere il nome esatto di imputati e testimoni…), ha testimoniato di aver richiesto la sospensione delle demolizioni, a causa della presenza sul terreno di civili, ma che gli venne ordinato di continuare, nonostante tutto.

L’ennesima riprova dell’insensibilità degli alti comandi militari (e dei politici) israeliani per la vita dei Palestinesi e di quanti lottano al loro fianco.


Mercoledì, 16 marzo 2011, ricorreva l’ottavo anniversario della morte della pacifista americana Rachel Corrie. La Corrie aveva 24 anni quando venne uccisa dalle forze di occupazione israeliane (IOF) mentre tentava di impedire ai bulldozer israeliani di demolire alcune case palestinesi nella città di Rafah, nei pressi del confine tra Gaza e l’Egitto.

Al Mezan Center for Human Rights, Al Dameer Association for Human Rights e Gaza Community Mental Health Program (GCMHP) ribadiscono la loro condanna per l’assassinio di Rachel Corrie da parte degli Israeliani. Affermano che il fallimento nell’investigare penalmente questo caso e nell’assicurare i responsabili alla giustizia rappresentano il persistere di Israele nel fornire l’immunità ai propri soldati nei territori Palestinesi occupati (oPt). La famiglia della Corrie ha intentato una causa civile dinanzi alla Corte Distrettuale di Haifa. Le udienze sono in programma per il tre ed il sei aprile del 2011. Saranno chiamati a testimoniare diversi soldati e comandanti israeliani coinvolti, al pari dei colleghi della Corrie che erano presenti quando l’assassinio è avvenuto.

Al Mezan, Al Dameer e GCMHP esprimono la loro piena solidarietà ai familiari della Corrie nei loro tentativi di ottenere giustizia per la propria figlia. Ottenere giustizia per la Corrie e processare i responsabili del suo assassinio significa in parte ottenere giustizia per tutte le vittime delle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani da parte di Israele.

Le indagini sul campo hanno dimostrato che all’incirca alle 4:45 del pomeriggio di domenica, 16 marzo 2003, l’esercito israeliano ha ucciso Rachel Corrie mentre cercava di impedire ai bulldozer israeliani di demolire alcune case palestinesi nel quartiere As-Salam nella città di Rafah, a sud della Striscia di Gaza. Il soldato israeliano che guidava il bulldozer è passato sopra la Corrie mentre era ancora viva. La Corrie indossava abiti civili e un giubbotto fluorescente per garantire una chiara visibilità e per assicurarsi che i soldati vedessero che era un civile, un attivista per la pace. Teneva in mano un megafono con cui cercava di parlare al conducente del bulldozer, che stava demolendo le case palestinesi in quell’area.

Nonostante le prove evidenti nel caso della Corrie, il gran numero di testimoni oculari, le foto che mostrano l’assassinio della Corrie per mano delle truppe israeliane, e nonostante gli sforzi incessanti dei familiari e delle organizzazioni per i diritti umani e degli attivisti per ottenere giustizia, purtroppo essa ancora manca.

Il tribunale israeliano dovrebbe tenere la prossima settimana le udienze del processo civile riguardante l’assassinio della Corrie. Al Mezan, Al Dameer e GCMHP approfittano di questa occasione per affermare che il caso della Corrie rappresenta un nuovo test per il sistema giudiziario israeliano. Questo caso fornirà a questo sistema un’altra possibilità di dimostrare che è in grado di funzionare come un sistema indipendente che cerca di ottenere giustizia e di applicare la legge, piuttosto che continuare a rafforzare il suo atteggiamento politicizzato cercando di proteggere l’esercito, anche quando esso commette gravi violazioni, e di difendere Israele, la sua immagine e i suoi interessi a spese dello stato di diritto e della giustizia.

Al Mezan, Al Dameer e GCMHP ribadiscono la loro ferma condanna per l’assassinio di Rachel Corrie quale chiara violazione del diritto internazionale e dei principi dei diritti umani. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché venga assicurata giustizia e vengano rispettati i diritti umani, e di combattere la politica dell’immunità con l’applicazione dei principi del diritto internazionale, per impedire che ulteriori violazioni vengano commesse in futuro.

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29 marzo 2011

Boicottare la rappresentazione dell'Aida in Israele.

A partire dai primi giorni del mese di giugno a Masada, sulle rive del Mar Morto, avrà luogo il Masada – Dead Sea and Jerusalem Opera Festival, una manifestazione che vede in programma la rappresentazione dell’Aida di Verdi con la partecipazione di solisti italiani e stranieri.

I solisti italiani invitati sono Marco Berti, Micaela Carosi, Alberto Gazale, Piero Giuliacci, Ambrogio Maestri, Stefano Secco e Carlo Striuli. Sono previsti, inoltre, un concerto dell’orchestra dell’Arena di Verona con la direzione di Giuliano Carella e un concerto di Andrea Bocelli.

Nell’ambito delle iniziative dell’ICACBI – Italian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel, è stata inviata a tutti gli artisti invitati e al Consiglio di Amministrazione della Fondazione Arena di Verona una lettera aperta contenente l’invito a boicottare la manifestazione, invito che verrà esteso successivamente anche agli altri artisti stranieri coinvolti.

Va ricordato che il Festival di Masada si svolgerà ad un anno esatto dal brutale abbordaggio della nave turca Mavi Marmara da parte dei commando israeliani, che ha causato la morte di nove attivisti, alcuni dei quali colpiti alla schiena e uccisi a sangue freddo.

Anche il luogo dell’evento, Masada, è il simbolo della militarizzazione e del fanatismo della società israeliana. A Masada, le reclute dell’esercito israeliano pronunciano il giuramento di fedeltà al grido di “Mai più Masada cadrà”. E Masada 2000 è anche il nome di una organizzazione di seguaci del rabbino Kahane, nota per aver inserito nel web una lista di proscrizione “dedicata” a tutti gli Ebrei che non accettano passivamente e non condividono i crimini e le brutalità dello Stato israeliano, sprezzantemente definiti come “Ebrei che odiano sé stessi”, la cd. “S.H.I.T. list”.

E, dunque, un’opera coloniale, l’Aida, in uno stato coloniale sullo sfondo di Masada, un mito sfruttato per costruire l’identità nazionale israeliana: una ragione in più per non essere coinvolti in questa operazione.

Anche il mondo artistico dovrebbe stare dalla parte dei Palestinesi: se non ora, quando?

Per approfondire:

ICACBI Italian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel

ISM- Italia


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26 febbraio 2011

Assemblea pubblica a Roma: "Agire contro il sionismo"


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13 gennaio 2011

Il film RACHEL ora in distribuzione anche in Italia.



Tutti conoscono la storia di Rachel Corrie, la giovane attivista americana morta a Rafah (Striscia di Gaza) il 16 marzo del 2003 a soli 23 anni, travolta e schiacciata da un bulldozer dell'esercito israeliano mentre tentava di impedire la demolizione di alcune case palestinesi.

La sua tragica vicenda torna ora in certo qual modo d'attualità, anzitutto perchè, come è noto, Rachel Corrie era il nome di una delle navi componenti la Gaza Freedom Flotilla, attaccata dalla marina israeliana lo scorso mese di maggio.

Ma anche perchè - e questo è meno noto a causa della "autocensura" dei media italiani per tutto quanto riguarda i misfatti di Israele - proprio in questi mesi si va disvelando la mancanza di trasparenza nelle indagini e nel processo in corso in Israele per la morte di Rachel, culminata nell'impossibilità per i genitori della giovane americana non solo di avere giustizia, ma persino di poter guardare in faccia il conducente del bulldozer (l'assassino?) che ha causato la morte della figlia o di conoscerne almeno il nome.

Di questo prode soldato israeliano, infatti, sono note soltanto le iniziali, Y.P., ovviamente per motivi di sicurezza, sostengono le autorità israeliane, ovvero, a scelta, per l'omertà mafiosa che lo stato di Israele garantisce ai suoi soldati, anche quando uccidono un'attivista 23enne o liquidano con un colpo alla testa una scolaretta palestinese di 13 anni.

Il film Rachel, della regista franco-israeliana Simone Bitton, ricostruisce i drammatici fatti di quel giorno, mostrando per la prima volta le foto scattate dai compagni di Rachel e i filmati delle telecamere di sorveglianza, e dando la parola a tutti i protagonisti della vicenda, nel tentativo di far scaturire la verità da versioni contradditorie tra loro.

Non si tratta, tuttavia, solo di un tentativo di individuare i responsabili della morte della Corrie, problema che la polizia militare israeliana ha liquidato molto in fretta e rispetto al quale il governo americano non ha mai preteso chiarimenti, ma anche e soprattutto di una commovente riflessione sulla giovinezza e sull'idealismo.

Il film, in realtà del 2008, è ora disponibile anche in Italia (in copie video sottotitolate) per proiezioni pubbliche, non solo in sale cinematografiche ma anche presso associazioni, scuole, università ed istituzioni culturali pubbliche e private.

A garantire la distribuzione del film è CineAgenzia, in collaborazione con la francese Umedia. Per maggiori informazioni su Rachel, il trailer e altri materiali basta visitare il sito di CineAgenzia, dove è presente anche un link relativo a testi e informazioni sulla vita (e la tragica morte) della giovane attivista americana.

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15 dicembre 2010

Tre libri da regalare.

Si avvicina Natale, e a mio parere non c'è regalo migliore da fare di un libro, magari per aiutare a comprendere qualcosa di più dell'attuale situazione mediorientale.

Boicottare Israele: una pratica non violenta di Diana Carminati e Alfredo Tradardi, DeriveApprodi 2009, prezzo di copertina 10 euro

L'Iran e la bomba – I futuri assetti del Medio Oriente e la competizione globale di Giorgio S. Frankel, DeriveApprodi 2010, prezzo di copertina 12 euro

Sposata a un altro uomo – Per uno Stato laico e democratico nella Palestina storica di Ghada Karmi, DeriveApprodi 2010, prezzo di copertina 20 euro

All'indirizzo http://www.ism-italia.org/2010/12/libri-da-regalarsi-eo-da-regalare/ potete leggere le schede relative. Il primo libro sta per essere pubblicato anche in tedesco.

Come mai questi tre libri non hanno meritato nemmeno una recensione su quotidiani o riviste nazionali? Forse perché raccontano verità scomode?

Potete farvi una idea più precisa andando nella vostra libreria preferita, acquistandoli e leggendoli. Al termine potete anche inviare un vostro parere a info@ism-italia.org.

Se invece ne volete fare oggetto di un regalo natalizio ai/alle vostri/e amici/che ne potete acquistare alcuni al 50% del prezzo di copertina per un totale minimo di 30 euro + 5,5 euro di spese di spedizione.

Basta effettuare un bonifico alla casa editrice DeriveApprodi, Bancaintesa, IT18O0306903227100000011321 e inviare all'indirizzo info@deriveapprodi.org una email indicando le quantità richieste, il vostro indirizzo e un numero di cellulare per facilitare i contatti con lo spedizioniere. L'ordine deve arrivare entro il 17 dicembre perché la spedizione avvenga prima di Natale.

Un esempio: acquisto di 2 copie dei tre volumi: al prezzo di copertina 2x10+2x12+2x20=84 euro
sconto del 50% 42 euro +5,5 di spese di spedizione = 47,5 euro (prezzo medio per volume circa 8 euro).

Buona lettura,
ISM-Italia

p.s. All'indirizzo http://www.ism-italia.org/2010/12/libri-da-regalarsi-eo-da-regalare/ potete trovare anche un elenco di 12 libri, compresi i tre precedentemente suggeriti, utili per una comprensione critica della situazione in Medio Oriente.

Palestina News - voce di ISM (International Solidarity Movement) Italia http://www.ism-italia.org/

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8 novembre 2010

Per uno stato unico, laico e democratico nella Palestina storica.

Ciclo di seminari e di incontri con Ghada Karmi e Kevin Ovenden a Torino, Ivrea, Milano, Varese, Trieste, Cagliari, Napoli, Roma e Pisa
dal 13 al 20 novembre 2010

www.ism-italia.org – info@ism-italia.org

Questo ciclo di seminari e di incontri, promosso da ISM-Italia e da Viva Palestina Italia in collaborazione con altre associazioni, segna il completamento di un ciclo di lavoro iniziato con il seminario La dimensione della parola condivisa – Quale futuro per Palestina/Israele?, Biella 12/13 maggio 2006. In quella occasione Ilan Pappé ebbe ad anticipare i contenuti del suo saggio La pulizia etnica della Palestina, edito in Gran Bretagna nell’ottobre del 2006 e in Italia nell’aprile 2008, e Omar Barghouti ebbe a introdurre i temi dell’appello al boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) lanciato dalla società civile palestinese il 9 luglio 2005, preceduto nel 2004 da quello per il boicottaggio accademico e culturale di Israele.

Ne sono derivate due delle principali linee di attività di ISM-Italia: la promozione della campagna BDS e l’impegno per la pubblicazione o per la promozione di strumenti critici sulla vicenda mediorientale.

La traduzione del saggio di Ilan Pappé e la presentazione di altri testi, come Distruggere la Palestina – La politica israeliana dopo il 1948 di Tanya Reinhart, Tropea 2004, La fine della soluzione dei due stati, curato da Jamil Hilal, Jaca Book 2007 e la promozione della pubblicazione di Politica (Poesie scelte 1997-2008) di Aharon Shabtai, Multimedia 2008 e de Il nuovo filosemitismo europeo e il “campo della pace” in Israele di Yitzhak Laor, Le Nuove Muse 2008, ne sono stati alcuni passaggi.

La pubblicazione, da parte della casa editrice DeriveApprodi, del saggio di Ghada Karmi Sposata a un altro uomo – Per uno Stato laico e democratico nella Palestina storica, riempie un vuoto nella pubblicistica italiana e permette, caduta la soluzione due popoli – due stati, di analizzare, in termini nuovi, una possibile soluzione della questione palestinese, la one-state solution, nel segno della giustizia e del rispetto dei diritti umani.

Centrale e irrinunciabile rimane il diritto al ritorno dei profughi, come riconoscimento da parte di Israele e del mondo occidentale del crimine commesso contro il popolo palestinese nel ‘47 – ‘48, crimine che continua in Cisgiordania, mentre nella Striscia di Gaza è in corso un genocidio.

Anche questo saggio è stato tradotto a cura di ISM-Italia.

A DeriveApprodi si deve anche nel 2009 la pubblicazione di Boicottare Israele: una pratica non violenta di Diana Carminati e Alfredo Tradardi, in corso di pubblicazione anche in tedesco, e nel 2010 de L’Iran e la bomba di Giorgio Frankel.

Agli incontri di Napoli, Roma e Pisa parteciperà anche Kevin Ovenden, leader del Convoglio VivaPalestina5, partito da Londra il 18 settembre ed entrato nella Striscia di Gaza il 21 ottobre insieme agli altri due convogli provenienti dal Qatar e dal Marocco.

Il Convoglio VivaPalestina5 è stata la prima risposta internazionale (30 le delegazioni presenti, 380 i partecipanti, circa 140 i veicoli) all’attacco omicida israeliano contro la Mavi Marmara nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2010.

A questo convoglio ha partecipato, organizzata da ISM-Italia e da Viva Palestina Italia, una delegazione italiana con sei veicoli, tra i quali una ambulanza e una auto medica, e 14 attivisti.

Sarà l’occasione per fare un esame politico di questa iniziativa e dei convogli e delle flottiglie a venire.

Un ringraziamento particolare ai relatori e alle relatrici e a quanti/e hanno collaborato alla organizzazione di questo ciclo di incontri.

ISM-Italia Viva Palestina Italia

Torino, sabato 13 novembre 2010 ore 9,30
Centro Culturale Italo-Arabo Dar Al Hikma in via Fiochetto 15

Programma del seminario
09.30 – 10.00 Registrazione

Sessione 1
10.00– 10-10 Welcome
10.10 – 10.30 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
10.30 – 11.30 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
11.30 – 13.00 Dibattito

Sessione 2
14.00 – 14.30 Il metodo di oppressione, repressione e di supremazia sionista, Giorgio Frankel
14.30 – 15.00 Il ruolo dell’arte in questi temi oscuri, Piero Gilardi
15.00 – 15.20 Il significato politico del convoglio VivaPalestina5 Alfredo Tradardi
15.20 – 16.00 Dibattito

Ivrea, sabato 13 novembre 2010 ore 20.30
Sala Santa Marta in piazza Santa Marta
in collaborazione con Varieventuali

Programma dell’assemblea
20.30 – 20.40 Welcome
20.40 – 21.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
21.00 – 21.40 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
21.40 – 22.00 Dibattito
22.00 – 22.30 L’Unione Europea e Israele, Gianni Vattimo
22.30 – 23.00 Il significato politico del convoglio VivaPalestina5, Alfredo Tradardi
23.00 – 23.30 Dibattito

Milano, lunedì 15 novembre 2010 ore 15.30
Centro Concetto Marchesi in via Spallanzani 6
in collaborazione con la Rete milanese per il BDS

Programma del seminario
15.30 – 16.00 Registrazione

Sessione 1
16.00 – 16-10 Welcome
16.10 – 16.30 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
16.30 – 17.15 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
17.15 – 17.30 Dibattito

Sessione 2
17.30 – 17.50 Il rapporto Goldstone, Pietro Beretta e Gianfranca Scutari
17.50 – 18.10 Il significato politico del convoglio VivaPalestina5, Alfredo Tradardi
18.10 – 19.00 Dibattito

Varese, lunedì 15 novembre 2010 ore 21.00
Istituto Traduttori e Interpreti in via Cavour 30
in collaborazione con il Comitato Varesino per la Palestina

Programma dell’assemblea
21.00 – 21.10 Welcome
21.10 – 21.30 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
21.30 – 22.30 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
22.30 – 23.00 Dibattito
23.00 – 23.20 Il significato politico del convoglio VivaPalestina5, Alfredo Tradardi
23.20 – 23.45 Dibattito

Trieste, martedì 16 novembre 2010 ore 18.00
Università di Trieste, Aula Magna in via Baciocchi
in collaborazione con il Centro Universitario Studi e Ricerche per la Pace e Salaam Ragazzi dell’Olivo Comitato di Trieste

Incontro-dibattito
Interventi di Diana Carminati e Ghada Karmi
Dibattito

Cagliari, mercoledì 17 novembre 2010 ore 16.30
Università di Cagliari-Facoltà di Scienze Politiche in via San Giorgio 12
in collaborazione con l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina

Programma dell’assemblea
16.30 – 16.40 Welcome
16.40 – 17.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Wasim Dahmash
17.00 – 18.00 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
18.00 – 18.30 Dibattito

Cagliari, mercoledì 17 novembre 2010 ore 18.30
al Manàmanà di piazza Savoia
in collaborazione con il Circolo dei Lettori di Cagliari

Programma dell’incontro-dibattito
18.30 – 18.40 Welcome
18.40 – 19.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Wasim Dahmash
19.00 – 20.00 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
20.00 – 20.30 Dibattito

Napoli, giovedì 18 novembre 2010 ore 16.00
Università L’Orientale Palazzo Giusti in Largo San Giovanni Maggiore
in collaborazione con il Comitato Campano di Solidarietà con il Popolo Palestinese
e il Collettivo Autorganizzato Universitario (CAU)

Programma del seminario
16-00 – 16-30 Registrazione

Sessione 1
16.30 – 16.40 Welcome
16.40 – 17.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
17.00 – 18.00 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
18.00 – 18.30 Dibattito

Sessione 2
18.30 – 19.00 La natura coloniale del sionismo, Iain Chambers
19.00 – 19.30 Agire contro il sionismo, Kevin Ovenden
19.30 – 20.00 Dibattito

Roma, venerdì 19 novembre 2010 ore 10.00
Hotel Massimo d’Azeglio in via Cavour 18 (presso la stazione Termini)
in collaborazione con DeriveApprodi

Programma del seminario
10.00 – 10.30 Registrazione

Sessione 1
10.30 – 10.40 Welcome
10.40 – 11.00 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Biancamaria Scarcia
11.00 – 12.00 Per uno Stato, unico laico, e democratico nella Palestina storica, Ghada Karmi
12.00 – 13.00 Dibattito

Sessione 2
14.00 – 15.00 Agire contro Israele, Kevin Ovenden
15.00 – 15.30 Sionismo: un tabù depassé, Sergio Cararo
15.30 – 16.00 Il boicottaggio accademico e culturale di Israele, Diana Carminati
16.00 – 16.30 G Awad, psicoanalista palestinese: note sulla crisi del mondo arabo, Flavia Donati
16.30 – 17.30

Interventi programmati: La fabbrica del falso: il caso israeliano, Vladimiro Giacchè

Pisa, sabato 20 novembre 2010 ore 16.00
Facoltà di Lettere Palazzo Ricci in via del Collegio Ricci n. 10
in collaborazione con il Collettivo Autonomo Universitario di Pisa

Programma del seminario
16.00 – 16.10 Welcome
16.10 – 16.30 Presentazione del saggio di Ghada Karmi, Diana Carminati
16.30 – 17.20 Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica, Ghada Karmi
17.20 – 17.40 Dibattito
17.40 – 18.20 Agire contro Israele, Kevin Ovenden
18.20 – 19.00 Interventi programmati
19.00 – 19.30 Dibattito

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11 ottobre 2010

Aggiornamento sul convoglio VivaPalestina5.

Chi ha avuto l’occasione di visitare la Palestina occupata conosce bene la tecnica dei check-point israeliani, quelli fissi e quelli mobili: una tecnica per controllare, umiliare, infliggere illegali punizioni collettive, fiaccare la resistenza della popolazione civile palestinese. Una tecnica che si è evoluta in forme sempre più sofisticate e disumane. Il check-point di Kalandia tra Gerusalemme e Ramallah, alcuni anni fa manteneva ancora qualche cosa di umano: la possibilità almeno di vedere in faccia l’oppressore; ora è stato aggiornato in un dispositivo tutto automatizzato e completamente anonimo che tratta i palestinesi come fossero dei sub-humans.

Dell’oppressore si possono ascoltare solo gli ordini.

Anche l’Egitto evidentemente si sta esercitando nella tecnica del check-.point con il convoglio VivaPalestina. Se è vero che la trattativa di Damasco si è conclusa con un accordo in cui il prezzo da pagare è stata la rinuncia di Galloway a entrare in Gaza, ora il governo egiziano continua a giocare sui tempi e sui modi dell’ingresso, sperando forse di fiaccare la resistenza dei 380 attivisti accampati nel campo profughi di Lattakya. Miserabili ritorsioni e intimidazioni da parte di un governo e di un potere che è avviato irrimediabilmente verso il tramonto. Ma non per questo si tratta di comportamenti tollerabili. Kevin Ovenden, direttore del convoglio, nella press conference di sabato 9, di fronte ai media mediorientali e internazionali, ha mostrato campioni delle armi di distruzione di massa di cui è dotato il convoglio: carte, penne, album da disegno, zainetti per gli studenti, medicinali, carrozzine per disabili e via enumerando. Evidentemente il governo egiziano non si rende conto del ridicolo di cui si rende responsabile. Ma non per questo tale atteggiamento è tollerabile e da parte del Convoglio parte l’invito di rivolgere proteste e pressioni ai governi, ai ministeri degli esteri e alle ambasciate dei 27 paesi partecipanti, affinché tale comportamento abbia immediatamente fine e il convoglio, fermo e in un certo senso sequestrato nel porto di Lattakya, possa partire per El Arish e da lì, senza ulteriori ostacoli, entrare a Gaza.

Press conferente di domenica 10 ottobre, ore 18: Kevin Ovenden fa il punto della situazione, annuncia che alle 11 di lunedì un gruppo di 30 veicoli algerini si sposterà dal campo profughi direttamente al porto di Lattakya , come forma di protesta e di pressione nei confronti delle autorità egiziane. Il convoglio ha già ottemperato a tutte le condizioni poste dai funzionari egiziani e sono stati forniti tutti i dati richiesti su attivisti, veicoli e aiuti; ma l’atteso via libera alla partenza ancora non arriva. In nessuno dei precedenti convogli le richieste egiziane erano state così assurde e particolareggiate.

Nella serata di domenica 10, tutte le nazioni presenti partecipano a un concerto-happening. Il gruppo italiano propone prima la lettura di un estratto da Stato d’Assedio di Mahmoud Darwish e poi si produce in una applauditissima esecuzione di Bella ciao, un simbolico collegamento fra la resistenza palestinese e la resistenza italiana nella lotta al nazifascismo.

Ism italia
Lunedì 11 ottobre 2010

Palestina News - voce di ISM (International Solidarity Movement) Italia http://www.ism-italia.org

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17 settembre 2010

Rompere l'assedio di Gaza: un dovere morale, un dovere politico.

All'indirizzo http://www.ism-italia.org/2010/08/per-rompere-assedio-della-striscia-di-gaza/ è possibile leggere l'appello “Per rompere l'assedio di Gaza” e l'elenco, ancora provvisorio, delle adesioni.

Un ringraziamento denso a quanti/e hanno voluto condividere questa iniziativa, aderendo all'appello e consentendoci con il loro contributo economico di partecipare con 6 veicoli, tra i quali una ambulanza. 15 saranno i conducenti. Oltre 4.000 i km.

Una espressione di gratitudine intensa va a tutti i gruppi che, nelle varie regioni, si sono dedicati con intelligenza, passione e umanità a organizzare la partecipazione italiana al convoglio per Gaza. Ci è stato chiesto, all'inizio della settimana da Gaza, di arrivare anche con una auto-medica, una vettura usualmente utilizzata dalle guardie mediche per arrivare il più rapidamente possibile presso un malato o presso un ferito. Un problema non semplice.

Il prezzo di una auto-medica attrezzata usata si aggira sui 10.000 euro. Sia per completare il carico di aiuti dei cinque furgoni che si uniranno all'ambulanza, sia per tentare di arrivare anche con una auto-medica, chiediamo a tutte/i, o almeno a quanti/e non hanno ancora raccolto il nostro invito a considerare il significato, umano e politico di una loro adesione e di un loro contributo.

La crisi morale, culturale e politica, ma anche economica, della società italiana e di quella occidentale, rende tutto più difficile. Ma si potrà uscirne solo attraverso una difesa strenua della dignità e dei diritti dell'uomo ovunque siano violati.

Il convoglio partirà da Londra, come previsto, il 18 settembre, arriverà a Torino il 21 settembre, in tarda mattinata, e proseguirà la sera per Milano. Il 22 settembre si tratterà a Milano per proseguire il 23 verso Ancona dove con un ferry si passerà in Grecia, per proseguire verso la Turchia, la Siria, l'Egitto e la Striscia di Gaza.

ISM-Italia e Viva Palestina ItaliaTorino, 15 settembre 2010

IBAN NAZIONALE DEL CONVOGLIO
IBAN IT95A0623012700000036047505
Ass. Coordinamento Pace e Solidarietà ONLUS
via Caduti d’Africa 5 – 43100 Parma
Cariparma, via Università 1/a, Parma

L'ass coordinamento Pace e Solidarietà è una ONLUS che ha aderito all'iniziativa del convoglio. Indicare nella causale del versamento “Convoglio per Gaza e città di residenza”. L'indicazione della città di residenza permette di assegnare le somme versate alle regioni di competenza. Questa associazione, se richiesto, può anche emettere una ricevuta valida ai fini delle detrazioni previste dalla denuncia dei redditi. Le persone interessate devono indicare nella causale anche indirizzo e P.IVA/Cod. Fisc.

“Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”

ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell’ISM. L’International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta. Fondato da un piccolo gruppo di attivisti nel 2001, ISM ha l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare assicurando al popolo palestinese la protezione internazionale e una voce con la quale resistere in modo non-violento alla schiacciante forza militare israeliana di occupazione.

Palestina News - voce di ISM (International Solidarity Movement) Italia http://www.ism-italia.org info@ism-italia.org

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8 luglio 2010

Kevin Ovenden in Italia per presentare la nuova iniziativa di Viva Palestina UK.

Il 12 settembre 2010 due convogli - uno via terra e l'altro via mare - partiranno dalla Gran Bretagna diretti verso la Striscia di Gaza.

Viva Palestina, il comitato internazionale per rompere l'assedio di Gaza, e ogni altra organizzazione che vorrà unirsi alle condizioni che verranno definite, parteciperanno all'organizzazione dei due convogli.

Il convoglio via terra partirà da Londra e viaggerà attraverso la Francia, l'Italia, la Grecia, la Turchia, la Siria e l'Egitto per entrare a Gaza dal valico di Rafah. Al convoglio si potranno unire veicoli e attivisti in ogni paese attraversato; due le tappe previste in Italia, di massima una a Genova e una ad Ancona. L'obiettivo è di entrare a Gaza con 500 veicoli.

Il convoglio via mare viaggerà nel Mediterraneo, fermandosi in vari porti, per unirsi a navi di attivisti, a navi cargo e a volontari di ogni paese. L'obiettivo è di arrivare a Gaza con 60 navi.

L'obiettivo è di arrivare a Gaza con i due convogli contemporaneamente.

ISM-Italia propone di partecipare con una nave di attivisti dall’Italia e con almeno un veicolo da ogni provincia italiana o almeno da ogni regione.

Gli attivisti e le organizzazioni di solidarietà italiane possono:
contribuire a organizzare la nave dall’Italia
chiedere di salire sulle navi o sui veicoli provenienti dalla Gran Bretagna e da altri paesi
organizzare un veicolo per unirsi al convoglio via terra.

Nei prossimi giorni saranno definiti tutti i dettagli organizzativi. Intanto invitiamo gli/le attivisti/e interessati/e a compilare il modulo di pre-adesione all’indirizzo:
http://www.ism-italia.org/2010/06/viva-palestina-italia/

Sarà richiesto di confermare le pre-adesioni dopo la definizione dei dettagli organizzativi, conferma delle date di partenza, durata prevista dei convogli, costi, etc.

L’idea del Free Gaza Movement di arrivare da Cipro a Gaza via mare ha dato il via a una serie di iniziative con alcune navi, e alcuni convogli via terra, che hanno successivamente raggiunto Gaza, iniziative che hanno portato alla costituzione di vere e proprie brigate internazionali di attivisti, provenienti da numerosi paesi.

I progetti in corso o in preparazione tendono a rafforzare questa tendenza con l’aumento esponenziale degli attivisti coinvolti.

Questo può anche essere il momento in cui, seguendo Mahmoud Darwish, coltivare la speranza assume la dimensione di una utopia concreta.

Può essere il momento in cui i processi storici in Palestina, in Afghanistan e in Iraq, possono avere una accelerazione inattesa.

Kevin Ovenden, insieme a George Galloway uno dei leader di Viva Palestina UK, era a bordo della Mavi Marmara, la nave turca attaccata dalla marina israeliana in acque internazionali, con nove morti e numerosi feriti tra gli attivisti della ong turca IHH.

Ovenden sarà nei prossimi giorni in Italia per presentare i prossimi convogli di Viva Palestina diretti nella Striscia di Gaza, gli appuntamenti sono i seguenti:

Roma 9 luglio 2010 ore 18 30 assemblea pubblica sulla prossima flottiglia di Viva Palestina
presso la Casa delle Culture in via San Crisogono 45 Trastevere

ISM-Italia, luglio 2010

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23 giugno 2010

Per un network europeo antisionista.

Qui di seguito propongo alcuni paragrafi dell’interessante documento programmatico, tratto dalla mailing list di ISM-Italia, sulla necessità di creare un vero e proprio network antisionista europeo che coordini gli sforzi di solidarietà in favore del popolo palestinese su pochi ma significativi obiettivi, con particolare riferimento alle campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

L’intero documento è scaricabile qui.

7. Qualche punto fermo per ISM-Italia

ISM-Italia ritiene che la discriminante antisionista è una conditio sine qua non, alla quale non si può rinunciare per inseguire un attivismo o un iperattivismo senza principi.

Il sionismo è responsabile del politicidio, del sociocidio, del memoricidio e del genocidio dei palestinesi.

Antisionismo significa sostenere che lo Stato di Israele è l’ultima impresa coloniale di insediamento, che non esiste un diritto di esistenza dello Stato di Israele come Stato ebraico e che l’unica soluzione possibile è quella di una decolonizzazione etica.

ISM-Italia ritiene anche, sulla base di quanto sostengono intellettuali palestinesi come Ali Abuminah, Omar Barghouti, Joseph Massad, Saree Makdisi e altri, che i vertici dell’ANP costituiscono una cricca di collaborazionisti.

Allo stesso tempo occorre promuovere un rapporto costruttivo, superando gli stereotipi correnti anche nella sinistra (ex), con i movimenti di resistenza islamici. Per dirla con Ilan Pappé: “Solo due movimenti nell’area resistono contro Israele e gli Stati Uniti. Dolorosamente per le persone di sinistra, come me, non sono della “nostra scuola”, ma noi dobbiamo rispettare la loro volontà e la loro tenacia nel resistere all’occupazione e alla colonizzazione. Questi due movimenti sono Hamas e Hezbollah.”

Infine ISM-Italia ribadisce che le campagne BDS, un’altra discriminante fondamentale, sono contro Israele, e risibili appaiono gli sforzi per limitarle ai prodotti delle colonie negli OPT.

Un impegno particolare nei prossimi mesi, per ISM-Italia, sarà l’attivazione della partecipazione di attivisti italiani, sia in Cisgiordania che a Gaza, con la messa a punto del training necessario.

8. Perché ci occupiamo della Palestina

La motivazione di fondo è quella del dovere, morale e politico, di essere dalla parte dei mondi offesi, dalla parte degli oppressi e non degli oppressori, dalla parte degli assassinati e non degli assassini.

La Palestina è poi parte di un Medio Oriente colonizzato e distrutto dalla aggressione politica e militare dell’imperialismo, del neocolonialismo e del neoliberismo ed è la vittima, il capro espiatorio, dei sensi di colpa dell’Europa occidentale, coloniale e razzista.

I paesi occidentali, e l’Italia in modo particolare tra questi, sono complici iperattivi delle politiche sioniste.

La terza motivazione deriva dal fatto che impegnarsi dalla parte dei mondi offesi è un modo per contribuire alla ricostruzione della nostra democrazia. Il degrado morale, culturale e politico della società italiana si aggrava di giorno in giorno. L’ipocrisia, il cinismo, la menzogna e il razzismo attraversano la destra, il centro e la sinistra politica, ma attraversano anche la società nel suo complesso.

Solo un insieme di minoranze etiche si oppongono, con un lavoro quotidiano, ai processi in atto.

9. Per un network europeo antisionista

ISM-Italia ritiene che per superare la crisi dei movimenti di solidarietà con la Palestina, occorre promuovere un network europeo antisionista che porti avanti nella massima chiarezza un insieme coordinato di attività di informazione, formazione, mobilitazione e denuncia politica.

Uno degli obiettivi deve essere quello di costruire in Italia, in collegamento con organizzazioni di altri paesi europei, una struttura articolata sul territorio capace di concentrare su pochi obiettivi le energie disponibili, in modo da riuscire a ottenere qualche risultato politico significativo.

Da parte palestinese sono stati emessi due importanti documenti:
Il primo, l’1 giugno, da parrte del BNC (BDS National Committee), In response to Israel’s attack on the Freedom Flotilla: BNC Calls for Action.

Il secondo, l’8 giugno, da parte del PACBI (Palestinian Campaign for the Academic&Cultural Boycott of Israele), Israel's Freedom Flotilla Massacre underlines the urgency of intensifying BDS.

Le campagne BDS costituiscono allo stesso tempo una risposta all’appello palestinese e uno strumento per costruire questo network.

La preparazione politica e l’organizzazione logistica delle prossime flottiglie è un altro dei momenti di questo processo.

L’idea del Free Gaza Movement di arrivare da Cipro a Gaza, i convogli che hanno successivamente raggiunto Gaza via terra, hanno portato alla costituzione di vere e proprie brigate internazionali di attivisti, provenienti da numerosi paesi.

I progetti in corso o in preparazione tendono a rafforzare questa tendenza con l’aumento esponenziale degli attivisti coinvolti.

Questo può anche essere il momento in cui, seguendo Mahmoud Darwish, coltivare la speranza assume la dimensione di una utopia concreta. Può essere il momento in cui i processi storici in Palestina, in Afghanistan e in Iraq, possono avere una accelerazione inattesa, in positivo e in negativo.

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17 giugno 2010

Assemblea pubblica a Torino: "Il sionismo contro tutti?"

International Solidarity Movement-Italia

Dalla parte dei mondi offesi

Assemblea pubblica sul tema:
IL SIONISMO CONTRO TUTTI?

TORINO, lunedì 21 giugno 2010 ore 20.30
presso il Centro culturale italo-arabo Dar Al Hikma
in via Fiochetto 15 Torino

Interventi:

Diana Carminati –ISM-Italia

Giorgio S. Frankel – giornalista

Alfredo Tradardi - ISM-Italia


Nel corso dell’incontro sarà presentato il saggio di Giorgio S. Frankel L’Iran e la bomba, DeriveApprodi 2010,
http://sites.google.com/site/italyism/05-libri/l-iran-e-la-bomba

Tutti/e sono invitati a partecipare.
info@ism-italia.it

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1 febbraio 2010

A Gaza con il Viva Palestina Convoy.


Oltre alla Gaza Freedom March, di cui abbiamo pubblicato un breve resoconto, l'altra grande iniziativa dell'attivismo pacifista per rompere l'assedio alla Striscia di Gaza è stata costituita dal Viva Palestina Convoy, un convoglio umanitario organizzato da Viva Palestina e animato dal deputato inglese George Galloway, che tra mille difficoltà e traversie è riuscito a portare ai Palestinesi di Gaza medicinali e vario materiale umanitario, e soprattutto la solidarietà della società civile verso una popolazione sottoposta ad una punizione collettiva davvero degna del regime nazista.

Mentre Berlusconi riafferma le attestazioni di stima e di amicizia verso Israele, e ivi si reca in visita portandosi in gita premio ben otto ministri, c'è ancora in Italia e nel mondo chi ha il coraggio e la voglia di denunciare un regime colonialista, brutale e spietato come quello israeliano, non cessa di denunciarne i crimini inauditi, non smette e non smetterà mai di lottare al fianco del popolo palestinese.

3rd International convoy departed on December 6th 2009 and arrived in Gaza January 6th

2010 - MISSION ACCOMPLISHED!
One month, thousands of miles, ten countries, one ship and a four flights later, Viva Palestina has entered the besieged Gaza Strip (da
www.vivapalestina.org).

Questo comunicato stampa è una breve sintesi delle vicende del “Convoy to Gaza” inglese. Ci riserviamo di dare un seguito con una analisi politica più approfondita. Quello che va sottolineato e ribadito è che il successo del Convoy to Gaza è dovuto alla determinazione politica di tutti/e i partecipanti.

Nessuno tra gli organizzatori e tra i partecipanti ha mai messo in dubbio l’obiettivo del convoglio: entrare a Gaza. Questa determinazione ha permesso al convoglio di superare tutte le difficoltà frapposte dal governo egiziano in combutta con quello israeliano.

Abbiamo partecipato, unici italiani, al Viva Palestina Convoy, organizzato da Viva Palestina (VP) (http://www.vivapalestina.org/) e animato dal deputato britannico George Galloway. Il convoglio, partito da Londra il 6 dicembre 2009, ha attraversato Belgio, Germania, Austria, Italia, Grecia, Turchia, Siria, Giordania ed Egitto ed è arrivato, dopo infinite difficoltà, a Gaza la sera del 6 gennaio 2010.

Per quanti/e sono partiti/e da Londra l’odissea è durata un mese! Al convoglio formato in partenza da 350 attivisti/e britannici (molti delle comunità musulmane inglesi) da una delegazione della Malesia, e da 150 automezzi e ambulanze, si sono successivamente uniti un gruppo belga, una forte delegazione turca di circa 90 persone e 60 automezzi e ambulanze e circa 60 giovani di Viva Palesatine US. In totale circa 500 persone e circa 200 automezzi.

Come ISM-Italia, avevamo consegnato in Italia al convoglio, 10.000 euro di medicinali, forniti dalla Cooperazione Internazionale della Regione Piemonte. Abbiamo raggiunto il convoglio a Damasco il 21 dicembre e proseguito per la Giordania, con una straordinaria accoglienza della popolazione nei piccoli paesi attraversati, nelle città, con momenti di incontro con le comunità musulmane locali (ad Amman hanno raggiunto il convoglio anche tre rabbini del gruppo Naturei Karta), con il dono di cibo, acqua e dolci. A Damasco siamo stati ospitati a cura del governo siriano in un moderno complesso turistico alla periferia della città, sia il 21 dic, sia quando siamo passati di nuovo per raggiungere il porto di Lattakia. Ad Aqaba, bloccati dal rifiuto dell’Egitto di poter proseguire nel Sinai, per raggiungere Gaza, ormai a meno di 200 km, il 27 dicembre giorno dell’inizio dell’attacco israeliano del 2008, alcuni alberghi hanno messo a disposizione gratuitamente le loro stanze e offerto cibo a tutti.

L’Egitto, malgrado gli accordi precedentemente sottoscritti con Viva Palestina ha posto tre condizioni:
di arrivare al porto di El Arish
di accettare il permesso di ingresso a Gaza da parte israeliana
di consegnare i materiali all’UNRWA

Queste due ultime condizioni sono state respinte dal convoglio.

Siamo stati comunque costretti a tornare in Siria sino al porto di Lattakia con un ulteriore viaggio di circa 800 km. Qui, dopo lunghe trattative della delegazione di VP, del governo siriano e turco con quello egiziano, tutti i mezzi sono stati fatti salire su una nave turca e le persone divise in 4 gruppi trasferite con voli charter all’aeroporto di El Arish.

Da quel momento infiniti ostacoli e continui nuovi raggiri sono stati posti dalle autorità egiziane: attese lunghissime all’aeroporto di El Arish per la verifica dei documenti, per alcuni gruppi oltre le sei ore, per altri una notte intera senza cibo e acqua, portati poi dalla croce rossa egiziana, senza sufficienti bagni, con l’appello finale per restituire i passaporti, gridati, i nomi, con voci rauche che ricordavano il Raus nazista, sino alla ‘detenzione’ nel compound del porto e all’attacco pianificato da parte della polizia egiziana a sera inoltrata.

La polizia egiziana, giunta in forze (circa 2000 poliziotti) e in assetto antisommossa, con decine di furgoni (della Iveco) nella tarda serata del 5 gennaio, ha iniziato a provocare chi manifestava per la chiusura dei cancelli e per il rifiuto egiziano di far entrare a Gaza alcuni veicoli. Hanno iniziato a lanciare sacchi di sabbia e pietre e successivamente a picchiare e arrestare chiunque fosse sotto tiro. Personalmente siamo stati testimoni dell’arrivo successivo, verso mezzanotte, di circa 200 giovanissimi poliziotti egiziani senza uniforme ma con sacchi di grosse pietre. Il bilancio, il giorno successivo, è stato di 55 feriti e 7 arrestati (fra cui due giovani attivisti del gruppo US Viva Palestina, con cui avevamo condiviso il lungo viaggio e che erano stati con noi poco prima).

E che oltre 500 attivisti filopalestinesi siano stati attaccati con pietre, l’arma della prima intifada palestinese, da la misura del grottesco con il quale si è mossa la polizia egiziana.

Nella tarda mattinata del 6, George Galloway, dopo lunghe e stressanti mediazioni, ha annunciato la liberazione degli arrestati e l’entrata nella striscia di Gaza per tutto il Convoy, tranne 59 veicoli alcuni dei quali con grosse apparecchiature e generatori, che Israele pretendeva passassero per Kerem Shalom. La delegazione turca ha spiegato poi che saranno destinati ai campi profughi palestinesi in Siria e Libano.

L’uscita dal compound e l’arrivo a Rafah hanno occupato tutto il pomeriggio e parte della notte tra il 6 e 7 gennaio. L’entrata nella Striscia di Gaza, con gruppi di palestinesi che offrivano garofani a tutti gli attivisti e attiviste nei veicoli ha ripagato tutti delle fatiche e delle lunghe attese. Uno dei ragazzi del nostro autobus, del US Viva Palestina, picchiato e con la testa fasciata, al suo arrivo ha detto di voler tenere il suo sangue sulla maglietta, come simbolo del sangue di tutti i palestinesi.

Secondo il Palestinian Center for Human Rights a Gaza sono entrate 482 persone e 130 veicoli del convoglio.

Il giorno 7 ci sono state le grandi manifestazioni di consegna dei veicoli e degli aiuti (medicinali innanzitutto, protesi, pacchi di materiale scolastico ecc.), l’incontro con le autorità del governo di Hamas, con un lungo discorso di ringraziamento del premier Haniyeh, che è il primo ministro legittimo dell’ANP e non semplicemente il primo ministro de facto a Gaza, ma anche con molti ragazzi e ragazze, con donne che volevano conoscere personalmente chi era riuscito ad arrivare sino a loro. “Da dove vieni, come ti chiami, perché sei venuto a Gaza?” erano le domande più frequenti durante tutto il giorno. “Vieni a casa mia, ti invito, stai con la mia famiglia”. Era rilevabile, specie fra i più giovani l’ansia di parlare con “chi sta nel mondo di fuori”, un’ansia, talora aggressiva nei giovani uomini, che tradiva il trauma subito non solo nel gennaio 2009, ma negli anni passati, trauma che la popolazione continua a subire, per la chiusura delle comunicazioni con l’esterno e per la paura di un'altra aggressione, “The Second Gaza War”, di cui molti parlano e che già si legge nei giornali israeliani.

All’uscita il giorno dopo (poiché ci erano state “concesse” dal governo egiziano solo 48 ore di permanenza nella Striscia), si aspetta l’apertura del valico per circa 8 ore (ormai è chiaro che gli egiziani non vogliono mostrare la presenza del convoglio agli abitanti del Sinai, perciò si viaggia sempre di notte). Alle 18,30 si aprono i cancelli e si entra in territorio egiziano. Chiusi fra i muri di cemento costruiti da israeliani ed egiziani, pensiamo a come ci si può sentire quando si vive in queste condizioni da anni. Alcuni palestinesi presenti ci informano che nella notte sono state colpite e distrutte case vicino a Khan Younis e uccisi 3 civili, compresa una bambina di pochi mesi. Terminate le procedure, ci fanno entrare negli autobus, contati più volte dai poliziotti; gli autobus vengono chiusi e, scortati da decine di furgoni di polizia, si parte per una lunga notte. Siamo in stato di arresto per essere deportati dall’aeroporto del Cairo come persone non grate. Alcuni autobus si rompono e si fermano nella nebbia e nel freddo del deserto. Si cambia autobus sotto un controllo duro con decine di poliziotti intorno. Spesso non permettono che donne e uomini possano scendere per le loro ‘esigenze primarie’. Lo permettono solo quando si urla. Così ‘deportati’ (se con noi ‘normali’ attivisti è questo il trattamento, possiamo immaginare come trattano i migranti clandestini e i palestinesi), si arriva all’aeroporto del Cairo, dove si aspetta ancora. E’ certamente una “punizione collettiva”, a cui ormai vengono addestrati anche i poliziotti egiziani. Ci tolgono i passaporti. Senza cibo e con scarse toilette. Molti non hanno più il biglietto, alcuni, specie fra i giovani, non possono pagarsene un altro e non possono quindi essere portati nei terminal. Perciò aspettano in ‘detenzione’ in attesa dell’intervento della relativa ambasciata. Via via che ciascuno/a riesce ad avere un volo assicurato, pagando un altro volo, viene portato al gate, dove la polizia ti fa il check-in e praticamente ti spedisce sin dentro l’aereo. Noi riusciamo ad avere un volo a metà pomeriggio del sabato 9 gennaio, altri meno fortunati rimarranno ancora una notte e ripartiranno domenica, sempre in stato di detenzione.

Certo ora è importante fare, insieme a tutti i gruppi di internazionali che hanno fatto queste esperienze, una riflessione politica lucida sulla situazione attuale e sulle strategie nuove da adottare.

L’esperienza che abbiamo avuto partecipando al Convoy è stata in ogni caso, molto positiva. Abbiamo incontrato decine di attivisti/e giovani e meno giovani, di culture e religioni diverse, vivaci, entusiasti, pronti ad ogni faticoso cambiamento di programma, ma decisi nell’essere uniti per arrivare a Gaza. Persone che hanno lavorato molto nei mesi precedenti a livello di comunità e territorio per organizzare il convoglio.

E’ stato anche molto importante l’aver attraversato paesi diversi e aver costruito insieme partecipazione e accoglienza nelle comunità, in particolare quelle musulmane, e ampliato l’informazione per far crescere un senso comune di solidarietà con tutto il popolo palestinese e in particolare con quello della striscia di Gaza, dove, non va dimenticato, è in corso un genocidio.

Diana Carminati e Alfredo Tradardi
ISM-Italia
Torino, 15 gennaio 2010

Si prega chi voglia pubblicare questo comunicato su un sito o distribuirlo alle proprie mailing list di farlo nella sua interezza secondo le regole del copyleft.

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16 dicembre 2009

International Solidarity Movement: iniziative dal 16 al 18 dicembre.

ISM-Italia
Iniziative dal 16 al 18 dicembre 2009

1) Milano, mercoledi 16 dicembre ore 21,00 al CSA Vittoria (via Muratori)

Di ritorno dalla Striscia di Gaza

incontro con Vittorio Arrigoni
testimone dei recenti massacri israeliani a Gaza attivista di Free Gaza Movement
e Alfredo Tradardi
attivista per i diritti umani di International Solidarity Movement - Italia -
indicono: Forum Palestina – ISM-Italia

2) Torino, giovedì 17 dicembre ore 14.00 – 16.00 presso la Facoltà di Scienze Politiche, Aula N via Plana 10

incontro con Vittorio Arrigoni e Diana Carminati
Coordina la Prof.ssa Franca Balsamo

3) Ivrea, giovedì 17 dicembre ore 21 Centro culturale La Serra

incontro con Vittorio Arrigoni e Alfredo Tradardi
a cura di effetto serra e libreria la serra

4) Varese, venerdì 18 dicembre ore 21 la Piramide di piazza De Salvo (Bustecche)

incontro sul rapporto Goldstone, il rapporto ONU sui crimini di Gaza.

Interventi di Diana Carminati, Giorgio S. Frankel e Alfredo Tradardi.
Modera Emad Qaisi, membro della Comunità palestinese di Lombardia.

A cura del Comitato varesino per la Palestina-- Palestina News - voce di ISM (International Solidarity Movement) Italia http://sites.google.com/site/italyism

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13 gennaio 2009

A morte gli amici di Hamas!


Dal blog amico di Miguel Martinez riporto una notizia che, peraltro, già da ore ha messo in allarme molti blogger italiani.

Un sito farneticante ha pubblicato sul web un cortese invito a rendere ogni notizia utile a far fuori gli attivisti dell'International Solidarity Movement (ISM) presenti nella Striscia di Gaza e, tra questi, anche il nostro Vittorio Arrigoni, alias guerrillaradio.

Accanto alla foto di Vittorio, che vedete, si può leggere: "Arrigoni è stato premiato da Hamas con una medaglia e attualmente sta facendo il lavoro di scudo umano per Hamas a Gaza. Forniamo questa foto in modo che l'Idf (l'esercito israeliano, n.d.t.) possa sperabilmente trovarlo e toglierlo di mezzo in modo permanente".

Forse cominciavano a scarseggiare i civili inermi da massacrare a Gaza, e queste brave persone hanno pensato bene di fornire all'esercito israeliano nuovi "terroristi" da eliminare.

I vaneggiamenti di un folle? Forse, o forse no.

Dopo le tante voci indignate per qualche simbolo di Israele bruciato o, nel recente passato, per le "liste di proscrizione" dei docenti ebrei in alcune università italiane, ci si aspetta identica indignazione in Italia per l'istigazione ad assassinare un nostro concittadino.

E ci si aspetta un intervento ed una ferma presa di posizione da parte del nostro ministro degli esteri; sempre che, nel frattempo, non sia andato nuovamente in vacanza...



Chiedono l'indirizzo di un cittadino italiano per ucciderlo

12.1.2009

Ewa Jasiewicz, giovane volontaria polacca dell'International Solidarity Movement (ISM), che ha avuto il coraggio di restare a Gaza per aiutare i feriti.

Il sito sionista Stop the ISM - messo in piedi da un certo Lee Kaplan [1] - ne pubblica la foto con questa spiegazione:

"A picture of Ewa is below. If you know of her exact location, please email us at info@StoptheISM.com so we can target and take her out once and for all."

In alternativa, sempre se volete farla uccidere, potete telefonare direttamente all'esercito israeliano:

"ALERT THE IDF MILITARY TO TARGET ISM

Number to call if you can pinpoint the locations of Hamas with their ISM members with them. From the US call 011-972-2-5839749. From other countries drop the 011."

Il sito presenta anche la foto del cittadino italiano, Vittorio Arrigoni.

Con questa precisazione, sostanzialmente corretta:

"WE DOUBT THE ITALIAN GOVERNMENT WOULD BE OVERLY CONCERNED BY THIS RECIVIDVIST ANARCHIST FOR HAMAS AND THE ISM AND HOPE HE BECOMES A TARGET FOR PERMANENT REMOVAL."

Il sito di Stop the ISM, forse per rendere più chiaro il messaggio, sottolinea come un sostenitore dell'ISM - Riad Hamad, un palestinese residente negli Stati Uniti - che era in lite con David Horowitz di Front Page Magazine, fosse stato trovato morto con le mani legate dietro la schiena.

[1] Lee Kaplan scrive per Front Page Magazine di David Horowitz - molto apprezzato negli ambienti della néoconnarderie italica - e dirige l'ufficio di comunicazioni di qualcosa che si chiama The United America Committee.

P.S. Il signore che invita a uccidere un cittadino italiano si autodefinisce così su Front Page Magazine:

"Lee Kaplan is an undercover investigative journalist and a contributor to Front Page Magazine. He is also a regular columnist for the Israel National News and Canada Free Press and a senior intelligence analyst and communications director for the Northeast Intelligence Network. He heads the organizations Defending America for Knowledge and Action (DAFKA) and Stop the ISM. He has been interviewed on over one hundred nationally and internationally syndicated radio shows and been a guest on Fox Cable TV’s Dayside with Linda Vester and Bill O’Reilly’s The Factor. He is a guest every Tuesday on the Jim Kirkwood Show on Utah's K-Talk Radio am630. He is currently working on a book about America's colleges in the War on Terror and the International Solidarity Movement."

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